Un commento

Juliette, il pm: 7 anni e 6 mesi
per Grammatico, 4 anni e
6 mesi per i cugini Pizzi

Il pm Messina

Dopo 4 ore di requisitoria, il pm Francesco Messina, che rappresenta l’accusa nel processo ‘Juliette’, il locale di via Mantova dove, per la procura, si organizzavano serate di sesso a pagamento con le escort e dove giravano fiumi di cocaina, ha chiesto le condanne per i cinque imputati rimasti nel procedimento.

7 anni e 6 mesi sono stati chiesti per l’ex maresciallo Andrea Grammatico, ex vice comandante della stazione dei carabinieri di Vescovato; 4 anni e 6 mesi per Gianluca Pizzi, titolare del Juliette; stessa pena per il cugino Marco; 3 anni per David Mazzon, ex titolare del Tabù di Vescovato e il minimo della pena per Ilham El Khalloufi, moglie marocchina di Marco Pizzi.

Diverse le accuse contestate agli imputati: i cugini Gianluca e Marco Pizzi sono accusati di aver favorito la prostituzione delle ragazze nel locale e di aver ceduto cocaina ai clienti facoltosi; Grammatico, invece, di aver portato all’interno del Juliette la cocaina, dandola ai cugini Pizzi, che a loro volta la regalavano ai clienti. L’ex militare deve anche rispondere dei reati di falso, calunnia, concussione e tentata concussione. David Mazzon, da parte sua, avrebbe invece ceduto cocaina a diverse persone, tra le quali l’ex maresciallo Grammatico, mentre Ilham El Khalloufi è accusata di aver favorito la prostituzione nel locale.

Nelle sue conclusioni, il pm ha ripercorso un anno di indagini, partendo dalla figura dell’ex maresciallo Grammatico “che viveva il servizio e il numero di arresti come una sorta di competizione nei confronti dei suoi colleghi per ottenere un vantaggio personale”. “Grammatico ha violato una serie di condotte”, ha detto il pm, che ha ricordato alcuni degli episodi che lo vedono imputato di falso ideologico in atto pubblico, tentata concussione, concussione consumata, omissione di atti di ufficio, reati commessi in servizio, arresti illegali, calunnia e rivelazione di segreto d’ufficio. “Non si è fatto mancare niente”.

Contestati anche reati militari: in piena indagine ‘Juliette’, osservati e ascoltati, il 17 marzo del 2015 Grammatico e il suo collega, l’appuntato scelto Massimo Varani, già processato con il rito abbreviato e condannato a tre anni e otto mesi di reclusione, avrebbero dovuto essere in servizio di perlustrazione del territorio dalle 18 a mezzanotte, mentre invece, secondo l’accusa, lo avrebbero solo fatto credere durante i controlli via radio della centrale operativa. In realtà, senza autorizzazione, si sarebbero portati fuori dalla loro giurisdizione, facendo salire sull’auto di servizio Selene, una ballerina di Lap dance con la quale i due si sarebbero intrattenuti a lungo durante l’orario di servizio raggiungendo una zona isolata in aperta campagna cremonese a Gadesco, consumando pasticcini e bevendo spumante. In quella stessa occasione, l’ex vice comandante, “per divertimento”, avrebbe anche reso inservibile parte del suo armamento militare, esplodendo due cartucce calibro 9 parabellum in dotazione personale. Non solo: nel giugno del 2015, mese del suo arresto, l’ex maresciallo, durante una perquisizione nella sua abitazione di Vescovato, era stato trovato in possesso di oggetti di armamento militare, come 17 cartucce calibro 9 e 5 bossoli calibro 9 di proprietà dell’amministrazione militare, senza che fossero muniti del marchio. Per l’accusa, Grammatico li avrebbe cancellati o comunque non avrebbe dimostrato che “tali oggetti hanno legittimamente cessato di appartenere al servizio militare”.

Sulla prostituzione al Juliette, invece, il pm Messina ha sostenuto fosse una “pratica usuale”, come anche dimostrato dalle intercettazioni telefoniche. Dal procedimento, con l’accusa di aver favorito la prostituzione nel locale, sono già usciti il bresciano Matteo Pasotti, 31 anni, ed Emilio Smerghetto, 45 anni, di Crotone, residente a Padenghe sul Garda. Il giudice per l’udienza preliminare Andrea Milesi aveva condannato Pasotti, in passato a Brescia tra i coordinatori del club Forza Silvio, costola di Forza Italia, a due anni e tremila euro di multa, mentre Smerghetto aveva patteggiato una pena di due anni e otto mesi di reclusione. A quest’ultimo erano contestati più episodi rispetto a Pasotti. Per l’accusa, i due, insieme a Gianluca e Marco Pizzi, avevano procurato le ragazze squillo, chiamate nelle intercettazioni ragazze “giuste” o ragazze “sportive” o “da combattimento”. Le giovani, pronte a vendersi con tariffe tra i 400 e i 1.000 euro, erano per la maggioranza italiane. Molte le studentesse universitarie. In particolare, sia a Smerghetto che a Pasotti, la procura contestava di aver favorito la prostituzione di numerose ragazze e di aver assunto il ruolo di intermediari tra le ragazze e i beneficiari delle prestazioni sessuali, organizzando gli incontri, a seconda delle richieste, al Juliette o in altri locali, oppure presso alberghi o motel, accompagnando a volte le giovani sul posto e percependo sempre una percentuale sui compensi.

Per i Pizzi, invece, secondo il pm, il tornaconto era quello di “accontentare i clienti vip, come ad esempio Tommaso Ghirardi, ex presidente del Parma Calcio, che in questo modo erano invogliati a frequentare il locale”. “Un meccanismo collaudato” gestito per lo più da Marco Pizzi, ma del quale Gianluca non era ignaro, “visto che tutti questi fatti interessavano i tavoli più importanti e i clienti più facoltosi che tra l’altro si appartavano nel suo ufficio”. Non solo: il pm ha ricordato quell’episodio nel quale la moglie di Marco Pizzi aveva chiamato una delle ragazze dicendole di andare nell’appartamento di Gianluca perchè lì c’era un cliente che l’avrebbe pagata bene. Sul tavolo c’era della cocaina e Gianluca Pizzi era entrato con una bottiglia di champagne augurando ai due buon divertimento. Per il pm, “una situazione inequivocabile”.

L’avvocato Ugo Carminati

Nel processo, parte civile attraverso l’avvocato Ugo Carminati è Amritpal Singh, 36enne indiano che ha chiesto 30.000 euro di danni a Grammatico, accusato anche di aver effettuato arresti illegali. Lo scorso 30 gennaio l’indiano era stato assolto con formula piena dall’accusa di tentata violenza sessuale nei confronti della cognata di 27 anni. L’episodio risale al 18 aprile del 2015 a Robecco d’Oglio, quando il 36enne era stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale dall’allora vice comandante della compagnia di Vescovato e dall’ex appuntato Varani. A suo tempo l’avvocato Carminati aveva chiesto ed ottenuto dal collegio, presieduto dal giudice Maria Stella Leone con a latere i colleghi Francesco Sora ed Elisa Mombelli, di citare come responsabili civili il ministero della Difesa e quello dell’Interno. Il primo, in quanto l’ex maresciallo, in quel momento, avrebbe agito in qualità di militare in divisa e con la macchina di servizio; il secondo, per il ruolo di agente di pubblica sicurezza che dipende direttamente dal ministero dell’Interno.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • Mirko

    Troppo pochi