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Droga dilagante, allarme di don
Salomoni (Zolla): 'Dipartimento
antidroga svuotato di risorse'

foto di repertorio

Sempre più droga nelle case dei cremonesi: lo dicono i quasi quotidiani sequestri operati da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, per un’attività che non sembra risentire di crisi. La guardia si è abbassata, è il grido d’allarme delle comunità terapeutiche che si sono riunite lo scorso 4 giugno a Bologna nell’incontro nazionale della Fict, la federazione che le rappresenta: secondo i dati del 2015, circa 460 mila persone in Italia hanno avuto bisogno di trattamento terapeutico per una dipendenza, ma solo 140 mila sono stati effettivamente trattati dai servizi e di questi 120 mila usavano eroina come sostanza primaria. Tra gli intervenuti all’incontro, anche don Giuseppe Salomoni, presidente dell’associazione La Zolla di san Felice, che ha ribadito (lo aveva già fatto in un recente convegno) il crescente disinteresse, sia sul piano della progettazione di interventi sia su quello delle risorse, da parte delle istituzioni: “Dai centri Fict – ha detto –  e dagli oltre 10mila operatori e volontari che vi si spendono ogni giorno, parte un forte appello al nuovo Governo perché ponga immediatamente mano, a cominciare dal conferire una delega politica specifica sulle dipendenze e dal rafforzamento del Dipartimento Politiche Antidroga, ormai svuotato di personale e di significato”.

Presso la comunità terapeutica di san Felice, che da poco ha ristrutturato una nuova area della cascina che la ospita, arrivano un centinaio di nuovi tossicodipendenti all’anno e si sta drammaticamente abbassando la loro età: sempre più diciottenni (la comunità non ospita minori), in controtendenza rispetto a quanto stava avvenendo negli ultimi decenni quando a chiedere aiuto erano i giovani degli anni Settanta e Ottanta. E sempre più casi di eroina come consumo primario.

GLI ULTIMI CASI CREMONESI – Solo martedì scorso gli agenti della Questura di Cremona hanno sequestrato 2,5 kg di hashish dall’abitazione di un romeno finito in manette nell’ambito di una più ampia indagine della polizia milanese che ha portato allo smantellamento di una banda dedita al traffico di droga e al sequestro di sostanziosi quantitativi di stupefacente. Altro recente intervento, quello di sabato scorso sempre ad opera degli agenti che hanno arrestato un 34enne e sequestrato 5 involucri termosaldati in cellophane contenenti cocaina dal peso di circa 5 grammi. Di un certo rilievo anche l’operazione dei carabinieri dello scorso marzo che ha visto la denuncia di uno studente spacciatore, un 19enne di Pizzighettone che avvicinava gli studenti nei pressi delle scuole tra via Mantova e via Palestro e viale Trento e Trieste. Nella sua casa teneva la droga in una scatola per telefonini e in una di scarpe. Sotto sequestro 150 grammi di hashish suddivisi in un panetto da 100 grammi e 3 grammi di marijuana.

Il caso più clamoroso è però quello della fine di aprile che ha visto l’arresto di un 17enne cremonese, studente di un istituto tecnico, individuato dai carabinieri quale autore di una vasta attività di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo hashish e marijuana, nella sua abitazione di Cremona, che aveva trasformato in luogo di consumo e spaccio per sé e per una vasta rete di amici, accumulando denaro e bullizzando chi pensasse di denunciarlo.

L’ALLARME DELLA FEDERAZIONE COMUNITA’ TERAPEUTICHE  – La FICT, come del resto molte altre realtà del privato sociale, lavora da oltre 10 anni con servizi specifici che mirano a rispondere ai bisogni legati a dipendenze alle quali un sistema ingessato, rimasto alla normativa degli anni 90, non riesce a raggiungere. E così nel 2017, dai dati dell’Osservatorio FICT, nei i Centri della Federazione (di cui fa parte anche La Zolla)  hanno raggiunto oltre 56.547 mila persone con problemi di dipendenza da nuove sostanze di abuso, da farmaci, fino alle dipendenze cosiddette comportamentali, senza sostanza, prima su tutte il gioco d’azzardo. “Purtroppo però – afferma il presidente Fict  Luciano Squillaci – sono servizi che nessuno riconosce, perché la macchina legislativa, nel frattempo, non si è aggiornata al repentino mutamento delle dipendenze”. “Il sistema ufficiale, oggi, spiega Squillaci, riesce a rispondere solo alle dipendenze ‘classiche’, accogliendo una parte minoritaria del fenomeno”.

Non solo, problemi di budget rendono anche difficoltoso il diritto alla cura: i dati del 2016 infatti mostrano come su 143 mila tossicodipendenti in carico presso i Servizi pubblici solo 15.563 hanno la possibilità di accedere alle comunità terapeutiche, ovvero circa l’11%.
Dati che coincidono con le rilevazioni della FICT che ha contato nel 2017 circa 4.900 utenti presi in carico dai propri Centri attraverso i Servizi pubblici, circa il 30% di tutti gli utenti inviati nelle comunità. Numeri senza dubbio alti, rispetto al totale (un terzo delle prese in carico private), ma che rappresentano niente di fronte agli oltre 50mila contatti presi in carico su dipendenze altre.

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