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Approvata legge sui centri
per l'impiego, la protesta: 'Si
privatizza la ricerca di lavoro'

Il Consiglio regionale ha votato questo pomeriggio la modifica della legge regionale sui centri per l’impiego (47 favorevoli, 29 contrari, nessun astenuto) che disciplina la nuova organizzazione dei servizi di modifica sul mercato del lavoro e che interessano anche i Centri per l’Impiego.
Il provvedimento (relatore GianMarco Senna, Lega, Presidente della Commissione Attività Produttive) “punta a ridare un ruolo alle Province nel mercato del lavoro che in questo campo hanno la responsabilità dei procedimenti relativi all’erogazione di politiche attive e dell’anagrafe delle persone disoccupate”, spiega il relatore. Per le spese di funzionamento e di personale dei Centri per l’Impiego in Lombardia è previsto il trasferimento di 92 milioni e 100 mila euro per il triennio 2018/2020. “Con questa riforma – ha poi spiegato Senna – Regione Lombardia salva un’importante funzione delle Province, che con la legge Delrio rischiava di essere completamente cancellata”.  

Del tutto diverso il parere delle opposizioni, in particolare dei consiglieri cremonesi di M5S e Pd, che avevano presentato emendamenti.

“Con la legge in discussione oggi in Consiglio Regionale, la maggioranza vuole depotenziare i centri per l’impiego, svalutarli a vantaggio delle agenzie private”, così il consigliere regionale cremasco del movimento 5 stelle Marco Degli Angeli riassume il senso della manifestazione sindacale organizzata questa mattina a Milano dai dipendenti dei centri per l’Impiego e dei settori Lavoro e Formazione delle province lombarde. Folta anche la partecipazione dei lavoratori cremonesi. La manifestazione era stata annunciata la scorsa settimana fa in Provincia dalla rsu al completo che aveva illustrato nel dettaglio le motivazioni (leggi qui: Centri per l’Impiego, rischio chiusura per Soresina e Casalmaggiore).

Per il M5S, “i Centri per l’Impiego non possono essere  semplici bacheche per annunci di lavoro, ma devono riqualificare soggetti e competere con il mercato delle agenzie private. Quindi devono essere potenziati e ricevere investimenti. Anche perché ricopriranno un ruolo cruciale nell’ottica del Reddito di Cittadinanza.  Ci siamo battuti in aula per questo! Abbiamo presentato 46 emendamenti per evitare una deriva pericolosa. Questa legge rischia vertenze o impugnative che genereranno extra costi per le casse regionali”.

“E’ un progetto di legge affrettato – conclude Degli Angeli – che darà risultati molto approssimativi. Poteva essere l’occasione per rilanciare seriamente i centri per l’impiego, l’offerta di servizi ai disoccupati e limitare il business dei privati nel mercato del lavoro. La DID e il patto di servizio devono essere gestiti dal pubblico perché non si crei disparità tra disoccupati di serie A, facilmente ricollocabili e più appetibili per il privato, e disoccupati di serie B. La Lombardia, con questo pdl, ha scelto anche, a differenza di tutte le altre regioni, di non assorbire il personale dei centri per l’impiego e di non dare risorse sufficienti per garantire il funzionamento dei centri e servizi di qualità”.

Anche il Pd aveva presentato emendamenti per incrementare decisamente le risorse e per garantire che la presa in carico dei cittadini disoccupati venisse fatta in via esclusiva dal pubblico, a differenza di quanto avviene oggi. Il voto contrario della maggioranza, insieme alla mancata regionalizzazione dei dipendenti, ha portato al voto negativo del PD.

“Una legge che contraddice la legge nazionale, a forte rischio di impugnativa da parte del governo giallo-verde – spiega per il PD Matteo Piloni – mettendo a rischio di paralisi il sistema. Soprattutto, è una legge che indebolisce ulteriormente i centri per l’impiego, che peraltro è il contrario di quanto sta scritto nel contratto di governo tra Salvini e Di Maio. Il problema è che i cittadini non avranno la risposta che cercano nei momenti di difficoltà lavorativa, perché i centri per l’impiego, che sono il punto di approdo per chi cerca di entrare o rientrare nel mondo del lavoro, non avranno le risorse né economiche né strumentali per espletare al meglio un compito così delicato. Abbiamo atteso invano che l’assessore rispondesse alle nostre obiezioni ma non abbiamo avuto risposte, né dalla giunta, né dal centrodestra. Questa legge è un pasticcio che si poteva evitare”.

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