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Fusione Castelleone Fiesco,
le ragioni del 'no':
'Non vogliamo suicidarci'

Non si tratta di campanilismo, ma di democrazia. Così il Comitato No Fusione – Fiesco Comune presenta il referendum di domenica 1 luglio. “Non tutte le fusioni sono uguali – precisa Erminio Zanenga, portavoce del Comitato – e questa la troviamo incomprensibile: è molto peculiare e dietro ci sono ragioni precise”. Un gruppo di cittadini politicamente trasversale, dunque, uniti solo dall’avere a cuore le sorti del proprio paese.

Non convincono le garanzie fornite dal sindaco Giuseppe Piacentini e dal suo omologo di Castelleone Pietro Fiori, entrambi schierati a sostegno del Sì alla fusione. “Sono deboli – attacca Zanenga – anche perché l’accordo non è affatto blindato, ma si può cambiare all’unanimità in qualsiasi momento. La figura del prosindaco è del tutto priva di poteri esecutivi per il nostro territorio, lo stesso varrà per il municipio che di facciata sarebbe mantenuto, per essere trasformato in uno sportello aperto al pubblico”.

Anche i soldi sul piatto (1,2 milioni di euro, di cui un terzo promessi a Fiesco) sono tutt’altro che certi. Si tratta di fondi stanziati, ma non garantiti e che sono calcolati sulla base dell’attuale numero di fusioni: all’aumentare dei nuovi comuni unificati, inevitabilmente diminuirebbero le risorse. Il dato economico, in ogni caso, non è ritenuto dirimente. Fiesco, sottolinea sempre Zanenga, è infatti un comune sano, con un alto rapporto aziende/famiglie, con una zona industriale florida. “Abbiamo – prosegue il portavoce – un avanzo di bilancio di 700mila euro, ciò significa 70mila euro da poter spendere senza alcun vincolo”. Un tesoretto ingente che, nella visione anti fusione, potrebbe essere integrato dalla partecipazione a bandi ad hoc, chiaramente attraverso la presentazione di progetti concreti che servano “davvero alle persone”.

Senza contare che diventare “la quarta città della provincia stravolgerebbe la vita del paese e i rapporti con l’Amministrazione”: “Non vogliamo che i fieschesi perdano la possibilità di avere una democrazia diretta nel nostro paese, e quindi perdendo la possibilità di decidere in modo efficace, puntuale, libero ed autonomo sulle questioni economiche, gestionali e pratiche del nostro territorio”.

Infine anche la questione del nome, che potrà essere cancellato già domenica dato che una delle opzioni proposte ai cittadini è “Castelleone” (le altre sono “Castelleone e Fiesco” e “Castelleone-Fiesco”, nda). Una scelta, quella del nome, che verrà determinata dal numero assoluto di voti, sommando cioè quelli raccolti nei due comuni. Zanenga, pur lamentando una presentazione ambigua del quesito per avviare l’iter referendario e chiarendo che si è trattato di un “voto prestabilito” figlio di una volontà politica chiara, conclude auspicando una grande partecipazione alle urne (aperte domenica 1 luglio dalle 9.30 alle 22.00, nda) e rilanciando: “Se prevarrà il ’Sì’ accetteremo il verdetto, se al contrario vinceremo noi non staremo zitti: cercheremo di far arrivare fino a Roma le nostre posizioni perché non si possono invogliare i comuni a suicidarsi”.

Mauro Taino

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