Cronaca
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Sulle vetrine di Nara Camicie le ragioni dell'addio: affitti, viabilità, centri commerciali

Vittorio Principe, presidente Confcommercio

Affitti troppo alti, difficoltà d’accesso al centro storico, concorrenza dei centri commerciali. I tre grandi nemici del commercio di vicinato nel centro storico di Cremona (e non solo) sono all’origine della decisione del titolare di Nara Camicie, attività in franchising, di abbassare definitivamente le serrande. Sulle vetrine del negozio di via Verdi è comparso accanto al cartello di liquidazione per cessata attività, un cartello scritto a mano che queste ragioni le elenca tutte: “Nara ringrazia tutti gli affezionati clienti – si legge – che hanno permesso al negozio di sopravvivere fino ad ora. La chiusura dipende da: 1- affitti troppo alti; 2 – concorrenza sleale centri commerciali; 3 – disagi accessi e viabilità centro storico; 4- accanimento istituzioni, burocrazia e autorità nei confronti dei ‘piccoli imprenditori’, gli unici in grado di mantenere vivo il centro commerciale naturale”.

“Sono le ragioni che ripetiamo da sempre”, afferma Vittorio Principe, presidente di Confcommercio. “Le ultime chiusure  – aveva dichiarato qualche mese fa  – testimoniano in maniera chiara delle difficoltà del centro. La nascita di nuovi poli distributivi, dall’Armaguerra a via Mantova non legittimano a credere in una inversione di tendenza. Soprattutto in assenza di un progetto chiaro di rilancio di Cremona. Torniamo a ripeterlo: come Confcommercio siamo convinti che ci sia un obiettivo comune, anche con la Amministrazione: quello della rigenerazione. Ma occorre poi tradurlo in iniziative condivise, in analisi comuni dei problemi e delle possibili soluzioni.

E’ quello che richiediamo ormai da tempo, consapevoli che non basta l’impegno delle associazioni o delle imprese e serve una partecipazione attiva di tutte le forze anche istituzionali della città, così come è necessaria una rinnovata apertura al dialogo e al confronto. Per confrontarsi occorre partire da analisi concrete ed oggettive. Come quelle sulle chiusure o sul numero di accessi pedonali in centro. Se non li si studia attentamente si rischia di alimentare una strana deriva che, alla fine, produce effetti contrari a quelli che si vorrebbero raggiungere. Come si può conciliare la contrazione delle imprese del centro con l’ampliamento della zona pedonale? Non possiamo pensare di continuare ad usare le vetrine sfitte come gallerie d’arte. Perché oltre all’obiettivo (minimale) di rendere meno evidente il degrado, non aiutano certo il rilancio. Si intervenga, dunque, su arredi urbani, pulizia e decoro, contrasto dell’abusivismo (come invocano le imprese) ma poi si pensi ad un rilancio serio del turismo, ad eventi e mostre importanti, a “fuori salone” che rafforzino il rapporto con l’Ente Fiera e con il suo pubblico internazionale. E, parallelamente, lavoriamo per rendere la città più accessibile nel quotidiano, impegnandoci sui temi della viabilità e della sosta. Prima che sia troppo tardi”. g.biagi

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