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Premio Cremona, 167mila euro
agli organizzatori: in apertura
la 'Crocifissione' di Guttuso

Affidato per 167mila euro alla ditta ‘Contemplazioni’ di Potenza l’incarico di organizzare la mostra sul premio Cremona che aprirà il prossimo autunno al Museo Civico. Il Comune, come si legge nella determina che stabilisce il finanziamento, ha già introitato il contributo di 10mila euro da Regione Lombardia e di 5mila dalla fondazione Banca Popolare. Tra gli altri sponsor, la concessionaria Bossoni (10.300 euro) e il gruppo Lgh (12mila). Il Comune utilizzerà 65mila euro dall’avanzo di amministrazione; la restante parte di finanziamento proverrà da altri contributi privati. La mostra, già annunciata da tempo e che si inquadra nelle iniziative culturali del 2018 con filo conduttore il Novecento, è curata da Vittorio Sgarbi e Rodolfo Bona, e ripercorre la vicenda storica del concorso di pittura voluto da Roberto Farinacci  presso Palazzo dell’Arte nei tre anni che vanno dal 1939 a 1941, con lo scopo di sostenere un’arte celebrativa dei valori e delle imprese del fascismo.

“Nella mostra – si legge nel dispositivo della determina che riprende il progetto – si renderanno evidenti, le ragioni della politica artistica di Farinacci e gli esiti figurativi della rassegna, esponendo una selezione delle opere presentate durante le tre edizioni della stessa, con una scelta dei dipinti utile a comprendere la trasformazione del linguaggio figurativo nella dialettica tra tradizione naturalistica, eredità delle avanguardie e metamorfosi del Novecento. Si cercherà in questo modo di dar conto delle principali linee di tendenza artistica che confluirono nella manifestazione cremonese”.

La mostra, corredata anche da fotografie dell’archivio Fazioli che mostrano le trasformazioni urbanistiche di Cremona negli anni del premio, sarà suddivisa nelle sezioni corrispondenti ai temi fissati per ciascuna annata del concorso: ‘Ascoltazione alla radio di un discorso del Duce’ e ‘Stati d’animo creati dal fascismo’ e poi  ‘La Battaglia del Grano’ e ‘La gioventù del littorio’. Si potranno così rivedere a Cremona opere attualmente sparse tra collezioni private e gallerie d’arte, di artisti tra i quali Luciano Ricchetti, Mario Biazzi, Enrico Felisari, Giuseppe Moroni, Antonio Rizzi, Bruno Amadio, Carlo Acerbi, Carlo Martini, Cesare Maggi, Giuseppe Guarneri, Giuseppe Rambelli, Iginio Sartori, Domenico Mori e molti altri. Una sessantina le opere già rintracciate, oltre ad una sezione di approfondimento dedicata a Pietro Gaudenzi (trittico Il Grano e cartoni del Cielo del castello di Rodi) e un itinerario speciale dedicato ad Antonio Rizzi. Introduce alla mostra il dipinto di Renato Guttuso Crocifissione, del 1941, esposto al contemporaneo premio Bergamo, organizzato negli stessi anni del Cremona da Pietro Bottai in completa antitesi al concorso farinacciano.

Alla ditta Contemplazioni spetteranno gli oneri del progetto scientifico e delle curatele, i costi di produzione, l’assicurazione delle opere, i trasporti, il progetto di allestimento, l’allestimento delle sale, la realizzazione del catalogo, la promozione e la stampa del materiale. Il Comune provvederà invece a biglietteria e bookshop, custodia e vigilanza sale, pulizia delle sale, eventuali restauri. Le entrate saranno tutte di competenza del Comune di Cremona. La società individuata dovrà presentare al Comune un piano di promozione e comunicazione e il progetto di allestimento, che saranno oggetto di valutazione ed approvazione da parte dell’amministrazione comunale. g.biagi

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Commenti
  • Libero

    Sgarbi esperto d’arte dal Medioevo al contemporaneo, mai visto nessuno come lui, mai visto un curatore che fa il parlamentare, l’assessore, il commentatore tv, lo scrittore e via dicendo… ma questo avrà tempo per andare in bagno? A si certo pubblica pure le sue foto e i suoi video nudo sul cesso di casa.

  • ciclo-pe

    Peccato non poterla realizzare nelle sale del
    Palazzo dell’Arte dell’arch. Carlo Cocchia che, nelle intenzioni del regime farinacciano,
    doveva ospitare anche il Premio Cremona
    per propagandare l’arte di matrice
    novecentista esaltatrice del regime. I lavori iniziati nel ’42 terminarono solo
    nel ’46 e non se ne fece nulla. Il Palazzo dell’Arte venne realizzato
    sull’imbarazzante vuoto che le demolizioni di piazza Marconi avevano creato per
    la realizzazione del mercato scoperto e
    coperto al posto della chiesa e convento di Sant’ Angelo demoliti nel ‘36.
    Di fatto l’atto conclusivo del famigerato piccone demolitore fascista che proseguì il
    “rinnovamento ” del centro storico iniziato alla fine dell’800.