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Aggressione di Canneto:
la badante assassina
aveva 12 coltelli in casa

Emergono nuovi inquietanti particolari sul profilo della badante polacca che nel pomeriggio di sabato 1 settembre ha ucciso la bibliotecaria di Canneto, Paola Beretta (oggi alle 15 i funerali) e ferito altre tre persone, tra cui il fotografo cremonese Antonio Barisani. A riportarli è la Gazzetta di Mantova, che rivela alcune indiscrezioni sulle indagini. A partire dall’intenzione di uccidere, che sembra essere conclamata, vista la forza con la quale la donna ha sferrato le coltellate e le parti del corpo raggiunte dai fendenti.

Intanto al termine dell’interrogatorio di garanzia, svoltosi nella giornata di martedì 4 settembre, l’arresto della donna è stato convalidato dal gip Matteo Grimaldi, che ha emesso ordine di custodia cautelare in carcere, disponendo anche il trasferimento della donna in una struttura detentiva con una sezione speciale per infermi e minorati psichici. Peraltro la donna, durante l’interrogatorio, ha negato categoricamente d’aver accoltellato e ucciso. In palese stato confusionario, ha addirittura detto di essere stata ammanettata senza ragione.

Il suo profilo psichiatrico, del resto, impone misure speciali. La badante soffriva infatti di bipolarismo, un disturbo mentale che se non viene trattato come si deve può portare a comportamenti pericolosi da parte di chi ne soffre. Come è accaduto con la donna, che convive con questa malattia da ormai cinque anni ma che negli ultimi tempi aveva smesso di prendere i farmaci che le consentivano di vivere normalmente.

La figlia della donna, che abita nel Palermitano, si era già resa conto che qualcosa non andava e aveva pregato la madre di tornare in Polonia per continuare a curarsi. Ma la donna aveva voluto fare di testa sua e aveva continuato a tornar in Italia, per lavorare come badante sostituendo delle colleghe, attraverso un’agenzia. Le indagini degli investigatori si concentreranno ora nel verificare se vi siano state, negli ultimi mesi, altre eventuali manifestazioni di squilibrio mentale.

La elevata pericolosità sociale della 57enne ha motivato il giudice per le indagini preliminari a chiedere la custodia cautelare così come le dichiarazioni della figlia, la quale ha riferito di una serie di ricoveri a cui la donna era stata sottoposta in Polonia, delle sue manie di persecuzione e di comportamenti palesemente aggressivi. A supportare la decisione del magistrato, anche l’esito della visita psichiatrica, nel corso del quale la donna non ha voluto avere un colloquio con il medico. Dulcis in fundo, nella casa in cui risiedeva custodiva un arsenale di 12 coltelli, che secondo gli investigatori erano pronti per essere utilizzati in altre potenziali aggressioni.

L’esplosione di violenza si è concretizzata nel pomeriggio di sabato 1 settembre, quando la donna ha aggredito e ucciso la bibliotecaria, ferito gravemente Barisani, Davide Malinverni e Santina Ferresi. A bloccare la donna due cannetesi: Marco Quatti, comandante della polizia locale di Asola in quel momento fuori servizio e Silvano Monizza.

LaBos

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