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Scontro tra auto
e bicicletta al rondò
Postumia - Concordia

Incidente alla rotatoria tra Via Postumia e Via Concordia intorno alle 11.30 della mattinata di giovedì. I veicoli coinvolti erano una Seat condotta da una donna di 47 anni (G.N) e un ciclista di 83 anni (G.R.). La vettura si stava immettendo nella rotatoria e ha travolto il ciclista, il quale però, non stava circolando sulla pista ciclabile. L’uomo ha riportato ferite di lieve entità. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia Locale e i soccorritori del 118.

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Commenti
  • Snoopy

    Il fatto che il ciclista non stesse percorrendo la ciclabile non può e non deve giustificare un investimento. Se lui ha sbagliato, anche l’automobista ha mancato di attenzione. Queste continue sottolineature sull’utilizzo delle ciclabili, quando sappiamo benissimo che la maggior parte sono inutilizzabili per mancanza di continuità, sono davvero stucchevoli e non fanno altro che alimentare il contrasto tra due utenti della stessa strada. La strada va condiva tra tutti, comunque, con o senza pista ciclabile

    • Illuminatus

      Stucchevole e voler dar ragione a chi ha torto, come ha torto anche Lei. Il CdS prescrive l’OBBLIGO dei ciclisti di usare esclusivamente la ciclable quando c’è. Dunque il ciclista in question non era affatto un utente della stessa strada con parità di diritto, ma uno che trasgrediva la LEGGE.

      Se poi per Lei la Legge è opinabile, questo è un altro problema.

      • Star

        Non mi è chiaro su che lato dell’incrocio è avvenuto il sinistro.
        Vorrei far presente che non vi è obbligo nel CdS di impiegare le piste promiscue ciclo-pedonali da parte dei ciclisti. In quella rotatoria ci sono 2 piste promiscue…
        A prescindere da ciò, per la sicurezza ed a tutela di tutti, dove vi è una pista, ciclabile o promiscua che sia, sarebbe bene usarla. E se non viene usata il Comune dovrebbe interrogarsi sul perchè e lavorare affinchè diventi un percorso preferenziale sempre utilizzato.

        • Illuminatus

          Il comma 9 dell’art. 182 del codice è piuttosto preciso e sancisce
          l’obbligatorietà per i conducenti di biciclette di transitare sulle
          piste riservate, ovviamente laddove esistano. L’inottemperanza
          all’obbligo, cioè nel caso in cui fosse presente una pista ciclabile e
          il ciclista percorresse la carreggiata comune, è punita con la sanzione
          amministrativa da 24 a 94 euro.

          La regola c’è, non facciamo gli struzzi. E serve per salvare vite umane.

          • Star

            Concordo sul fatto che percorrerle serve per salvare vite, ed un dovere prima che una possibilità, utilizzarle.
            Però il codice si riferisce a piste loro riservate, e le promiscue non sono loro riservate per definizione.

          • Illuminatus

            Le piste ciclabili sono piste ciclabili, che siano promiscue o non.

          • Snoopy

            La risposta, comunque, è NO. I ciclisti sono obbligati ad utilizzare le piste ciclabili, quando sono presenti, ma NON le piste ciclopedonali (termine controverso perchè in realtà si dovrebbero chiamare “piste pedociclabili” in quanto sull’utilizzo promiscuo è il pedone che ha diritto di precedenza. Se la pista è ad uso promiscuo di ciclisti e pedoni, i ciclisti possono scegliere se percorrerla oppure no. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il 19 gennaio 2009 ha chiarito che le piste ciclopedonali NON vanno considerate come “piste ciclabili” e quindi in presenza di pista ciclopedonale non c’è l’obbligo per i ciclisti di utilizzarle, probabilmente soprattutto nel caso in cui la presenza di pedoni sulla pista possa creare criticità e nel caso in cui ritengano di voler pedalare particolarmente veloci, come avviene nel caso di ciclisti sportivi in allenamento. Tutto ciò, comunque, non ha nulla a che fare con la mia critica sulle modalità di descrizione dell’accaduto. Il fatto che il ciclista NON fosse sulla pista NON comporta necessariamente il suo investimento. La distrazione degli automobilisti è la seconda causa di incidentalità, e questo è un dato di fatto. La strada è di tutti e va condivisa, Le strade sono state costruite per trasportare persone e merci da un posto all’altro, non sono di proprietà esclusiva delle auto e le piste ciclabili non sono un ghetto dove permettere a quattro sfigati deficenti di usare la bici.

          • Illuminatus

            Contento Lei. Difendere ad oltranza chi ha sbagliato (lo ha affermato Lei nel suo primo intervento) spiega, se portato a livello a livello macro, perché l’Italia è nelle condizioni in cui è. La invito in viale Po la domenica mattina a vedere quanti ciclisti sono in mezzo al viale nelle tute con le scritte, anziché sulla pista CICLABILE.
            Chiudo qui. Buona giornata.

          • Mirko

            Sei un grande, concordo pienamente

  • Simone

    Se il comune spende milioni di euro per le ciclabili (siano esse riservate o condivise con i pedoni) i ciclisti devono usarle, perché chi usa un mezzo (auto, furgone, moto, camion) lo fa per necessità nel 99% dei casi quindi non ha tempo da perdere appresso a 4 mongoliodi pseudo-pantani che per allenarsi devono impegnare la strada, tra l’altro mettendosi in 17 a fino l’uno dell’altro. Per non parlare di coloro che vengono “scortati” da auto di associazioni sportive così dando ulteriore impicca specie nelle strade più strette o trafficate. Sapete che esistono i circuiti, vero?

    • Illuminatus

      Concordo pienamente. E aggiungo che, oltre a costare denaro, la realizzazione delle piste ciclabili porta via parcheggi (già scarsi a Cremona) ed in molti casi creano disagio alle proprietà che si trovano accanto.

      Ciclisti, se ci sono le piste a voi dedicate, almeno usatele, perdio!!

  • Mario Rossi SV

    Classico esempio di inutili e costose piste ciclabili non utilizzate.

    • Illuminatus

      Appunto. E pensare che sono lì per garantire la sicurezza dei ciclisti.