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Campo ‘chiuso’ da vigilessa e
diffamazione, pm: 'Archiviare,
sui social maggiore tolleranza'

18 persone sono accusate davanti al gip Elisa Mombelli di aver diffamato su facebook Simona Mantovani, vigile urbano a Drizzona, presa di mira sul social in merito alla chiusura del campo da calcio dell’oratorio del paese per la pericolosità dei pali dell’illuminazione. La vigilessa sarebbe stata offesa e ingiuriata su facebook proprio perché considerata responsabile della chiusura del campo. Una decisione che aveva acceso gli animi di molti che, secondo l’accusa, si sarebbero sfogati online con frasi offensive all’indirizzo del pubblico ufficiale.

Nel luglio del 2016 era stata lei, che vive a fianco del campo, a fare la segnalazione ai vigili del fuoco di Cremona che dopo un sopralluogo avevano effettivamente riscontrato la pericolosità dei pali di sostegno dell’illuminazione che presentavano crepe e lesioni. In seguito alla loro relazione, il sindaco aveva emesso un’ordinanza per impedire di entrare nella struttura di proprietà della parrocchia Sant’Eufemia, obbligando il parroco ad incaricare un tecnico qualificato per il controllo dei pali. “Non lamentiamoci poi che in Italia ci si muova solo a disgrazie avvenute”, aveva detto la stessa vigilessa che dopo l’ordinanza di chiusura avrebbe ricevuto ingiurie, minacce e offese tramite il social network. “Procederò per vie legali”, aveva anticipato la Mantovani all’epoca dei fatti, “e devolverò in beneficenza quanto costoro saranno chiamati a risarcire”.

Nei confronti delle 18 persone finite sotto accusa, però, il pm Lorenzo Puccetti, già nel maggio del 2017 aveva chiesto l’archiviazione del caso, richiesta a cui i legali della vigilessa si erano opposti. Il caso è poi approdato davanti al giudice per le indagini preliminari Elisa Mombelli che si è riservata di decidere. Per il pm, alcuni dei commenti “non appaiono offensivi della reputazione della persona offesa”, mentre gli altri sono riconducibili “all’interno dell’ambito di efficacia della scriminante del diritto di critica – tenuto anche conto della particolare pregnanza e rilevanza della vicenda per un piccolo comune della bassa – che per sua natura tollera l’uso di espressioni forti e toni aspri, il cui spettro deve ritenersi allo stato più ampio del passato in quanto i social network diventano piazze virtuali dove l’informazione e la formazione dei cittadini si sviluppa attraverso lo scambio reciproco di opinioni e che quindi maggiore deve essere il grado di tolleranza circa l’utilizzo di espressioni più aspre e pungenti rispetto quelle utilizzate nei rapporti interprivati”.

Ma c’è anche un’altra ragione per cui il caso, sempre secondo il pm, dovrebbe essere archiviato: “è circostanza notoria”, scrive Puccetti nella richiesta di archiviazione al gip, “che i profili personali dei vari social network possano essere modificati in continuazione o hackerati, e che quindi non c’è certezza che l’apparente titolare del profilo facebook da cui sono pervenuti i messaggi sia responsabile dei fatti”.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • Gherardo

    Chissà se il “diffamato”via social fosse stato un appartenente alla magistratura, in uno dei suoi tanti livelli, il giudizio sarebbe stato uguale? Con queste motivazioni,a dir poco, incredibili.
    Un’offesa è un’offesa …. che sia stata fatta in un paesino di campagna oppure in una metropoli. La legge è uguale per tutti o no?
    I profili dei social possono essere hackerati, ma ne deve seguire per forza una denuncia alla polizia postale. Cosa avvenuta in questo caso?

  • Mario Rossi SV

    Quindi se uno abita per esempio a Tornata, può scrivere sui social ciò che vuole perché risiede in un piccolo comune della bassa…mah… povera Italia…

  • Furio1981

    Sentenza con motivazioni surreali…