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Commercio, chiude il market
di via Filzi, per il quartiere
un punto di riferimento

Una nuova chiusura in città: ad abbassare le saracinesche sarà il supermercato di via Fabio Filzi, l’ex ‘U2 – Unes’ ora ‘Qui C’è Market’. In questa zona sono stati una decina i negozi che hanno chiuso in questi ultimi anni. “Dalle informazioni che abbiamo ricevuto – spiega Antonio Sassi, presidente del quartiere di Sant’Ambrogio – è stata confermata la chiusura: l’ha fatto anche l’assessore Barbara Manfredini. Parlando con i dipendenti, poi, siamo stati informati che saranno dislocati in altri punti vendita dell’azienda e che nel giro di 2/3 settimane il supermercato chiuderà”. Ma il supermercato, come spiega ancora Sassi, era più di un semplice punto vendita per i residenti: “Diciamo che questo supermercato era quello del quartiere, esisteva da 25 anni e le persone della zona, soprattutto quelle della fascia più debole come gli anziani, almeno quelli che comunque hanno l’autonomia per fare la spesa, lo vedevano come il loro riferimento. In più il personale è sempre stato aperto quindi con la possibilità per queste persone di trovare un volto amico con cui scambiare due parole e creare un minimo di socialità”.

Servizio di Silvia Galli

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Commenti
  • Gianluca

    Una volta c’erano i negozi di quartiere, col tempo chiusi a favore dei supermercati, piccoli o grandi che siano. Una tendenza in aumento visto che sono previste altre aperture in città. Ma dal momento che la torta è sempre di quelle dimensioni, è ovvio che le fette siano sempre più sottili e pertanto anche i supermercati sono destinati a chiudere (basta vedere in giro quante persone si vedono entrare in quelli di minore dimensione, non cito il caso in questione che non conosco, tant’è che in diverse occasioni il marchio è stato più volte cambiato). Torneremo finalmente al negozio di quartiere?

    • coD77

      Sarebbe bello ma credo impossibile, la gente vuol spendere poco (spesso perchè ha a disposizione poco ma a volte anche per tirchieria) ed il piccolo negozio non potrà mai competere con la grande distribuzione.

      Quando c’erano solo i piccoli negozi la ricchezza veniva redistribuita nella zona perchè il piccolo negoziante si riforniva e richiedeva i servizi dai vicini, adesso con la grande distribuzione i capitali vengono accentrati lontano e sul territorio non rimane più nulla.

      • Illuminatus

        Concordo pienamente. Bisognerebbe poter mandare indietro le lancette del tempo e concedere qualche licenza di super/ipermercato in meno, ma purtroppo ciò non è possibile.

        Ora i profitti derivanti dalla vendita dei prodotti alimentari e non, invece di essere investiti nel territorio se ne vanno anche all’estero (vedi Lidl, Auchan, ecc.) e noi ci impoveriamo solamente, mentre crediamo di risparmiare.

  • Mario Rossi SV

    Qualche cliente in più per la COOP…

  • Graziano Ansaldi

    Strano che un supermercato chiuda,anche se in effetti a Cremona ce ne sono parecchi e c è molta concorrenza.,con differenze di prezzo dei prodotti notevole, dal più conveniente, come l ‘In’ s , al carissimo Carrefour. Anche la Coop, che a parole ,e non nei fatti, è dalla parte dei consumatori, è piuttosto cara.

  • Cicileu Ieu

    Leggevo nei commenti che queste chiusure di piccoli supermercati vanno a favorire la grande distribuzione. Niente di più sbagliato. Il consumatore non è un pollo come molti di questi dirigenti di grandi catene possono credere. I grandi ipermercati sono nati per avere la comodità di avere, in un unico posto, casalinghi-ferramenta-alimentari-di tutto di più. Ma il trucco per risparmiare è muoversi e diversificare i negozi in cui si acquista. Personalmente non mi avvicino nemmeno per sbaglio alle coop(iper Gadesco e CremonaPO), in quanto hanno i prezzi più cari di Cremona. Per me potrebbero anche chiudere domani mattina. Molto meglio piccoli supermercati di cui non faccio il nome. Mi dispiace per la chiusura dell’Unes. Ci lavoravano brave persone sempre con il sorriso e disponibili.

  • Star

    Penso che la crisi del commercio “rionale” dovrebbe essere trattata dal Comune con la stessa dignità di quella del centro città dove comunque vengono promosse varie iniziative (non solo di intrattenimento): in realtà mi pare che le azioni messe in campo sono tutte orientate a favorire il centro. Tra l’altro nelle periferie risiedono moltissime persone sopratutto anziane che trovano nei piccoli negozi punti di riferimento non solo per la spesa e gli stessi negozi sono presidi del territorio. La situazione in cui siamo, non è tutta colpa degli amministratori -anche perchè li eleggiamo noi…- ma anche del fatto che certe nostre scelte “di comodo”, hanno contribuito ad assecondare lo sviluppo della società in cui siamo. Fin che ce ne era nessuno si lamentava, ora si piange sul latte versato? Come in tante altre cose gli effetti del nostro stile di vita sono ben prevedibili: non ci possiamo tutti pensare un po’ prima iniziando dalle piccole cose su cui potremmo agire?