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Creduto disperso per 75
anni in Tunisia, la famiglia lo
ritrova in un sacrario in Puglia

L’avvocato Alessandro Zontini

Dopo 30 anni di ricerche, durante una visita in Puglia al sacrario dedicato ai caduti italiani d’oltremare, ha ritrovato i resti dello zio ucciso in Tunisia dagli inglesi nel maggio del 1943. E’ l’incredibile storia raccontata dall’avvocato Alessandro Zontini che dopo tante ricerche, sempre finite nel vuoto, per puro caso ad agosto, in vacanza con la propria famiglia, è riuscito a trovare il luogo di sepoltura del parente.

Dello zio Tonino, classe 1922, Alessandro Zontini ha sempre sentito parlare poco. “Intelligentissimo”, racconta, “sportivo e colto, era partito, già maestro elementare, nei reparti delle camicie nere volontarie aggregato alla divisione corazzata ‘Giovani fascisti, II battaglione’, destinato ai torridi deserti dell’Africa del Nord”. “Si parlava poco di Tonino”, dice il nipote, “perché era stato confinato alla dimensione del dolore famigliare e la cosa rischiava di lasciarlo cadere nell’oblio. Di lui, per decenni, non si è mai saputo nulla di preciso e si era sparsa la diceria di un attacco inglese contro le postazioni tenute dagli italiani in Tunisia, nel corso del quale lo zio, in preda al più cieco terrore, sarebbe uscito dalla trincea e, volgendo le spalle al nemico, sarebbe stato ucciso da una granata inglese, macchiandosi, così, di un atto di grave viltà”.

Il nipote ricorda: “Diversamente dal fratello Adriano, nato a Casalmaggiore, combattente nelle file della Resistenza, membro della 1° Brigata Garibaldi e protagonista di spettacolari azioni di guerra,
Tonino indossava la camicia nera dei giovani fascisti e, nell’ambito della memorialistica del ‘dopo guerra’, rientrava nel novero degli sconfitti; la sua vicenda umana finiva quindi per essere travolta da ricostruzioni storiche che mal si conciliavano con il coraggio ed il senso del dovere di cui mi si diceva essere dotato”. Questo solo fino a che non giunse da lontano, nel gennaio 1977, una lettera che ne ristabiliva la verità storica, una lettera fondamentale per la ricostruzione della tragica fine del giovane casalasco.

L’ha spedita dall’Argentina un tale Salvatore Maniga, di Robecco d’Oglio, ex camerata di Tonino in Tunisia. E’ scritta in un italiano stentato. “La vicenda si colloca in Tunisia nel 1943”, ricorda Zontini. “L’Asse è in rotta davanti all’avanzata angloamericana. Il caporale Salvatore viene inviato di pattuglia verso una posizione avanzata rispetto alle linee italiane. Verso sera, il caporale con alcuni uomini si muove verso la posizione avanzata. Verso le quattro, l’esercito inglese sferra un attacco contro i capisaldi italiani avanzati. Alle prime luci dell’alba, Salvatore si accorge che il caposaldo a sinistra rispetto alla sua posizione non era più presidiato dai ragazzi con il ‘fez’, ma ‘dagli inglesi del’elmeto schiaciato’, scrive Salvatore. Che, poco dopo, da quella posizione nota cinque uomini uscire da dietro un ‘wadi’, un avvallamento di sabbia”. Sono tre italiani e due inglesi. “Dei tre camerata, individuava solo Tonino”. Salvatore scrive di averlo riconosciuto ‘per la su altura ella sua forma di camminare’.

“I soldati di Montgomery, poi, in spregio agli accordi internazionali, mitragliavano i prigionieri disarmati, abbandonandone i corpi nel deserto tunisino”, ha detto Alessandro. La ricerca del nipote è andata avanti. L’avvocato si è procurato le cartine militari dello Stato Maggiore, ha accumulato documenti, lettere, cartoline. Nulla. Il colpo di scena è arrivato a fine agosto di quest’anno, a Bari. Nella cripta del sacrario sono ospitati i cosiddetti ‘libri di bronzo’. “Enormi volumi sulle cui pesanti pagine sono scolpiti i nomi di tutti i Caduti, le cui spoglie riposano in terra barese. Il nome dello zio Tonino, i cui resti erano sepolti insieme ai suoi due compagni d’armi e che furono identificati grazie alla piastrina di riconoscimento dell’esercito, era scolpito nell’eternità di una pagina di bronzo”.

Scriveva Tonino il 14 aprile 1943, alla mamma: ‘Per ora tutto procede bene, ho piena fiducia nella mia stella, ed anche se gli eventi sembrano volgere non in nostro favore, non dispero e accetto il fatto compiuto come una volontà superiore alla mia’. “Solo un mese dopo (il 9 o 10 maggio, secondo la ricostruzione del caporale Salvatore) lo zio andava incontro al suo tragico destino”. Conclude Zontini: “Ho recitato, esattamente come quando mi reco in visita alla tomba dello zio partigiano, l’Eterno Riposo, certo che sia Adriano che Tonino hanno combattuto con onore e coraggio, ciascuno per i propri differenti ideali, non venendo mai meno al senso del dovere e all’amor patrio”.

Sara Pizzorni

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