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Export agroalimentare
da record, in 7 anni
cresciuto del 66%

Il territorio cremonese è un’eccellenza nell’agroalimentare: siamo l’11esima provincia d’Italia in quanto ad esportazioni, con un valore di 554 milioni di euro nel 2017 (solo nel 2010 erano stati 333 milioni). Peccato che le divisioni all’interno del mondo produttivo ed associativo, alimentate da conflittualità ed interessi di parte siano ancora un freno alle potenzialità di sviluppo del territorio. Questo in sintesi l’ammonimento arrivato dal Tavolo delle competenze territoriali, che si è riunito questa mattina in Comune per riflettere sulle indiscutibili eccellenze nei settori primario e secondario agroalimentare, ma anche sulle lacune in termini di coesione da parte degli attori in gioco.

I dati di partenza sono quelli del Cersi (centro di ricerca per lo sviluppo imprenditoriale) dell’Università Cattolica e sono stati presentati da Fabio Antoldi, professore ordinario della facoltà di Economia e Giurisprudenza: Cremona ha una quota dell’11,3% dell’export alimentare lombardo e del 2,21% italiano. È l’11esima provincia in Italia in valore assoluto dell’export alimentare, ma è quinta per propensione totale all’export alimentare (rapporto tra export e valore aggiunto) ed è terza per la filiera lattiero-casearia. In particolare, dal 2010 al 2017 l’export è cresciuto di quasi il 13% nella categoria delle carni lavorate e addirittura del 130% in quello lattiero caseario e di quasi il 190% nei prodotti da forno: in media, fra tutti i settori la crescita nel periodo è stata del 66%. Dolci (caramelle e cioccolato) e lattiero caseario sono i comparti trainanti, con una forte presenza industriale, che fa della nostra provincia la sesta per valore dell’export nel settore dolciario, dopo aree industriali di tutto rispetto come la provincia di Cuneo (patria della Ferrero), Parma (Barilla ed altri), Trieste, Novara, Avellino. 

Una vocazione produttiva che non va data per scontata, ha ammonito Antoldi, perchè c’è competizione tra i territori e quindi va alimentata con la creazione di una rete fatta di ricerca, innovazione, sinergia tra istituzioni pubbliche e private: di qui il ruolo indispensabile delle università e l’importanza di un progetto come quello della stessa Cattolica con il prossimo campus di santa Monica dove partirà anche la laurea specialistica in Food processing.

Per dare visibilità a quanto fatto e per attirare risorse umane e industriali su un territorio d’“eccellenza”, come viene definito il cremonese, il Comune ha promosso un vero e proprio Catalogo delle competenze che possa essere utilizzato sia dagli stessi soggetti per la creazione di nuove attività, sia come strumento di marketing territoriale. I lavori del Tavolo delle competenze territoriali sono stati rivolti anche alla valutazione e allo studio per l’elaborazione di progetti che potessero rientrare nell’ambito di finanziamenti regionali, statali ed europei, attività questa che sta ancora procedendo.

Di tutto questo si è parlato in sala della Consulta di Palazzo Comunale, per iniziativa di Comune e Università Cattolica del Sacro Cuore – SMEA e DiSTAS, alla presenza di CREA, CremonaFiere, Camera di Commercio di Cremona, A2A Smart City, CRIT-Polo per l’Innovazione Digitale e del Politecnico di Milano-Polo di Cremona. Hanno partecipato il sindaco Gianluca Galimberti, la Vice Sindaco con delega allo Sviluppo Maura Ruggeri, l’assessore con delega al Commercio e al Turismo Barbara Manfredini, oltre agli esponenti delle varie realtà, coordinati dalla dirigente del Settore Sviluppo Lavoro del Comune Mara Pesaro.

In collaborazione con CremonaFiere, durante la prossima edizione della Fiera Internazionale del Bovino si terranno due convegni, il 24 e 28 ottobre, uno riguardante la valorizzazione della materia prima latte lungo la filiera e l’altro sul benessere animale e la filiera latte. L’auspicio, come hanno sottolineato il Sindaco e la Vice Sindaco nei loro interventi iniziali, è che le iniziative messe in campo sino ad ora possano essere il primo passo per il sostegno all’innovazione e alla promozione della filiera agroalimentare cremonese attraverso nuove progettualità, nella consapevolezza dell’importanza di condividere e diffondere le competenze presenti sul territorio anche come strumento attrattività, nonché opportunità di formazione e lavoro per i giovani.  g.biagi

LE CONCLUSIONI DEL DOCUMENTO ELABORATO DAL CERSI:

Quattro riflessioni, due orientate allo sviluppo endogeno e due a quello esogeno:

1. Occorre supportare la consapevolezza (interna ed esterna) del valore di questo sistema locale: un’identità collettiva  forte e condivisa può rafforzare il capitale sociale e aumentare il vantaggio competitivo delle imprese; il sistema Cremona può virare verso un’identità e un’immagine pienamente “agrifood” (non solo “agri”).

2. I risultati acquisiti non sono definitivi: il vantaggio competitivo delle imprese e del territorio va difeso e alimentato con investimenti in innovazione e nel sistema cognitivo che sostenga la produzione.

3. L’eco-sistema e il “genius loci” del territorio possono fungere da attrattori di investimenti e di insediamenti di nuove imprese (anche del terziario), con possibili ricadute benefiche per lo sviluppo.

4. Il sistema locale dell’agri-food è anche un asset che attrae turismo nel territorio e produce importanti ricadute sul terziario: servizi ricettivi, ristorazione, commercio. Ci sono già risultati importanti, ma anche ulteriore potenziale da attivare”.

 

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