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21enne ospite della
Casa dell'Accoglienza
arrestato per spaccio

E’ stato arrestato in flagranza di reato dai Carabinieri agli ordini del Maggiore Rocco Papaleo per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di A.K., 21enne nato in Nigeria nel 1997 e di fatto residente alla Casa dell’Accoglienza di Cremona. Il 21enne, a seguito di un controllo, eseguito in via San Antonio del Fuoco, è stato sottoposto a perquisizione personale e trovato in possesso di 40 grammi di marijuana suddivisa in quattordici dosi del peso di 3 grammi circa ciascuna. La successiva perquisizione presso il domicilio, ha consentito agli uomini dell’Arma di rinvenire, nascosti in una calza sotto il letto, anche una busta in cellophane contenente 25 grammi di marijuana, otto involucri di cellophane contenenti complessivamente altri 20 grammi di marijuana e, oltre a materiale vario per il confezionameto, otto stecche di hashish del peso complessivo di 15 grammi.

Sul conto dell’arrestato è emerso che lo stesso si trovava in città da circa un mese, proveniente da Viterbo. Non è da escludere che lo stesso, che non è risultato essere in carico alla Prefettura Cremonese come richiedente asilo politico, sia riuscito anche attraverso l’appoggio di qualche connazionale o conoscente già ospite del citato centro accoglienza, ad occupare un posto letto. In ogni caso i militari che negli ultimi tempi, su richiesta dei residenti della zona, della Dirigenza scolastica e dei numerosi impiegati che lavorano negli uffici vicini, hanno aumentato i controlli e la vigilanza della zona. Nel primo pomeriggio di giovedì 18 ottobre i Carabinieri hanno notato il 21enne muoversi più volte con fare sospetto, in particolare facendo la spola tra il centro di accoglienza e i vicini parchi, sino a raggiungere anche quello di Piazza Roma. Insospettiti hanno quindi proceduto al controllo e al successivo arresto. Sono in corso accertamenti per risalire ai canali di approvvigionamento della sostanza stupefacente destinato, parrebbe, ad un florido giro di clienti, alla luce del quantitativo, ma soprattutto dal numero di dosi e dalla tipologia di confezionamento della sostanza, ovvero sia sacchetti chiusi a mano che termosaldati, modalità che gli inquirenti ritengono professionali e sicuramente collaudate.

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