Un commento

La salute dei campi non si
può mercanteggiare perché
riguarda quella delle persone

Il Comitato di Condotta di  Slow Food Cremonese condivide il “grido di dolore” lanciato dal sindaco di San Daniele, Davide Persico e si accomuna nel chiedere interventi e controlli adeguati ai competenti organi regionali e provinciali. Lo spargimento di fanghi di depurazione contenenti inquinanti su terreni agricoli non ha alcun fondamento nella tradizione agricola né nella cultura contadina.

Purtroppo, da anni ormai – a fronte di un’agricoltura basata totalmente sulla monocoltura intensiva che ha abbandonato i buoni principi agroculturali quali la rotazione delle colture e la concimazione con fertilizzanti naturali – i terreni agricoli sono continuamente cosparsi di prodotti chimici. Lo spargimento dei fanghi non è che l’ultimo atto di un’agricoltura che ormai produce mais per alimentare impianti a biogas per buona parte della superficie agricola provinciale.

Slow Food Italia ha chiesto che il “Decreto Genova” venga emendato nel rispetto di quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, secondo cui per gli idrocarburi vanno applicati i valori limite già fissati nel Codice dell’Ambiente (decreto legislativo n. 152 del 2006), pari al 5% dei nuovi valori di legge.

Slow Food sostiene e ribadisce che la salute dei campi è un bene primario che non si può “barattare né mercanteggiare” perché riguarda la salute di tutti e sottolinea la necessità di diffondere pratiche di agroecologia quali la rotazione delle colture, il rimboschimento ed il ripristino di fasce arbustive atte ad ospitare insetti e microrganismi utili, ovvero un modo di concepire l’agricoltura che rispetti la Madre Terra e sviluppi nuova consapevolezza e attenzione all’ambiente, alle persone ed alle loro relazioni.

© Riproduzione riservata
Commenti
  • ciclo-pe

    Verrebbe da ironizzare, se non fosse un argomento estremamente serio che riguarda il benessere dei lavoratori agricoli, dei consumatori, delle persone in generale, degli animali e dell’ambiente tutto, sul fatto che, veleno più o veleno meno, non farebbe un gran differenza. Purtroppo le pratiche dell’agricoltura intensiva hanno già prodotto enormi disastri, non serve produrne altri. Chissà cosa hanno in mente gli operatori del settore agro-alimentare quando si riferiscono ai prodotti di eccellenza di un territorio che è una specie di landa desolata senza alberi e con le acque inquinate.