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Piena del Po: crepa di
20 metri sulla sponda
C'è il rischio crollo

Foto Sessa

AGGIORNAMENTO – Continua ad allargarsi e soprattutto ad allungarsi la crepa provocata dall’erosione della sponda del Po, nel tratto che collega l’area della Mac e quella della Colonie Padane, che già era stata transennata in mattinata a scopo precauzionale dagli uomini del gruppo di Protezione Civile Eridanus: il fronte si attesta infatti tra i 20 e i 30 metri di lunghezza, spingendosi fino all’anfiteatro che si affaccia sul fiume.

Il rischio è che quando si abbasserà il livello della piena, quella parte di terreno possa crollare, trascinando con sè anche la staccionata.

Le guardie idrogeologiche, che in questi giorni stanno presidiando le sponde del fiume verificandone la stabilità, in mattinata avevano notato come il terreno in quel punto fosse particolarmente cedevole. Inoltre la sponda già presentava una piccola crepa, che con il crescere della piena sta diventando sempre più profonda.

In quella zona la piena aveva fatto danni già due anni fa, quando era stato divelto l’attracco pubblico collocato proprio in quello stesso tratto di passeggiata. In quell’occasione la piena aveva superato abbondantemente i 3 metri sopra lo zero idrometrico.

Nel tardo pomeriggio l’assessore Alessia Manfredini, insieme al dirigente dei Lavori Pubblici Marco Pagliarini e ai tecnici comunali, hanno effettuato un sopralluogo dell’area, che probabilmente verrà transennata in maniera più incisiva. Gli uomini della protezione civile saranno mobilitati per tutta la notte.

Intanto il fiume Po è salito a +2,60 metri sopra lo zero idrometrico, e secondo le previsioni degli addetti ai lavori è destinato a crescere ancora al massimo di una decina di centimetri, per poi iniziare a defluire. Alla canottieri Flora, intanto, l’acqua è già entrata. A preoccupare è anche la nuova ondata di maltempo che già è iniziata in nottata e che proseguirà nella giornata di venerdì, specie sul Piemonte, ma anche il livello di acqua nei laghi, che in questo momento sono quasi al massimo della capienza.

Laura Bosio

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Commenti
  • Mirko

    Una domanda, ma per abbassare il letto del fiume(che in passato si faceva) per evitare esondazioni,non si potrebbe ricominciare a dragare il fiume???

  • Roberto Caccialanza Cremona

    La sua domanda è ironica, spero.

    • Mirko

      Mi illumini

  • giorgino carnevali

    SGHIAIARE.
    Tecnicamente il significato: liberare dalla ghiaia e da altri materiali di deposito i fondali di canali, alvei fluviali, bacini artificiali e simili. Sono interventi che non “lasciano il tempo che trovano”.

  • Roberto Caccialanza Cremona

    Nel 1892, quando è stato inaugurato il ponte in ferro, il livello medio del fiume corrispondeva allo zero idrometrico oggi segnalato sull’idrometro in marmo posizionato sul lungo Po a valle del viadotto. La modifica artificiale delle rive (pennelli, ecc.) e le forti escavazioni di sabbia e ghiaia che si sono succedute soprattutto dagli anni Cinquanta agli Ottanta hanno provocato una notevole escavazione dell’alveo e di conseguenza un consistente abbassamento del livello medio del Po, che ora si trova di norma a circa -5 metri dallo zero idrometrico del 1892. La stessa regimentazione sta causando la discesa più veloce delle acque negli episodi di piena e aumenti repentini (cosa che decenni fa avveniva in modo graduale); inoltre la carenza di aree di esondazione (fra le quali le “lanche”, molte delle quali sono state “tombate” per vari motivi) fa sì che nelle sue dinamiche il fiume assomigli a un “canale”.

  • giorgino carnevali

    CURIOSITA’ CON LA “S” MAIUSCOLA!
    Egregio Roberto, da ottimo documentarista di immagini, potresti informarmi da quale fonte scientifica (ovviamente documentata) hai attinto codeste preziose informazioni? Sarei fortemente interessato. Grazie e buona giornata.

  • Roberto Caccialanza Cremona

    Signor “Giorgino Carnevali” (se questo è il suo vero nome e cognome),
    attraverso il mio sito web può verificare che ho scritto libri su questo tema, i quali sono stati ritenuti “di notevole interesse” dai tecnici dell’AIPO e di altri Enti e Istituzioni a livello locale e nazionale (tengo a ricordare – fra gli altri – il CNR-IRPI di Torino), anche perché puntualmente supportati dalla citazione delle fonti: questo è il mio modo standard di lavorare.
    Può trovare la maggior parte dei riferimenti bibliografici e ulteriori inforrmazioni, fotografie e grafici sull’argomento oggetto di questi commenti nel libro a mia cura intitolato “I ponti sul Po fra Cremona e Castelvetro (1862-2012)”, recentemente pubblicato in seconda edizione cartacea. Lo può trovare alla libreria “Ponchielli”, di fianco al Battistero. Segnalo in particolare il capitolo “Piene e magre del Po dal 1800 al 2012: i valori storici misurati dagli idrometri” (pp. 131-134), ricostruiti dal sottoscritto in quanto nemmeno AIPO era in possesso di tali dati, né tantomeno li aveva mai raccolti e ordinati: in queste pagine troverà anche interessanti informazioni sugli idrometri storici posizionati sul cavo Morbasco e sul Po.
    Se lei e il signor “Mirko” avrete modo di leggere il libro comprenderete – fra le righe – che un’ulteriore escavazione del fiume potrebbe mettere in pericolo la stabilità dei piloni del vecchio ponte, che in fase di fondazione erano stati spinti a una certa profondità (fra i 23 e i 25 metri, a seconda della posizione e della “complessità” dello scavo realizzato con tecnologie ottocentesche), ma che oggi, a seguito dell’abbassamento dell’alveo causato dalle escavazioni degli anni Cinquanta-Ottanta, rimangono “scoperti” per circa 5 metri.

  • giorgino carnevali

    ESAUSTIVA LA RISPOSTA.
    Saprò fare tesoro delle “tue” (ci sta il you degli States!) segnalazioni, per quindi provvederò ad attingerle. nei modi e nei tempi correnti. Tuttavia……! Grazie per il sollecito ed esaustivo riscontro. La natura, questa perenne sconosciuta!

  • Mario Rossi SV

    Una crepa nel nell’argine…più che un assessore che guardi ci vorrebbero operai con i sacchi di sabbia.