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Nulla di fatto nell'incontro
Maschio e Comune: 'Nessun
accordo su teste dei lavoratori'

Nulla di fatto nell’incontro tra la Maschio Fienagione e il Comune di Cremona che si è tenuto oggi, mercoledì 14 novembre, cui hanno partecipato anche provincia, sindacati e Camera di Commercio, mentre Confindustria, che era stata invitata, non ha partecipato. Per il Comune erano presenti il sindaco Gianluca Galimberti, la vice Maura Ruggeri, l’assessore al Territorio Andrea Virgilio, il Segretario Generale Gabriella Di Girolamo e i dirigenti Mara Pesaro e Marco Masserdotti. Il tavolo, dopo quello di lunedì 12 novembre tra i sindacati e l’azienda che non aveva portato novità, ha confermato le rispettive posizioni. Il gruppo Maschio ribadisce la necessità di licenziare alcuni dipendenti e chiede all’Amministrazione di cambiare la destinazione d’uso dell’area dove sorge il sito di Cremona da produttivo a commerciale per poi trasferirsi in una nuova area (resiste sempre come opzione principale l’ex Vivi Bike di Pozzaglio, nda). Il Comune, da parte sua, non è disposto ad acconsentire senza che l’azienda fornisca impegni concreti nel mantenere l’occupazione e di carattere economico.

Non solo: i sindacati hanno infatti denunciato che ad oggi la Maschio non ha ancora “quantificato né qualificato gli esuberi con precisione”, ma dovrebbe trattarsi di un terzo degli attuali dipendenti (50, nda). Esuberi che l’azienda sostiene poter essere assorbiti da chi rileverebbe l’area trasformata in commerciale. A tal proposito l’ipotesi più accreditata porta al colosso del bricolage Obi , azienda tedesca di grande distribuzione specializzata anche in giardinaggio, secondo venditore in Europa e quarto al mondo. Il colosso del bricolage avrebbe occupato parte dell’area (17mila metri quadrati), mentre nei restanti metri quadrati avrebbero dovuto sorgere altre medie realtà. Il tutto è quindi rimasto in standby, come detto, in virtù del rifiuto dell’Amministrazione Galimberti a cambiare la destinazione d’uso dell’area proprio per le mancate garanzie in termini occupazionali ed economiche formite dall’azienda. Anche perché fino a questa estate il Gruppo presentava a sindacati ed amministratori una situazione positiva e addirittura di rilancio, per questo l’annuncio di dover tagliare dei posti di lavoro ha destato sorpresa. Lunedì, al termine dell’incontro tra sindacati e azienda, i rappresentanti dei lavoratori hanno denunciato le difficoltà finanziarie del Gruppo evidenziando che “il piano finanziario triennale (2016-2018) del gruppo Maschio prevede entro il 31 dicembre 2018 il rientro alle banche di 20 milioni di euro”.

Il Comune ripercorre poi le tappe del rapporto con l’azienda: “Il Gruppo Maschio  si è insediato a Cremona nel gennaio 2014, dopo soli due anni l’azienda ha rappresentato alla nostra Amministrazione, a fronte di un cambio di destinazione d’uso a grande distribuzione dell’attuale area su cui sorge lo stabilimento, la possibilità di spostare l’insediamento con l’obiettivo dello sviluppo dell’azienda stessa. Dopo altri due anni, la settimana scorsa, ci è stata rappresentata dall’azienda un’altra situazione, completamente diversa: a fronte di una criticità economica finanziaria che si trascina fin dal 2014, lo spostamento, in ogni caso non significherebbe sviluppo, anzi comporterebbe il taglio di 50 dipendenti. Questa è stata la sorpresa negativa che ha cambiato ovviamente lo scenario su cui, pur con tutte le cautele rispetto ad un cambio di destinazione, si era ragionato fino ad allora. Come Amministrazione, infatti, abbiamo la grande responsabilità di un’intera città e non di una sola parte”.

L’Amministrazione non chiude le porte all’azienda, nonostante il cambiamento di destinazione d’uso rappresenti una decisione impegnativa, anche dal punto di vista politico, motivo per il quale si è scelto di chiamare al tavolo anche altri attori del territorio perché l’eventuale cambio fosse condiviso da tutti i soggetti coinvolti a vario titolo. “Noi – si legge in una nota stampa diffusa dall’Amministrazione – siamo sempre stati interessati ad un discorso di sviluppo e lo abbiamo sempre dichiarato. Il cambio di destinazione d’uso a grande distribuzione che ci ha chiesto l’azienda all’interno della recente variante, lo abbiamo detto molto chiaramente fin dall’inizio, contraddice gli indirizzi che ci siamo dati perché è una questione che riguarda la sostenibilità economica dell’intera città. Tuttavia, a fronte di un rilancio dell’azienda non abbiamo chiuso le porte e innanzitutto abbiamo fatto proposte alternative (sempre rifiutate)”.

Il Comune, in sostanza, vorrebbe un tavolo tra sindacati e azienda, dato che la questione occupazionale è di primaria importanza e avrebbe individuato già prima dell’incontro odierno uno “uno strumento, che è quello dell’accordo di programma per il quale abbiamo già fissato un incontro in Regione, per avviare un percorso risolutivo che però deve avere condizioni imprescindibili e certe: garanzie occupazionali, rassicurazioni e certezze circa la tipologia merceologica relativa all’eventuale insediamento commerciale, piano industriale, garanzie di permanenza e di sviluppo dell’azienda sul territorio e coinvolgimento degli attori del territorio stesso. Non chiudiamo la porta all’azienda, dunque, ma chiediamo certezze e chiarezza e, prima di tutto, che sia aperto un tavolo di confronto tra impresa e sindacati sulla questione dell’occupazione che è per noi fondamentale”.  Anche perché, oltre a non aver fornito nessun impegno circa il paventato riassorbimento dei lavoratori in esubero, il Gruppo non ha presentato nessun piano aziendale né prospettive di sviluppo. “L’Amministrazione – conclude il comunicato comunale – non fa nessun accordo sulle teste dei lavoratori e delle loro famiglie, soprattutto se si parla di posti di lavoro e in particolare se la prospettiva è al ribasso. In ogni caso il percorso non è mai stato e non sarà mai una questione di rapporto bilaterale tra Comune e azienda, ma deve avvenire con il coinvolgimento del territorio, delle parti sociali ed economiche, a maggior ragione in questo nuovo scenario”.

Mauro Taino – Silvia Galli

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