Cronaca
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Estorsione, il sagrestano: ‘Ero nella zona a luci rosse per controllare chi la frequentava'

L’avvocato Galli

E’ arrivato davanti al gup Elisa Mombelli il caso di estorsione aggravata che lo scorso primo maggio aveva visto finire in manette un tunisino di 25 anni residente a Mestre, pregiudicato, in regola sul territorio nazionale, accusato di aver estorto denaro ad un sagrestano di una chiesa cremonese che si è già costituito parte civile attraverso l’avvocato Gianluca Pasquali. Per il tunisino, assistito dall’avvocato Fabio Galli, il gip Pierpaolo Beluzzi aveva disposto il giudizio immediato, ma il legale della difesa ha chiesto e ottenuto dal gup Mombelli il processo con il rito abbreviato condizionato all’esame di un testimone oculare che aveva assistito all’incontro tra l’imputato e il sagrestano. Il teste verrà sentito nell’udienza di giovedì. Attualmente il tunisino è agli arresti domiciliari a Cremona a casa di uno zio.

La notte dei fatti risale allo scorso 25 aprile, quando vittima e imputato si trovavano in un parcheggio accanto alla Centrale del Latte, zona nota per essere un luogo “a luci rosse”. Il sagrestano, secondo la sua versione, stava fumando una sigaretta seduto a bordo della propria auto, quando era stato avvicinato dal tunisino che gli aveva chiesto di ‘accendere’. Il sagrestano era sceso dalla macchina per prendere l’accendino dalla tasca, e in quel momento gli era caduto il cellulare. Sempre secondo il racconto della presunta vittima, il giovane aveva approfittato dell’occasione per appropriarsi del suo telefono. Aveva quindi rivelato all’uomo di averlo riconosciuto come sagrestano e lo aveva minacciato di chiamare i contatti della sua rubrica e di raccontare loro che lo aveva trovato in una località sospetta, nota in città anche per essere un luogo in cui avvengono episodi di prostituzione maschile.

L’avvocato Pasquali

Perché il sagrestano si trovava lì? Nella denuncia sporta il 29 aprile successivo, l’uomo si era giustificato spiegando di essere lì per verificare l’eventuale presenza di religiosi in quella zona considerata equivoca negli orari notturni. Il sagrestano aveva poi riferito ai militari di essere stato costretto, la mattina del 26 aprile, a consegnare al tunisino che lo aveva ricattato per la restituzione del suo telefono una somma di 1.500 euro in contanti. Ma l’estorsione era andata avanti: il 25enne gli aveva chiesto altri soldi, e a quel punto l’uomo si era visto costretto a rivolgersi ai militari. La mattina del 1° maggio i carabinieri avevano colto sul fatto il nord africano mentre ritirava altri 150 euro dalle mani della presunta vittima. Nei suoi confronti erano scattate le manette.

Ben diversa la versione dell’imputato, che al contrario ha sempre sostenuto che quei 150 euro facevano parte del compenso per una prestazione sessuale consumata la sera del 25 aprile. La somma pattuita era di 500 euro, ma il sagrestano quella notte gli aveva dato solo 300 euro, dicendo che il resto glielo avrebbe dato successivamente. Il 25enne tunisino, che abita a Mestre, veniva spesso a Cremona per trovare lo zio. Con quei soldi sarebbe potuto tornare a Mestre dove aveva in programma di fare dei colloqui di lavoro.

Sara Pizzorni

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