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Estorsione al sagrestano,
il tunisino: 'Erano soldi per
una prestazione sessuale'

L’avvocato Galli

“Quei soldi mi erano dovuti per una prestazione sessuale”. Così si è difeso davanti al giudice Pierpaolo Beluzzi il 25enne tunisino residente a Mestre, pregiudicato, in regola sul territorio nazionale, finito in carcere con l’accusa di estorsione aggravata ai danni di un sagrestano 60enne di una chiesa cremonese. Per il momento il giovane, difeso dall’avvocato Fabio Galli, resta in carcere. Il giudice ha ritenuto credibile il reato di estorsione, sollevando comunque dubbi sul motivo per cui il sagrestano si trovasse per caso a fumare in macchina in un’area di parcheggio nota per essere un luogo a luci rosse. Ora l’avvocato Galli sta valutando se chiedere per il suo assistito, che è disoccupato e che era a Cremona per trovare un parente, gli arresti domiciliari.

L’arresto dei carabinieri risale allo scorso primo maggio. I militari avevano colto sul fatto il tunisino mentre ritirava 150 euro dalle mani del 60enne. Secondo la versione fornita al giudice dal giovane straniero, quel denaro faceva parte del pagamento di una prestazione sessuale che gli era stata richiesta dal sagrestano.

La cifra pattuita, sempre secondo il tunisino, era stata di 500 euro, ma la vittima gliene aveva dati solo 300, promettendo di consegnargli il resto i giorni successivi. I due si erano scambiati i numeri di telefono per poi rivedersi in altre due occasioni: nella prima il sagrestano gli aveva chiesto ancora tempo, mentre nella seconda gli aveva consegnato 150 euro. All’incontro, però, c’erano anche i carabinieri che lo avevano dichiarato in arresto.

La denuncia era stata sporta dal sagrestano a fine aprile. L’uomo aveva riferito ai militari di essere oggetto da alcuni giorni di una serie di richieste estorsive da parte di un giovane nord africano che, in cambio di soldi, gli avrebbe restituito il telefono che gli aveva rubato la notte in cui lo aveva visto fumare una sigaretta seduto nella propria auto. Lo straniero gli aveva chiesto di fargli accendere, e il 60enne era sceso dalla macchina con l’accendino in tasca. Proprio in quel momento gli era caduto il telefono e il giovane ne aveva approfittato per rubarglielo. Aveva quindi rivelato all’uomo di averlo riconosciuto come sagrestano e lo aveva minacciato di chiamare i contatti della sua rubrica e di raccontare loro che lo aveva trovato in una località sospetta, nota in città anche per essere un luogo in cui avvengono episodi di prostituzione maschile.

Terrorizzato, il 60enne aveva così acconsentito a consegnare al giovane la somma richiesta, una volta riuscito a racimolarla. I due si erano così incontrati il giorno dopo in una piazza della città per la consegna dei soldi. L’estorsore in quella circostanza aveva sì consegnato il telefono, ma aveva chiesto altro denaro. Il sagrestano aveva iniziato a pagare, finchè, esasperato dall’ulteriore minaccia del tunisino di presentarsi in chiesa per fare una “scenata” davanti ai fedeli, era scattata la chiamata ai carabinieri.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • Roberto

    Che storia, certo che il sogrestano come avrá giustificato alla moglie quella situazione? E la moglie, cosa pensa del marito? A chi credere, al tunisino? O al marito? Anche il giudice dall’articolo sembra confuso, cosa faceva li il 60enne? Come mai si sono scambiati i numeri? Essere o non essere, questo è il problema…

  • Sorcio Verde

    Premesso che di questi temi non me intendo ma…500 euro per una prestazione?… per giunta pagata dopo?
    Ci credo che il giudice ha creduto all’estorsione…