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Azione civile contro Tamoil
Partita in Comune la conta
dei danni dal 2001 ad oggi

foto Sessa

Il Comune ha avviato la verifica della reale entità dei danni causati dall’inquinamento Tamoil. La provvisionale da un milione di euro che l’azienda ha già versato alla tesoreria dell’ente, a seguito della costituzione di parte civile di Gino Ruggeri nel processo, potrebbe infatti non essere sufficiente per coprire i danni anche di immagine causati alla comunità cremonese dalla raffineria. Lo ha detto l’assessore all’Ambiente Alessia Manfredini intervenendo alla presentazione del libro di Sergio Ravelli ‘Morire di petrolio – l’epilogo’, introdotto ieri a SpazioComune  dalla giornalista Francesca Morandi alla presenza anche del giudice Guido Salvini. Il Comune dovrà esaminare una lunga serie di documenti, dal 2001 l’anno dell’autodenuncia Tamoil, ad oggi per quantificare carte alla mano il danno patito. L’avvocato Alessio Romanelli, che ha assistito Ruggeri, è già in contatto coi legali del Comune, ha spiegato sempre Manfredini.

Molte le ancora le incognite all’orizzonte dopo la sentenza della Cassazione che ha certificato la sussistenza di ‘disastro ambientale’ a seguito di infiltrazioni nel sottosuolo di idrocarburi.  “Non si sa quando verranno tolte le apparecchiature per i soil gas dalla Bissolati”, ha detto tra l’altro l’assessore, “non si conoscono i contorni del ripristino ambientale. E poi adesso si apre la vera sfida per la città: che cosa si farà di quell’area? La scorsa amministrazione aveva approvato un parcheggio, noi non vorremmo in quella zona, tanto importante per i cremonesi, una nuova colata di cemento”. Il problema è che l’area é privata, il Comune non ne può disporre. La dismissione è in atto e  si concluderà a fine 2019, “a scavalco di due amministrazioni, per questo abbiamo attivato uno staff tecnico, e non politico, che segue passo dopo passo la dismissione”.

Ravelli ha infine espresso timori sulle fognature che ancora oggi utilizza Tamoil: strutture vetuste risalenti almeno agli anni Cinquanta che non mettono al riparo dal rischio di ulteriori infiltrazioni dai depositi tuttora utilizzati. Il Ministero dell’Ambiente è già stato sollecitato a chiedere il risarcimento danni (all’epoca del processo penale non si costituì parte civile, al pari del Comune di Cremona all’epoca di Perri) come si stanno avviando a fare, muovendo azione civile, le canottieri rivierasche, in primis la Bissolati, e come farà il Comune. Proprio nelle scorse settimane il Ministro dell’Ambiente Costa ha ricevuto una sollecitazione in tal senso dal collega cremonese Danilo Toninelli.

Un processo quantomeno strano e sicuramente atipico, lo hanno definito gli avvocati di parte civile Giampietro Gennari e Claudio Tampelli, il quale ha tra l’altro ricordato l’anomalia di ‘un assessore chiamato a testimoniare nel ruolo di tecnico”. Riferimento a Francesco Bordi, tecnico Arpa e poi assessore all’Ambiente nella giunta Perri. g.biagi

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