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Quando Volontè venne scartato
alla leva a Cr. Sul documentario
cremonese di Gandin è mistero

A sinistra Michele Gandin, a destra il certificato di esonero di Volontè dal servizio militare

di Marco Bragazzi

“Certo, pensate voi, quel falegname ha avuto una bella fortuna ad entrare proprio in quella banca…invece no, la sua fortuna si è fermata lì perché poi, in prigione, ha incontrato me”. Le frasi del monologo di “El Indio” rivolte alla sua banda echeggiano nella chiesa diroccata in mezzo al deserto nel film del 1965 “Per qualche dollaro in più”, pellicola storica tra le più acclamate del genere spaghetti western. L’Indio era nella vita reale, in una delle sue migliori interpretazioni, l’attore di origine milanese Gian Maria Volontè, considerato tra i più grandi della storia del cinema italiano.

La carriera di Volontè fu costellata da una enorme produzione artistica e da decine di premi che hanno reso il suo curriculum quasi al pari di “mostri sacri” come Alberto Sordi, Vittorio Gassman o il cremonese Ugo Tognazzi. Ma se la fortuna di quel falegname si era fermata nella cella condivisa con El Indio, per Volontè, forse, Cremona lo ha aiutato a far nascere il suo talento. Un passaggio a Cremona, forse cruciale per la sua carriera, per l’interprete del dirigente di Polizia nello stupendo “Indagini su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” arrivò quando Volontè aveva esattamente 20 anni e, ricevuta nel 1953 la famosa cartolina di precetto per la leva militare, il giovane si presentò in via Colletta insieme a molti coetanei per l’abilitazione al servizio di leva.

Tra il 5 e il 6 novembre 1953 Gian Maria Volontè si sottopose alle varie visite mediche e venne giudicato “non idoneo” al servizio militare in quanto candidato “di ridotta attitudine militare”, facendo subito ritorno a Torino, città dove si traferì poco dopo la nascita. Pochi mesi dopo, una volta superato lo scoglio del servizio di leva, Volontè si trasferirà a Roma per frequentare la prestigiosa Accademia Nazionale d’arte drammatica e cominciare la sua brillante carriera.

Ma c’è anche una Cremona “documentaria” di cui si sa poco o nulla, è il documentario “Cremona” del 1946 diretto dal registra Michele Gandin con Giovanni Vitrotti alla fotografia. Il documento nulla – osta per questa opera la spiega come descrittiva degli “aspetti più caratteristici di Cremona” che comprendeva i palazzi, le chiese e la città. Gandin fu un regista di cortometraggi tra i più celebrati arrivando a collaborare alla regia con addirittura Vittorio De Sica nei primi anni ’40. Tra i pochi fortunati scampati all’eccidio di Cefalonia del 1943, Gandin ha girato e seguito una mole enorme di film-documentario che lo hanno collocato tra i massimi interpreti italiani di questa arte. Vitrotti, invece, fu uno dei pionieri della fotografia, basti pensare che i suoi primi lavori sono datati agli inizi del 900, tanto da essere considerato una delle pietre miliari del fim muto italiano. Il documento, datato 8 giugno 1946, chiariva i “dogmi” della censura cinematografica post bellica e, soprattutto, parrebbe “riciclato” dai tempi del fascismo in quanto le intestazioni del ventennio sono cancellate con i caratteri di una macchina da scrivere. Di questo video documento pare non vi essere traccia nelle varie cineteche.

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