Cronaca

Morte di Paolo Sarcone. Patteggia il conducente che lo travolse, provocandone il decesso

Per l’automobilista, otto mesi e patente sospesa per sei mesi. Ad uccidere la vittima non era stata la caduta dallo scooter, ma l’investimento del mezzo condotto da un 43enne

Nella foto, Sarcone e la scena dell'incidente
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Ha patteggiato otto mesi, l’automobilista di 43 accusato di omicidio stradale per aver provocato la morte di Paolo Sarcone, il 42enne originario di Foggia ma residente a Cremona morto nella notte tra il 30 e il 31 agosto del 2024 sulla Castelleonese, all’altezza di San Predengo, all’incrocio con la strada che porta al Golf Club. Secondo l’autopsia, ad ucciderlo non era stata la caduta dallo scooter, e nemmeno un malore, ma l’investimento dell’auto che lo aveva travolto e che era sopraggiunta in direzione di marcia opposta. Per il conducente, assistito dall’avvocato Andrea Carassai, il giudice ha disposto la sospensione della patente per sei mesi.

Agli atti c’era anche la consulenza dell’ingegner Cinzia Cardigno, il perito che per conto del pm aveva ricostruito l’incidente. Il conducente procedeva ad una velocità moderata, di 50/60 chilometri orari. Non si era accorto della presenza di Sarcone, tanto che non c’erano segni di frenata. La macchina si era fermata a 90/100 metri di distanza dal corpo. La strada era tutta dritta, ma secondo il perito, bastava anche solo una frazione di secondo di distrazione, magari per guardare qualsiasi strumento del mezzo, per non accorgersi di un ostacolo fisso e non avere l’accortezza di frenare in tempo.

Per cause sconosciute, Sarcone, che stava tornando a casa dopo aver trascorso la serata al Paradise Wine Bar di Costa Sant’Abramo, lungo un tratto stradale privo di illuminazione, era caduto a terra, e il suo scooter aveva terminato la corsa in un fossato adiacente la carreggiata. Il 42enne, sbalzato dal motociclo, ma ancora vivo, si era quindi trovato al centro della corsia con senso di marcia opposto. Il conducente della macchina sopraggiunto poco dopo non era riuscito ad evitare di investirlo. Gli accertamenti effettuati avevano escluso un precedente impatto con un altro mezzo.

La causa del decesso è da attribuirsi ad uno shock emorragico. Nelle 32 pagine di consulenza tecnica si sostiene che le lesioni al capo e le fratture del bacino e del femore sinistro sono da ricondursi alla caduta dallo scooter con il conseguente impatto al suolo. Le numerosissime fratture costali, invece, sono maggiormente compatibili con un “meccanismo di natura compressiva, ossia di uno schiacciamento” da parte della macchina.

Secondo il medico legale, si può affermare, “con elevata probabilità, prossima alla certezza”, che Sarcone “fosse ancora vivo al momento dell’investimento e che il decesso sia stato conseguenza di quest’ultimo, piuttosto che della caduta dal motociclo”. “Il trauma cranico”, secondo i risultati dell’autopsia, “per quanto certamente non letale, ha determinato assai verosimilmente la perdita di coscienza” del 42enne, che quindi dopo la caduta non era stato in grado di allontanarsi dalla carreggiata.

Gli esami tossicologici avevano evidenziato che l’uomo, al momento della caduta, “versava sotto l’effetto di alcol etilico”, con un valore nel sangue di 1,04 grammi per litro, cosa che avrebbe contribuito “significativamente a causare la perdita del controllo del mezzo, e dunque la caduta”. Per quanto riguarda infine l’orario della morte, gli esperti l’avevano collocato “negli istanti successivi al sormontamento da parte dell’autovettura, ossia intorno alle 00,50 del 31 agosto”.

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