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Peculato, a processo il capo
dei vigili di Sospiro. La collega:
'Anomalie, situazione confusa'

Nella foto, il comandante Gerevini con il suo avvocato Curatti

E’ entrato nel vivo il processo per peculato che si celebra davanti al collegio composto dal presidente Francesco Sora con a latere i colleghi Giulia Masci e Daniele Moro. Sul banco degli imputati c’è Massimo Gerevini, 59 anni, da 20 comandante dei vigili di Sospiro, che secondo la procura si sarebbe intascato il denaro delle contravvenzioni elevate al codice della strada. Proprio a causa di questa vicenda, che sarebbe andata avanti fino al settembre del 2013, a febbraio dell’anno successivo Gerevini era stato sospeso cautelativamente con decurtato mezzo stipendio. Contro il provvedimento c’è un ricorso ancora pendente. Per l’accusa, il comandante Gerevini, difeso dall’avvocato Luca Curatti, si sarebbe impossessato, “mediante falsificazione dei bollettari delle ricevute di pagamento ‘per cassa’ e di quello del sistema informatico denominato ‘Concilia’ in uso al Comune, della somma di 42.814,50 euro”, così come è riportato nel capo di imputazione, “relativa ai proventi contravvenzionali e quelle derivanti dall’occupazione del suolo pubblico da parte dei commercianti”.

Il Comune di Sospiro, nella persona del sindaco Paolo Abruzzi, si è costituito parte civile. Abruzzi, assistito dall’avvocato Marcello Lattari, è stato il primo testimone ad essere sentito. “Intorno al 10 settembre del 2013”, ha raccontato il primo cittadino, “c’era la necessità di predisporre un assestamento di bilancio e verificare le entrate e le uscite dal Comune. Una delle voci del bilancio erano le sanzioni al codice della strada. Ho chiesto allora agli uffici di poter avere un dato preciso delle sanzioni elevate. In quel periodo il comandante era in ferie e ho chiesto all’agente Barbara Fantigrossi, pensando che fosse in grado, di cercare i dati”. Giorni dopo la stessa Fantigrossi aveva presentato perplessità su alcuni dati. Successivamente il sindaco aveva chiesto al segretario responsabile finanziario un controllo amministrativo esteso a tutti gli uffici del Comune. Era stato messo in campo anche il revisore dei conti. “Il 29 gennaio del 2014”, ha detto Abruzzi, “mi è stato segnalato un ammanco di 17.000 euro, e a quel punto ho contattato i carabinieri”. Durante la sua testimonianza, il sindaco ha riferito che nel 2014 all’ufficio della polizia locale, oltre al comandante, c’erano l’agente Fantigrossi e un agente di San Daniele Po. “Era il comandante”, a detta del sindaco, “che si occupava delle sanzioni al codice della strada. Il versamento dei contanti delle multe veniva depositato dallo stesso comandante presso la tesoreria. Dopo aver ricevuto dalla Fantigrossi la segnalazione che c’era qualcosa che non andava, volevo capire se ci fossero stati ritardi o imprecisioni nella tenuta gestionale”.

A depositare un esposto in procura il 28 ottobre del 2013 era stata l’agente della polizia municipale di Sospiro Barbara Fantigrossi, 39 anni, piacentina, al Comune di Sospiro da metà 2011 a metà 2016. “Durante il controllo ho trovato anomalie”, ha spiegato la testimone in aula, “si trattava di dati relativi ai pagamenti che non tornavano, anomalie tra l’accertato e l’introitato dal Comune. Tra i bollettini messi in cassaforte non erano stati registrati i pagamenti e nemmeno erano stati inseriti nel programma informatico”. “Queste”, ha sostenuto la Fantigrossi, “erano operazioni che faceva il comandante, io ero molto preoccupata, spaventata, era una situazione molto confusa. Mi era sembrato molto strano quel modo di rendicontare: c’erano i numeri dei bollettini che non erano in progressione”.

Tra i testimoni sentiti oggi c’era anche l’ex sostituto commissario della squadra mobile, ora in pensione, Gianbattista Bellomi, che aveva svolto le indagini. Bellomi ha parlato di trasgressori che avevano pagato le multe in contanti ma ai quali non erano stati decurtati i punti, di bollettari del 2001 utilizzati negli anni 2012/2013 che avevano ancora attaccato il foglietto verde che invece avrebbe dovuto essere depositato all’ufficio ragioneria, e di altri bollettari che non erano stati consegnati all’ufficio competente ma di cui la Fantigrossi aveva fatto le fotocopie. Il sostituto commissario aveva anche svolto accertamenti bancari nei confronti dell’imputato. “Non sono stati trovati soldi extra”, ha spiegato il teste.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 22 gennaio. Saranno sentiti gli ultimi due testimoni e lo stesso imputato, che si difenderà. “Sono stato accusato da subito, ma contro di me non ci sono prove”, si è sempre difeso il capo dei vigili, che deve anche rispondere dei reati di falsità materiale commessa da pubblico ufficiale e di falsità di documenti informatici.

Per il 22 gennaio è prevista anche la lettura della sentenza.

Sara Pizzorni

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