10 Commenti

Spettacoli e intrattenimento,
Cremona tra le province
lombarde più attive

124 euro per abitante: questa il giro d’affati medio nel settore spettacoli e intrattenimento in provincia di Cremona. Un numero importante, che racconta di un territorio vivace e  attivo, anche confrontandolo con quelli limitrofi: in Lombardia meglio solo Milano (328 euro) e Bergamo (162). A dirlo è un’indagine del Sole 24 Ore analizzando gli ultimi numeri resi noti dalla Siae. Cremona in prima linea anche per il numero di spettacoli (concerti, rappresentazioni teatrali, danza, ecc): nel 2017 sono stati 8 ogni 100 abitanti: in Lombardia ha fatto meglio solo milano, con 10 spettacoli ogni 100 abitanti.

Un’analisi da cui emerge come l’intrattenimento e lo spettacolo in Italia siano soprattutto legati al calcio, che risulta essere la prima industria del settore ludico nel nostro Paese. Sempre secondo le statistiche, gli spettacoli di tip osportivo sono concentrati soprattutto tra Lombardia e Piemonte. Seguono poi altre categorie, come quelle relative a concerti e balli, cinema, e infine esposizioni e mostre.

lb

© Riproduzione riservata
Commenti
  • Betty

    Se Cremona è tra le province lombarde più attive non mi immagino le altre!

  • Alceste Ferrari

    C’è qualcosa che non torna in questi dati
    E in ogni caso una statistica va letta: i dati SIAE parlano di biglietti, non di qualità delle proposte
    Questa città è sotto il monopolio della Fondazione Ponchielli, che fa certo cose buone, a volte meno belle, ma nel complesso buone; ma insufficienti.
    In città mancano spazi per teatro, musica e danza PROFESSIONISTICI per i quali il Ponchielli è insufficiente sia come grandezza, sia come portata
    Certi titoli o certe compagnie, certa musica (jazz per esempio) non sono adatti al Ponchielli
    Inoltre c’e uno squilibrio verso l’amatoriale pericoloso per la qualità delle proposte.
    L’amatoriale è attività legittima e interessante, ma il professionismo implica scelte importanti, a partire dalle coperture contributive, e quindi comporta costi. E quindi vanno offerte opportunità

    • Gianluca

      Su tanti argomenti la penso diversamente da lei, ma stavolta non posso che concordare.

      • Alceste Ferrari

        Grazie
        Forse su questi temi andrebbe fatta un’analisi approfondita anche da chi gestisce la cosa pubblica

    • Illuminatus

      Gli spazi sono molteplici, non c’è solo il Ponchielli. Ricordo il Filodrammatici, il Cittanova, e anche l’Auditorium Arvedi.

      Poi, scusi, chi dice che il jazz non si addice al Ponchielli? Io ricordo un bel concerto di Miles Davis nella stagione concertistica, c’ero.

      • Alceste Ferrari

        Mi spiego meglio, o almeno ci provo
        Il filo è un ottimo teatro dove però si fa prevalentemente cinema; restano due giorni la settimana, prevalentemente utilizzati dalle varie attività amatoriali
        Attività stimabilissima, ma resta la mancanza di una programmazione più dettagliata e continuativa con compagnie “altre” del panorama nazionale professionistico
        Per farlo servono investimenti e volontà, visto che la sala (che ha 210 posti) è economicamente insufficiente ( il massimo di incassi, s sala esaurita, difficilmente supererebbe i 3000 € e una compagnia di 4-5 attori e qualche tecnico costa solo di paghe e contributi almeno 2000 € al giorno, a cui vanno aggiunti luci, scene, trasporti, pubblicità e quant’altro)
        Il Cittanova ha dei grossi limiti tecnici: il palco non supporta luci se non con struttura autoportante , non esiste quintatura, l’acustica è discutibile. Anche qui ci vuole un grosso investimento
        L’auditorium è ottimo, un gioiello, ma solo per la musica e mi sembra ben programmato.
        Io mi riferisco ad una circuitazione di spettacoli (conosco meglio la prosa, ma mi sento di allargare il discorso s danza, teatro danza e musica) che copre il resto d’italia e non arriva qui o perché inadatta agli spazi enormi e costosi del Ponchielli o perché non sufficientemente protetta da spazi minimali quali il filo (dove peraltro qualcosa si potrebbe tentare , ma a condizione di avere un qualche supporto economico)
        Poi si può reinventare l’utilizzo di qualsiasi spazio, ma resta il problema: un professionista è tale anche perché il suo lavoro è pagato, almeno di contribuzione e perché nella continuità della sua ricerca sta il valore della sua opera. Se non ha spazio per esprimersi, il professionista muore

        • Illuminatus

          Lei qui apre molti discorsi contemporaneamente. Provo anch’io a rispondere.

          Da anni mi capita di organizzare spettacoli che hanno per protagonisti studenti di musica, principalmente al Filo. Lo scopo è di aiutare loro a diventare professionisti. Posso dire che qualcuno ce l’ha fatta.

          Per quanto riguarda la copertura dei costi, ha ragione Lei, senza l’aiuto dei privati non si fa nulla. Ma così è in tutto il mondo. Lei mi sembra sia del PD, organizzazione con cui condivido poco ma alla quale riconosco forse maggiore attenzione alla cultura. Potrebbe far pressione sul Pizzetti, che è appena riuscito a bloccare a livello nazionale l’ngresso delle auto elettriche in ZTL (grazie, a proposito, ho in ordine un’elettrica), a promuovere una legislazione a favore della defiscalizzazione dei contributi dei privati e delle aziende alla cultura, intesa come spettacoli, concerti, ecc.

          • Alceste Ferrari

            Una normativa di questo genere, già in atto per il cinema, era presente per il teatro nella riforma scritta da Franceschini (min cultura): si incentivavano gli interventi dei privati a cui si concedeva un fondamentale sconto nelle tasse da pagare allo stato (con questo sistema il cinema italiano è rinato)
            Il problema è che c’erano alcuni passaggi da affinare e nel frattempo l’attuale governo ha fatto decadere i tempi per l’approvazione dei decreti attuativi. Non ho ben capito se per incapacità o per volontà.
            De facto, si deve ricominciare.
            In ogni caso, iniziative come la sua non è sporadica e va incentivata; io pure ho scelto di produrre uno spettacolo pagando contributi e quant’altro a giovani professionisti. Col risultato economico che può immaginare
            Credo che dovremmo creare un tavolo per confrontarci su questi temi e problemi: la differenza di posizioni ideologiche sono convinto che non farebbe che arricchire il dibattito

          • Illuminatus

            Sempreché il confronto sia davvero leale e teso a produrre un risultato. Purtroppo a Cremona ho sperimentato, più volte sulla mia pelle, quanto difficile possa essere proporre un’iniziativa che non sia partita da “loro”, anche offrendo di finanziarla.

          • Alceste Ferrari

            Il confronto aperto e leale è un presupposto indispensabile anche per me. Qui non si tratta di affiliazione politica: su questi temi ho verificato reticenza anch’io anche nella mia, diciamo, area.
            Si tratta di individuare problemi, indicare soluzioni e fare proposte. Creando sinergie.
            Se davvero vogliamo farlo, dobbiamo trovare il modo di incontrarci