2 Commenti

Kavarna, due a processo per
le scritte. Proprietari immobile
e Comune chiedono i danni

L’avvocato Gualazzini

Si è aperto oggi davanti al giudice Francesco Beraglia il procedimento penale nei confronti di Andrea Tronco, 36 anni e Irene Negroni, 30 anni, entrambi residenti in città, appartenenti al centro sociale Kavarna, accusati di danneggiamento aggravato per aver imbrattato, all’inizio di agosto 2017, i muri di diversi edifici pubblici e privati del centro storico. Oggi in udienza il Comune, attraverso l’avvocato Cesare Gualazzini, si è costituito parte civile. Delle dodici parti offese, tutti proprietari di edifici che erano stati imbrattati, si sono costituiti parte civile Piero Feraboli e Carla Zanoni, proprietari di un immobile di corso XX Settembre, all’angolo con vicolo San Lorenzo. Questi ultimi sono assistiti dall’avvocato Simona Bozuffi. Gli imputati, invece, sono difesi dall’avvocato Sergio Pezzucchi.

L’avvocato Bozuffi

Ad avviare l’inchiesta era stato il Comune di Cremona che nell’ottobre del 2017 aveva sporto denuncia. Le scritte inneggianti all’anarchia erano comparse nella mattinata di venerdì 5 agosto su diversi edifici del centro storico tra cui le colonne di Galleria 25 aprile e vetrine. Il giorno precedente c’era stata la protesta dei centri sociali contro gli arresti di otto anarchici effettuati a Firenze. Negli ambienti cittadini di quell’area era subito corso il passaparola e gli aderenti al Kavarna avevano organizzato una manifestazione di solidarietà per gli arrestati in piazza Roma. Proprio attorno alla piazza, nottetempo, erano comparse le scritte contro polizia e centri di potere, fatti su cui la Digos aveva avviato le indagini, arrivando a denunciare in concorso tra loro tre cremonesi tra cui un minorenne per danneggiamento aggravato, deturpamento e imbrattamento di cose altrui.

Sara Pizzorni

© Riproduzione riservata
Correlati
Commenti
  • Gherardo

    Speriamo che ci sia una sentenza esemplare contro questi imbrattatori incivili, che non hanno rispetto di niente….. e non la solita sentenza buonista come fu nel caso degli aggressori, sempre della stessa provenienza, dei clienti del ristorante Il Violino.

    • Elio

      Con i giudici che ci ritroviamo va a finire che sono i “poveri artisti” la parte lesa