Un commento

II Guerra, forse svelato il
mistero su 'Pippo' nelle carte
dei servizi segreti inglesi

Durante l’ultima guerra, quando nei cieli di Cremona volava l’aereo da ricognizione inglese e iniziavano a suonare le sirene d’allarme, per tutti i cremonesi si trattava di ‘Pippo’. Proseguendo l’attività di ricerca nelle carte desecretate dei servizi segreti inglesi e americani, il ricercatore cremonese Marco Bragazzi ha trovato documenti che illustrano l’attività di spionaggio pro alleati di Antonio Cifarelli sul Po, proprio nella zona tra Cremona e Pavia, nome in codice ‘Pipo’. Sarà lui il Pippo immaginato da tutti i cremonesi in volo sulla città?

di Marco Bragazzi

“La mia missione era di fare ricognizioni per i movimenti truppe, le strutture, gli sviluppi politici nei dintorni di Milano prendendo contatti con partigiani e cercare di infiltrarmi all’interno delle unità delle Brigate Nere. Dovevo percorre le zone del Po per studiare e riferire sulle strutture militari lungo il fiume in modo da far capire agli inglesi dove poteva essere più facile per le truppe attraversare quel corso d’acqua che rappresentava una naturale difesa per i soldati dell’Asse. Per fare questo mi muovevo tra Cremona e Pavia, mi spostavo tra le due provincie e a Cremona feci anche un paio di perlustrazioni in città”. Siamo a Milano, metà dicembre 1944, Antonio ‘Pippo’ Cifarelli è stato appena arrestato, lo aspetta il tristemente noto Hotel Regina sede della Gestapo e, se sarà fortunato, il carcere di San Vittore. Il carcere poteva essere visto in maniera fortunata ai tempi perché, a volte, alcuni arrestati non riuscivano neanche ad uscire vivi dall’hotel nel centro di Milano.

Cifarelli era un agente segreto del SIS (Secret Intelligence Service) inglese che, dall’estate del 1943, aveva cominciato a reclutare volontari per missioni oltre le linee, tenendo fede al fatto che spesso una informazione vale più di un battaglione di soldati. Reclutato in Puglia verso la fine dell’estate del 1943, Cifarelli venne addestrato dagli inglesi a paracadutarsi, all’utilizzo radio e a riconoscere e scrivere con i codici cifra del servizio segreto inglese. All’inizio del 1944 verrà paracadutato con un operatore radio (nome in codice Angelo) e uno specialista di codici cifra nella zona di Biella. Pippo ha con sé radio, informazioni, tabelle delle cifrature, 150mila lire di allora (circa 50mila euro odierni) e una missione che doveva partire ed essere portata a termine.

Cifarelli si attiva: comincia a percorrere la zona ‘bassa’ della Lombardia e a prendere nota di ciò che vede o che riesce a carpire dalle conversazioni dei cittadini. A Pavia entra in contatto con un responsabile dell’orto botanico dove, dopo peripezie incredibili per recuperare i pezzi della radio danneggiati nel lancio, riesce ad installare la sua piccola stazione ricetrasmittente cominciando a crittografare e a spedire informazioni. Però, come nelle peggiori storie di spionaggio, la sua cattura più che dal controspionaggio arriva da una delazione di un partigiano che farà arrestare in rapida successione tutti e tre.

A Milano la SIPO-SD (ovvero la polizia di sicurezza del Reich) è ‘territorio’ del tremendo capitano Theodor Saevecke, ma per Cifarelli a gestire il suo interrogatorio sarà il maresciallo capo Helmuth Klemm dell’ufficio IV/3, ovvero quello dedicato ai sospettati di spionaggio. Il maresciallo arrivava dall’ufficio IV/B4, quello dedicato alla ‘caccia degli ebrei’ e i suoi metodi di coercizione sono molto violenti. Dopo un breve periodo a San Vittore Cifarelli verrà deportato a Mauthausen, ma riuscirà a sopravvivere al campo di sterminio e a rientrare in Italia nel 1945 dove si dedicherà alla scrittura e alla sua professione. A metà del 1944 i servizi segreti inglesi passarono la notizia all’intelligence e alla Royal Air Force che, presso il canale navigabile di Cremona, era prevista la costruzione di un idroporto per alianti: forse quella notizia era stata passata a Londra da Antonio ‘Pippo’ Cifarelli.

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Commenti
  • Mich. Gio.

    Mah, quando mia nonna mi raccontava dei bombardamenti su Trieste, nel 1944, parlava anch’ella di PIPPO. Quest’aereo doveva essere una sorta di mitologico Prete Gianni.