Cronaca
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Ricatto hard al sagrestano 4 anni e 6 mesi al tunisino per il reato di estorsione

L’avvocato Galli

Quattro anni e sei mesi, senza la sospensione condizionale della pena, per il reato di estorsione. Questa la sentenza emessa oggi dal gup Elisa Mombelli nei confronti di un tunisino di 25 anni residente a Mestre, pregiudicato, in regola sul territorio nazionale, accusato di aver estorto denaro ad un sagrestano di una chiesa cremonese. L’imputato, difeso dall’avvocato Fabio Galli, è stato anche condannato ad una multa di 1.200 euro, mentre come risarcimento è stata decisa una provvisionale di 3.000 euro. Nel procedimento, il sagrestano era parte civile attraverso l’avvocato Gianluca Pasquali. Per la vicenda del ricatto hard, il pm Milda Milli aveva chiesto una pena di cinque anni e sei mesi. La motivazione sarà depositata entro 45 giorni.

La notte dei fatti risale allo scorso 25 aprile, quando vittima e imputato si trovavano in un parcheggio accanto alla Centrale del Latte, zona nota per essere un luogo “a luci rosse”. Il sagrestano, secondo la sua versione, stava fumando una sigaretta seduto a bordo della propria auto, quando era stato avvicinato dal tunisino che gli aveva chiesto di ‘accendere’. Il sagrestano era sceso dalla macchina per prendere l’accendino dalla tasca, e in quel momento gli era caduto il cellulare. Sempre secondo il racconto della vittima, il giovane aveva approfittato dell’occasione per appropriarsi del suo telefono. Aveva quindi rivelato all’uomo di averlo riconosciuto come sagrestano e lo aveva minacciato di chiamare i contatti della sua rubrica e di raccontare loro che lo aveva trovato in una località sospetta, nota in città anche per essere un luogo in cui avvengono episodi di prostituzione maschile.

L’avvocato Pasquali

Perché il sagrestano si trovava lì? Nella denuncia sporta il 29 aprile successivo, l’uomo si era giustificato spiegando di essere lì per verificare l’eventuale presenza di religiosi in quella zona considerata equivoca negli orari notturni. Il sagrestano aveva poi riferito ai militari di essere stato costretto, la mattina del 26 aprile, a consegnare al tunisino che lo aveva ricattato per la restituzione del suo telefono una somma di 1.500 euro in contanti. Ma l’estorsione era andata avanti: il 25enne gli aveva chiesto altri soldi, e a quel punto l’uomo si era visto costretto a rivolgersi ai militari. La mattina del 1° maggio i carabinieri avevano colto sul fatto il nord africano mentre ritirava altri 150 euro dalle mani della presunta vittima. Nei suoi confronti erano scattate le manette.

Ben diversa la versione dell’imputato, che al contrario ha sempre sostenuto che quei 150 euro facevano parte del compenso per una prestazione sessuale consumata la sera del 25 aprile. La somma pattuita era di 500 euro, ma il sagrestano quella notte gli aveva dato solo 300 euro, dicendo che il resto glielo avrebbe dato successivamente.

Prima che fosse emessa sentenza, in apertura di udienza è stato sentito un testimone che però non ha fornito elementi rilevanti. L’uomo, teste oculare, ha riferito di essere un frequentatore del luogo e di aver visto l’imputato parlare con una persona, che tra l’altro non è stato in grado di identificare.

“Sono soddisfatto”, ha dichiarato l’avvocato Pasquali. “Si è trattato di un fatto estorsivo acclarato che oggi è stato confermato anche dal giudice. Era quello che ci interessava dimostrare”. “Leggeremo la motivazione della sentenza”, ha commentato a sua volta l’avvocato Galli, che intende ricorrere in appello. “Un appello ci sta, anche per un discorso di riqualificazione dei reati, e cioè del riconoscimento della tentata estorsione e non del reato consumato”.

L’imputato resta agli arresti domiciliari a Cremona a casa di uno zio.

Sara Pizzorni

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