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Quando Kissinger volle
sapere di Cremona per
capire la situazione italiana

Proseguendo l’attività di ricerca nelle carte desecretate dei servizi segreti inglesi e americani, il ricercatore cremonese Marco Bragazzi ha trovato documenti riguardanti la richiesta di informazioni su Cremona fatta dal Segretario di Stato degli Stati Uniti Henry Kissinger. Kissinger si era infatti interessato alla vita di Cremona in modo da avere informazioni locali che lo aiutassero a comprendere la situazione italiana del periodo.

di Marco Bragazzi
“Quando i cremonesi parlano dei loro problemi generalmente si riferiscono ai problemi di altre persone”.
Davanti a questa frase di apertura di un telegramma Henry Kissinger, Segretario di Stato del presidente degli Stati Uniti sia con Richard Nixon che con Gerald Ford, avrà inarcato le sue folte sopracciglia e, sempre più perplesso, si sarà chiesto “ma chi me l’ha fatto fare di chiedere informazioni su Cremona?”. Siamo a Washington nel freddo gennaio del 1977 quando, nel suo ufficio, il potentissimo statista comincia a leggere il resoconto sulla città di Cremona redatto dai suoi inviati tramite l’ambasciata americana in Italia. Per Kissinger, che nel suo studio poteva vantare tra le altre cose il diploma come premio Nobel per la Pace nel 1973, capire la città di Cremona poteva rivelarsi un’impresa ardua quasi come la guerra in Vietnam. Il Segretario di Stato rappresentava il pragmatismo politico statunitense per eccellenza, statista di notevole caratura, intelligente, acuto e determinato, come unico limite aveva quello di non poter diventare Presidente degli Stati Uniti in quanto nato e cresciuto in Germania, fatto che rendeva potenzialmente ‘più vicina’ la sua conoscenza della città di Cremona.

Ad un cittadino cremonese (e forse anche a chiunque nel mondo) verrebbe da chiedere “Ma per quale motivo Henry Kissinger poteva essere interessato a Cremona?”. Bella domanda ma, visto il profilo molto ‘materiale’ dello statista, il suo interesse non era di certo rivolto direttamente ai violini, alla cultura o alla gastronomia. Semplicemente nel 1976, periodo con la politica nazionale in ‘stato confusionale’, Cremona sembrava un’isola felice dove le principali coalizioni di governo della città, il Partito Socialista, il Partito Comunista e la Democrazia Cristiana dialogavano tranquillamente, per cui si rendeva necessaria una analisi ‘dello strano fenomeno’. Gli inviati dell’ambasciata arrivano in città e parlano con molte persone legate alla vita cittadina – i referenti politici, il prefetto, il direttore generale della raffineria Amoco, gli editori – e si informano su come si vive in città e sui punti dolenti o di forza all’ombra del Torrazzo. Kissinger leggerà uno spaccato della città dove la criminalità è quasi assente e la povertà assoluta sembra non aver ancora fatto capolino, ma dove i problemi non sono direttamente legati alla città ma alle leggi “troppo leggere” per i criminali, quasi a confermare la frase di apertura del telegramma.

Il telegramma spiega la forza della agricoltura cremonese a livello nazionale, ma anche i problemi legati alla concorrenza di alcuni Paesi europei, la posizione della raffineria che, con 300 dipendenti circa, rappresenta l’industria più grossa, anche se il sistema industriale comincia a muovere i primi passi. Tra le righe si scorge la vita quotidiana di una città di quasi 100mila abitanti con problemi ben diversi da quelle statunitensi: la criminalità è legata a episodi sporadici, gli americani rimarcano il fatto che in provincia non vi siano stati rapimenti di bambini, fatto che, purtroppo, verrà smentito nell’estate del 1979 con la tragedia del rapimento e dell’uccisione del piccolo Luca. Le forze politiche cittadine dialogano tra di loro, il sindaco in forza al Psi Zanoni discute tranquillamente con il Partito Comunista così come con la Democrazia Cristiana che era all’opposizione. Sul resoconto viene anche segnalato che aveva aperto i battenti la prima radio locale, Radio Cremona, fatto che integrava l’informazione quotidiana.

Kissinger aveva bisogno di informazioni locali per capire le evoluzioni a livello nazionale, la città non era un caposaldo di qualche partito come potevano essere quelle emiliane o venete, la ricchezza sembra diffusa, così come le aperture di dialogo tra le varie forze politiche, quasi a conferma che il benessere accessibile a quasi gli abitanti tutti rendeva i rapporti sociali e politici molto più tranquilli. A questo punto Kissinger, magari togliendosi i pesanti occhiali e grattandosi la nuca per la stranezza del rapporto, aveva forse capito solo alcuni dei “perché” di Cremona, di certo poteva tornagli utile la storia del medioevo cremonese scritta a fine 1700 dal presidente John Adams.

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