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Stalking e molestie sessuali
in ospedale. L'ex paziente
condannato a sette anni

L’avvocato Garbetta

E’ stato condannato a sette anni di reclusione, Ronni Poli, il 55enne pregiudicato cremonese arrestato lo scorso novembre dagli agenti della squadra mobile con le accuse di atti persecutori e violenza sessuale ai danni del personale del reparto Infettivi dell’ospedale dove era ricoverato da qualche tempo. L’imputato, difeso dall’avvocato Davide Garbetta, è stato processato con il rito abbreviato davanti al gup Giulia Masci. Per lui, attualmente rinchiuso nel carcere di San Vittore, il pm Ilaria Prette aveva chiesto una pena di cinque anni e otto mesi.

Per mesi, durante e anche dopo il ricovero, Poli, con precedenti per truffa, droga e altri reati contro la persona, si era reso responsabile di numerosi atteggiamenti provocatori e minacciosi nei confronti del personale medico che lo assisteva, in particolare nei confronti delle dottoresse. Baci, abbracci, palpeggiamenti, a cui avevano fatto seguito anche minacce di morte, ingiurie, danneggiamenti alla struttura ospedaliera e sputi verso il personale sanitario. Ausiliari e infermieri erano stati spesso costretti a barricarsi nei locali confidando che l’uomo si calmasse, mentre i medici, a causa della necessità di contenere il paziente, si erano trovati in difficoltà a svolgere il proprio servizio. Gli atteggiamenti di Poli avevano prodotto nei confronti del personale medico una condizione di ansia circa la propria incolumità personale, tanto che nessuno era stato più in grado di lavorare in modo sereno per paura di essere ripetutamente molestato o aggredito.

“Ti spacco la faccia, ti tiro il collo, imbecille, incapace, incompetente”, aveva detto Ronni Poli ad uno dei medici. Una dottoressa, invece, era stata oggetto di molestie sessuali con ripetuti abbracci e baci sulle guance in occasione delle visite; un’altra era stata minacciata di morte: “Se parli con il tuo primario ti taglio la gola”, mimandole anche il gesto, avvicinandosi al volto della dottoressa, mimando il gesto di percuoterla e molestandola sessualmente con abbracci e baci sulle guance. Un’altra dottoressa era stata a sua volta palpeggiata e ingiuriata, mentre due delle sue colleghe erano state inseguite, minacciate di morte e oggetto di sputi. Le due donne si erano chiuse a chiave in una stanza che Poli aveva cercato di sfondare.

Oggi davanti al giudice Masci, il 55enne ha reso dichiarazioni spontanee nelle quali ha ammesso i danneggiamenti alle porte del reparto, in quanto in un’occasione aveva perso le staffe, così come ha ammesso di aver sputato, puntualizzando “per terra”, ma ha negato le altre accuse di violenza sessuale e stalking. Anzi, ha riferito l’imputato, “in reparto c’era un clima di cordialità e amicizia”. “Certo”, ha aggiunto, in modo polemico, “andava bene quando io o mia mamma preparavamo le torte, le tartine con il salmone o le macedonie”. Nella vita, Poli ha detto di aver sempre fatto il ‘gigolò’, e quindi di aver sempre trattato bene le donne. Mai, a suo dire, si sarebbe permesso di compiere atti sessuali contro la volontà di qualsiasi donna e soprattutto delle dottoresse dell’ospedale.

Dopo il suo arresto, nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Pierpaolo Beluzzi, l’imputato si era detto pentito, ma si era giustificato dicendo di essersi comportato così perché era stato “curato male”. Poli era stato ricoverato in un primo tempo nel reparto di Pneumologia e successivamente trasferito in quello degli Infettivi. Non soddisfatto delle cure ricevute, aveva cominciato a mettere in atto i comportamenti che poi avevano terrorizzato il personale dell’ospedale, soprattutto quello femminile, tanto che si era arrivati addirittura ad ipotizzare un trasferimento dell’intero reparto Infettivi.

I medici del reparto oggi erano presenti in aula, ma nessuno si è costituito parte civile. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 60 giorni. L’avvocato Garbetta ha già fatto sapere la sua intenzione di ricorrere in appello.

Sara Pizzorni

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