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Infiltrazioni di 'ndrangheta
e mafia cinese sul territorio
nella relazione della Dia

E’ citata anche Cremona nell’ultima relazione semestrale della Dia (Direzione investigativa antimafia), relativa al primo semestre 2018, presentata nei giorni scorsi in Parlamento. In particolare, nel capitolo in cui si parla delle infiltrazioni mafiose in Lombardia, emerge come siano state riscontrate “presenze non strutturate nelle province di Cremona, Mantova, Bergamo e Lodi”. Del resto continua a essere in auge, tra le famiglie della ‘ndrangheta calabrese, quella dei Grande Aracri, che a Cremona ha avuto un radicamento profondo.

Secondo il rapporto Dia, “il risalente radicamento della ‘ndrangheta in Lombardia ha consentito alla matrice mafiosa calabrese di dotarsi di una struttura di coordinamento sul territorio denominata, appunto, “la Lombardia”, intesa come una vera e propria “camera di controllo”, in collegamento con la “casa madre” reggina e funzionalmente sovraordinata
ai locali presenti nella zona”.

Nel semestre in esame “la pervasiva operatività della ‘ndrangheta in Lombardia è stata sancita anche in altri processi”. Come appunto l’inchiesta Pesci, che ha portato alla condanna di cinque affiliati della Cosca dei Grande Aracri: il 3 febbraio 2018 sono infatti, sono state depositate le motivazioni della sentenza emessa dal Tribunale di Mantova. “Dalla lettura delle motivazioni si chiarisce il modus operandi della struttura mafiosa stanziata nella Lombardia orientale, delineando una ’ndrangheta degli affari, economicamente dinamica, operativa, catalizzata ed attratta dalla grande o piccola commessa, dal guadagno, dal profitto e dalla speculazione” si legge nel rapporto. “In diversi passaggi delle motivazioni della sentenza si fa riferimento ad uno stretto rapporto tra il locale stanziato al nord, vera e propria proiezione, pur dotata di autonomia, della cosca cutrese”.

Un altro problema non da poco, che colpisce un po’ tutti i centri lombardi, Cremona compresa, è quello della tratta di esseri umani, che “consente di portare in Italia un elevato numero di risorse umane che, in parte, vengono successivamente impiegate in diverse attività criminali concernenti i reati predatori, la manodopera clandestina,
lo sfruttamento della prostituzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti” si legge nel rapporto. “Nel semestre in esame continua a delinearsi una consistente presenza della criminalità albanese, non di rado acomposizione parentale, attiva sia nel traffico di sostanze stupefacenti, sia nello sfruttamento della prostituzione”.

I sodalizi di origine nigeriana, invece, “sembrano principalmente interessati, in collaborazione con altre organizzazioni
nordafricane, alla gestione della tratta migratoria di propri connazionali, non disdegnando, tuttavia, il comparto
illecito degli stupefacenti”.

Attenzione particolare anche alla criminalità cinese, che a Cremona come in altre città si concentra sullo sfruttamento della prostituzione. In particolare, si legge nella relazione della Dia, “nel mese di maggio, in Lombardia e Piemonte, la Polizia di Stato di Biella ha colpito un gruppo criminale multietnico eseguendo il sequestro di 12 immobili adibiti, formalmente, a centro massaggi, ma di fatto utilizzati per il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione, per un valore di circa 800 mila euro, In particolare, il 3 maggio 2018, a Biella, Cremona e Milano, la Polizia di Stato di Biella ha eseguito una misura cautelare nei confronti di 4 soggetti, ritenuti responsabili di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Le indagini, avviate nel 2017 e supportate da attività tecniche, hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari a carico di un gruppo criminale composto da 3 donne ed un uomo cinesi, un italiano ed un tunisino, dedito allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione di giovani cinesi costrette ad esercitare il meretricio all’interno di appartamenti del capoluogo biellese.

LaBos

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