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Ciclabile Trento Trieste,
Manfredini: 'Migliorie
a favore della sicurezza'

In seguito alle perplessità espresse dai cittadini in merito alla pista ciclabile di viale Trento e Trieste, anche a seguito di un’interrogazione scritta della consigliera Maria Vittoria Ceraso ha presentato su questa opera in fase di ultimazione, l’assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità Alessia Manfredini chiarisce punto per punto gli aspetti riguardanti il tema della sicurezza, la sosta, i cordoli, le aiuole, nonché gli atti di chi ha in carico la direzione dei lavori e del Responsabile Unico del Procedimento. Sul tema è inoltre stata creata un’apposita cabina di regia, che si riunisce settimanalmente, per affrontare, fase dopo fase, l’andamento del cantiere.

Innanzitutto la verifica sul posto per delineare il tracciato della pista ha evidenziato che la sosta a pettine, prevista nel progetto esecutivo, avrebbe limitato sensibilmente la sicurezza dei mezzi in fase di parcheggio, obbligandoli a compiere manovre sulla sede stradale” spiega Manfredini. “La nuova disposizione, condivisa con la Polizia Locale, riduce drasticamente il pericolo potenziale e permette la messa a dimora delle piante già presenti. Il numero di stalli non ha subito variazioni, in quanto l’inclinazione poco accentuata (30° circa) ha permesso, durante la delineazione del tracciato, il raggiungimento del giusto equilibrio. Il tracciato della pista, per quanto riguarda il tratto dove sono presenti attività commerciali e pubblici esercizi, è stato reso semplicemente più razionale, così da evitare che, in fase di manovra, le auto possano intralciare il transito dei ciclisti”.

Venendo all’incrocio con via Stauffer, “questo punto è stato rimodulato a salvaguardia delle piante esistenti e dell’espansione delle loro radici. Si è dovuto procedere all’abbattimento di alcuni alberi in quanto ne è emersa la pericolosità grazie allo studio agrononomico commissionato per verificare lo stato di salute dell’intera alberatura presente su entrambi i lati di viale Trento e Trieste: le piante rimosse erano state infatti classificate in classe D con metodo V.T.A. (da abbattere)”.

Il problema legato ai cordoli che risultano affossati “verrà meno una volta avvenuta la stesura dell’asfalto. I cordoli segnaletici a scopo protettivo sono attualmente in fase di posa, mentre quelli già collocati sono conformi a quanto previsto dalla vigente normativa rispetto alla tipologia di pista ciclabile progettata. Tenuto conto che la norma permette di derogare nel caso di particolari conformazioni del terreno, lo si è fatto per salvaguardare le piante sane, nonché per mantenere inalterato il profilo della sezione stradale per ragioni di sicurezza.

Laddove possibile, la pista è stata realizzata senza ricorrere ad interventi strutturali: si è così provveduto a sistemare il tappeto di usura, ed altrettanto avverrà per la segnaletica orizzontale e verticale con la posa di arredi e paletti che saranno posati conformemente ai nuovi incroci.

La configurazione finale dei parcheggi ancora da tracciare, ad oggi delimitati da linee bianche, sarà tale che gli stalli per disabili si troveranno in corrispondenza delle aperture del cordolo (1,50 metri), permettendo così da raggiungere in modo agevole la parte pedonale e gli ingressi delle abitazioni, ed in sicurezza tutte le vie trasversali.

Oltre alle aiuole vi saranno zone drenanti lungo tutto il percorso. Non si è potuto lasciare drenante il tratto a ridosso della carreggiata per motivi di sicurezza dettati dai dislivelli tra le parti in asfalto e quelle in ghiaia.

Le modifiche tecniche apportate al progetto, di lieve entità e di trascurabile valore economico, pressoché nullo, rispetto al costo iniziale dell’intervento, non costituiscono varianti sostanziali, bensì migliorie che la direzione dei lavori ha la facoltà di apportare in fase di esecuzione, così come stabilito nel D. Lgs. 50/2016 e dal Decreto 7 marzo 2018 n. 49, oltre che da un numerose sentenze del Consiglio di Stato. Tali interventi non modificano nella sostanza il progetto esecutivo approvato, ma lo perfezionano in quanto derivano da analisi ancora più approfondite fatte successivamente.

In ogni caso le modifiche in corso d’opera ordinate e disposte dalla direzione lavori saranno recepite in un unico atto amministrativo con l’approvazione a chiusura dei lavori. Per tale motivo non vi erano le condizioni per la stesura di una variante al progetto esecutivo e, in ogni caso, come ribadito, le modifiche migliorative sono di stretta competenza della direzione dei lavori e del Responsabile Unico del Procedimento”.

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Commenti
  • Elio

    Ma nel frattempo mettere una segnaletica provvisoria per indicare quali siano le piste ciclabili no? O si aspetta che altre persone si facciano male come gia successo? Le segnaletiche sono una priorità anche nel corso di un lavoro

    • Mario Rossi SV

      Meglio inaugurare tutto prima delle elezioni, la sicurezza…

  • Marengon

    Si ha la sensazione di parlare a chi non vuol capire…
    Assessore… se per Lei è normale creare una pista ciclabile (anzi due semipiste) con al centro una aiuola e la seconda semipista adiacente alla zona pedonale non munita di protezione, ritengo che ciò sia sufficiente per farsi una idea di come si sia operato e delle priorità di sicurezza avute. L’uso promiscuo della pista ciclopedonale è diventato un dato di fatto (e rimane pericoloso) perchè il tracciato pensato non risponde alle esigenze di chi lo usa. La invito a munirsi di metro e andare a verificare sul posto le dimensioni del tracciato pedonale e ciclabile in alcuni punti giudicati pericolosi proprio per la difformità di ampiezza delle carreggiate. Mi creda, basta poco tempo e soprattutto buona disponibilità a vedere ciò che c’è… nulla più (sempre che si voglia rendere un servizio alla Città).
    P.S. io la percorro tutti i giorni… andata e ritorno! Lei?

  • Illuminatus

    A me l’idea delle piste ciclabili ad uso promiscuo con i pedoni non piace per nulla. Vedo solo rischi per entrambe le categorie di utenti, ciclisti e pedoni che siano (specie se questi ultimi sono bambini o anziani).

    Si veda infatti il caso dell’altro giorno, dell’anziano ferito da una ciclista incivile che lo ha centrato, reso con disabilità permanente.

  • ciclo-pe

    Considerazione di carattere generale. Nei paesi dove la ciclabilità è molto più avanzata che da noi, laddove non è proprio possibile creare la ciclopista su sede propria, si ricorre all’uso promiscuo pedone-ciclista debitamente segnalato e ciclisti e pedoni civilmente si rispettano: si rallenta e si da sempre la precedenza al pedone. Girare in bici in un paese civile vuol dire avere un mezzo efficiente, con i freni, il campanello, le luci di sera e, soprattutto, bisogna tenere comportamenti conseguenti al codice della strada e al vivere civile. Vale però per tutti. La settimana scorsa ad un attraversamento pedonale sopraggiungeva un automobilista mentre digitava sul telefono e non mi ha nemmeno visto.