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Dimezzato lo stipendio ai
dipendenti Ghisleri-Vacchelli
denunciati per truffa

Da qualche giorno non sono più al lavoro le otto persone, dipendenti del Miur, denunciate alla fine dello scorso ottobre dalla Guardia di Finanza per truffa ai danni dello Stato per essersi assentate dal posto di lavoro – l’istituto scolastico Beltrami – Ghisleri – Vacchelli di via Palestro – senza aver timbrato il cartellino d’uscita e quindi figurando presenti. Nove le persone denunciate in Procura; otto quelle tuttora in servizio, una nel frattempo è andata in pensione. Il provvedimento disciplinare da cui sono stati raggiunti, in attesa degli sviluppi della parte penale della vicenda, ha comportato anche il dimezzamento dello stipendio.

Si tratta del primo provvedimento di questo genere in una scuola cremonese, scaturito da un’indagine delle Fiamme Gialle, con il coordinamento della Procura di Cremona, che aveva preso in esame, anche attraverso l’acquisizione di filmati, gli spostamenti di collaboratori ed assistenti amministrativi rilevando numerosi casi di ingiustificato allontanamento. Era emersa l’esistenza di scambi reciproci dei badge personali tra dipendenti che vicendevolmente procedevano alla timbratura del cartellino elettronico per favorire i colleghi assenti al mattino o al termine dell’orario di lavoro. Usciti da scuola, i dipendenti si dedicavano a commissioni di carattere personale come spese al supermercato e acquisto di fiori e piante in piazza.

L’indagine della Finanza aveva fatto emergere circa 100 ore di assenza, divise in 80 casi, in un mese e mezzo. Nessun docente risulta  coinvolto. La Procura sta valutando il danno erariale causato.

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Commenti
  • Elio

    Che squallore e che ingiustizia. Se lo facessi io a lavoro mi licenzierebbero in tronco,altro che dimezzamento stipendio. C’è un sacco di gente onesta che cerca lavoro e questi delinquenti si comportano cosi…. licenziamento immediato e risarcimento danni si meriterebbero

    • Dott. Landi Roberto

      Sono il Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi di un Istituto Comprensivo (per la precisione di quello di Sospiro), ovvero di un Istituto Scolastico pubblico, quindi credo di poter parlare con debita cognizione di causa. Quello indicato è il primo passo di un provvedimento sanzionatorio che ha aspetti sia amministrativi, sia penali. I dipendenti sotto inchiesta sono stati – al momento – sospesi dal servizio ed hanno diritto ad un “assegno alimentare” pari a metà della retribuzione, per garantire loro una forma elementare di sostentamento. Se riconosciuti colpevoli – in sede di penale – dei reati loro ascritti oltre ad essere licenziati, dovranno rispondere del danno erariale arrecato allo Stato (per essersi assentati arbitrariamente anziché lavorare) e pagare anche le spese legali. Non mi sembra poco.

      • Elio

        Io lavoro in una ditta privata e le assicuro che oltre a diver risarcire il mio datore di lavoro il denaro per mantenermi me lo scordo,e il tutto con licenziamento immediato,glie lo posso assicurare in quanto c’è gente che e’ stata licenziata per molto meno. Questa non le sembra un inaccettabile differenza di trattamento tra i privati e non?

        • Franco Ferrari

          Il problema è che se venissero licenziati immediatamente e, in sede processuale, per un qualsiasi motivo venissero assolti, bisognerebbe risarcirli con soldi pubblici e, di conseguenza, sanzionare il funzionario che li ha licenziati. Il datore di lavoro privato può fare ciò che ritiene opportuno.
          Mi sembra comunque che aspettare la sentenza non cambi i termini del problema. Se devono pagare, pagheranno.

        • Dott. Landi Roberto

          I meccanismi sanzionatori nel comparto pubblico in passato erano talmente blandi da risultare od inapplicabili o del tutto inefficaci una volta applicati. In questo senso i correttivi introdotti dalla riforma Brunetta in poi si sono mossi nella giusta direzione e gli effetti iniziano a vedersi. Detto ciò – e tenendo ben fermo il principio che dipendenti responsabili di comportamenti come questi non meritino scusanti – rimango però dell’avviso che, sia nella PP.AA. che nel settore privato, non si debba comunque sconfinare nell’arbitrio nel punire chi commetta irregolarità od illeciti.

      • maria

        Non sarà poco come lei dice…..alla fine chissà fra quanti anni ci sarà un processo… nel frattempo prendono metà stipendio? nooooooo vadano a lavorare se lo trovano magari a lavare i piatti o pulizie in generale ( con rispetto per chi le fa già)non meritano altro Poi troveranno senzaltro l’avvocato super che farà di tutto per scagionarli

      • MaPi 3

        Grazie dott. Landi!

    • Mirko

      Concordo

  • Mario Rossi SV

    Quindi se saranno in stato di povertà, nulla vieta loro di chiedere il reddito di cittadinanza, così potranno integrare la parte decurtata.