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Sequestra e picchia la moglie,
costringendola a prostituirsi:
arrestato 33enne

Picchiava la moglie, costringendola a prostituirsi: è stato così arrestato un romeno, G.E.A., 34enne senza fissa dimora, rintracciato dai Carabinieri della Compagnia di Cremona in un’abitazione di Soresina

L’uomo disoccupato, pluripregiudicato (e membro di un’organizzazione criminale dedita al traffico della prostituzione), era infatti stato sottoposto a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Bergamo il 9 febbraio 2019 per i reati di sequestro di persona, maltrattamento in famiglia, lesioni e violenza privata aggravate e continuate, nei confronti della moglie. Ed è stato proprio a casa della donna, una 34enne di origine rumena, che l’uomo è stato rintracciato, nonostante già fosse stato colpito dal divieto di avvicinamento alla stessa.

I fatti risalgono al periodo compreso tra marzo e agosto 2018, nel comune di Torre Pallavicina (Bergamo), dove i due abitavano, e dove si consumava l’incubo della donna, che veniva sistematicamente vessata, maltrattata, colpita con calci e pugni su tutto il corpo (tali da cagionarle lesioni, a volte anche gravi). L’uomo, secondo le accuse, la sottoponeva a umilianti vessazioni, anche in presenza dei suoi tre figli minori, per costringerla a prostituirsi contro la sua volontà. Addirittura una volta l’aveva rinchiusa in casa, privandola delle chiavi e del telefono cellulare, al fine di impedirle di richiedere aiuto.

L’arrestato aveva cercato di sottrarsi al divieto di avvicinamento, costringendo la donna a seguirlo nell’abitazione in provincia di Cremona, convinto che cambiando territorio sarebbe venuto meno il divieto di avvicinamento. Ed è stata proprio la moglie a consentire ai militari di rintracciarlo quando, esasperata dall’ennesimo episodio di violenza del marito nei suoi confronti, è scappata di casa urlando e attirando così l’attenzione dei vicini, che hanno subito chiamato i Carabinieri.

Giunta sul posto la pattuglia, la 34enne ha avuto il coraggio di confrontarsi con un Carabiniere donna, raccontandole tutto e denunciando la presenza del marito in casa.

Agghiaccianti i contorni della vicenda, che emergono dalla lettura del provvedimento di custodia cautelare emesso dal Gip di Bergamo: l’uomo, 2 o 3 volte a settimana, dopo aver abusato di alcolici, aveva l’abitudine di picchiare la moglie, a mani nude, con la cintura o addirittura lanciandole addosso sedie o sbattendole la testa contro il muro. Poi usciva di casa, rinchiudendola all’interno e portandole via chiavi e cellulare. Altre volte la minacciava brandendo coltelli. L’episodio più grave risale all’agosto 2018 quando, nel corso di un litigio, l’ha minacciata di morte, scagliandosi poi contro di lei e colpendola con una violenza tale da provocarle gravi lesioni, un trauma cranico non commotivo e un trauma facciale.

Il tutto accaduto in presenza dei tre figli minorenni ella coppia: due bambine rispettivamente di 14 e 10 anni ed un maschietto di 7 anni. Nonostante tutto, la 34enne si era sempre rifiutata di denunciare il marito, terrorizzata da eventuali ritorsioni. Solo una denuncia era stata presentata, quando i due si trovavano in Germania e l’uomo, per costringerla a prostituirsi, l’aveva legata, costretta a spogliarsi e dopo averla picchiata a sangue, rasata a zero con una macchinetta per tagliare i capelli. Altre volte l’aveva poi costretta a prostituirsi anche una volta rientrati in Italia. Era sempre riuscito a sfuggire alle forze di polizia, appoggiandosi a connazionali e parenti e cambiando domicilio decine di volte, muovendosi tra i comuni di Badia Pavese (PV), Monticelli d’Ongina (PC), Sant’Angelo Lodigiano (LO), Torre Pallavicina (BG), Cremona e Soresina (CR), zone in cui l’indagato si è fatto notare in quanto denunciato più volte per risse, lesioni, minacce, danneggiamenti, furti e rapine.

Del resto i precedenti dell’uomo parlano chiaro: G.E.A. tra il 2006 e il 2014, sotto l’alias di P.E.A., era stato più volte indagato per reati di violenza contro la persona, rapina. Un’altra donna, sua ex compagna di nazionalità rumena, lo aveva già denunciato per averla costretta a prostituirsi, picchiandola ripetutamente se si ribellava e privandola della libertà personale per evitarne la fuga. L’uomo è risultato infatti appartenere a un gruppo criminale dedito allo sfruttamento della prostituzione tra le province di Pavia, Piacenza, Lodi, Brescia, Bergamo e Cremona.

I Carabinieri di Cremona non mancano di riflettere sulla violenza domestica. “Gli ultimi casi di cui i Carabinieri si sono occupati, dimostrano come il potere maschile squilibra i rapporti e i ruoli, presidia la cultura e il linguaggio, cerca di riaffermarsi nelle scuole e nelle famiglie” commenta il maggiore Rocco Papaleo, comandante della Compagnia di Cremona. “La violenza domestica è la prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 16 e i 40 anni: più degli incidenti stradali, più delle malattie. Per questo è necessario sottrarsi a quella reazione immediata che porta a dire: “io non sono così”, “noi siamo normali”, “i problemi sono degli altri” ed necessario invece cercare di inquadrare tempestivamente la criticità e fornire il massimo sostegno a chi chiede aiuto”.

“Il femminicidio è una tragedia che parla a tutti, che riguarda tutti gli uomini, pertanto è necessario non sottovalutare qualunque segnale provenga in tal senso e continuare a lavorare ponendo la necessaria attenzione perché tali episodi non accadano più.  L’Arma di Cremona nei confronti di tali problematiche, ed anche alla luce di questo arresto, continua ad impegnarsi ponendo la massima attenzione, in piena osmosi con l’Autorità Giudiziaria e gli esperti in materia” conclude Papaleo.

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Commenti
  • Elio

    Da quello che capisco dopo tutti quei reati non e’ stato molto in galera. Le donne dovrebbero ringraziare quei giudici ad avergli dato una pena cosi mite. Questa donna obbligata a prostituirsi e’ una delle tante che molti dicono che lo fanno per scelta,lo fanno e non denunciano per paura di ritorsioni. Le forze dell ordine dovrebbero contrastare piu fortemente la prostituzione come i giudici non dare pene ridicole. Questo tra poco e’ ancora fuori a terrorizzare la donna e farne pristituire altre,vedrete…

    • Mirko

      Concordo, ad uno così niente galere, ma un colpo è via nell umido

    • grossoago figliodi

      E dai con ‘sti giudici. Sono i politici che devono rendere più efficaci le pene, non i giudici. Ma se i politci sono i primi a temere una giustizia giusta poi chi delinque non paga. Alla faccia nostra, come sempre.

      • Elio

        La legge prevede dai 5 ai 10 anni di galera per stupro. Poi i giudici danno molte attenuanti a queste bestie secondo la propria discrezionalità,vuole un elenco di attenuanti che hanno fatto i giudici per non punire questi animali?

        • grossoago figliodi

          Le attenuanti le prevede comunque una legge. E chi le fa le leggi?

          • Elio

            E’ giusto ci sia interpretazione della legge ma spesso questa e’ fatta da giudici a dir poco rincoglioniti. Una ragazza e’ stata violentata un po di tempo fa ma il giudice ha assolto la bestia perché lei indossava jeans attillati e quindi a parere del giudice ha dovuto aiutare lo stupratore a sfilarli e quindi significa che la cosa la eccitava. Questa e’ una delle tante sentenze…

      • Mario Rossi SV

        Omicidio Marco Vannini, quando chi infligge le pene…fa pena.

  • Graziano Ansaldi

    Con tutti i crimini commessi, questo delinquente era ancora libero? C è molto che non funziona nella cosiddetta Giustizia italiana.