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Siccità: problemi per le semine
primaverili, Po sceso a -7,40 m
Tavolo permanente in Regione

“Di fronte ai cambiamenti climatici è necessario agire in un’ottica di prevenzione e non più solo di gestione dell’emergenza. Per questo serve una task force che monitori e intervenga sulla gestione delle acque in modo costante durante tutto l’anno, per poter garantire le risorse necessarie a salvare campi e raccolti nel momento del bisogno”. È quanto afferma Ettore Prandini, Presidente nazionale di Coldiretti e di Coldiretti Lombardia, in occasione della prima riunione in Regione del Tavolo permanente  sulle riserve idriche. A Cremona oggi, lunedì 1 aprile, il livello del fiume Po è sceso a -7,40 metri sotto lo zero idrometrico.

Le precipitazioni che hanno coinvolto tutto il territorio lombardo dall’inizio dell’inverno sono praticamente dimezzate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. “Per programmare al meglio gli interventi occorre organizzarsi raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi e renderla disponibile nei momenti di difficoltà – afferma Coldiretti – Per questo servono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini e utilizzando anche le ex cave per raccogliere l’acqua piovana. Sul tema del deflusso minimo vitale serve flessibilità, soprattutto in vista dei mesi estivi, quando l’acqua è indispensabile per garantire le produzioni agricole di qualità”.

L’anomalia climatica di quest’anno – spiega Coldiretti Lombardia – ha compromesso le riserve nel terreno e lasciato a secco invasi, fiumi e laghi: il fiume Po è già oltre 3 metri sotto lo zero idrometrico al Ponte della Becca a Pavia, mentre il lago di Como ha un riempimento di appena il 7,6% con un livello di -26,5 centimetri sotto lo zero idrometrico, l’Iseo ha un riempimento di 11,4% con un livello di -14,7 centimetri e il lago Maggiore è riempito solo per meno di un terzo (29,5%) del suo potenziale con un livello di 8,6 centimetri.

Uno scenario che ha fatto scattare l’allarme per le semine primaverili di granoturco, soia, riso e pomodoro nei terreni aridi per la mancanza dell’acqua necessaria alle coltivazioni per crescere, ma a preoccupare sono anche gli ortaggi e le piante da frutto fiorite in anticipo per le alte temperature. Se da un lato, infatti, il “bel tempo” ha permesso agli agricoltori di fare le lavorazioni per preparare il terreno alla semina in modo ottimale, non si può dire la stessa cosa per la germinazione dei semi, che – spiega la Coldiretti – può avvenire solo se in presenza di buona umidità del terreno. In diversi casi – precisa la Coldiretti – è stato necessario intervenire in anticipo con le irrigazioni di soccorso ma in difficoltà sono anche le colture autunnali come il frumento, l’orzo, l’erba medica e le altre foraggere che soffrono la prolungata siccità.

Il Tavolo è stato convocato dal presidente della Regione Fontana e ha visto la partecipazione degli assessori regionali all’Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi, agli Enti locali, montagna e piccoli comuni, all’Ambiente e clima, e al Territorio e Protezione civile. Una quarantina i soggetti partecipanti: associazioni di agricoltori, consorzi di bonifica e gestori delle dighe. Gli esiti del Tavolo sono stati la creazione di un momento non occasionale ma permanente, con periodicità funzionale alla situazione, per individuare le azioni da intraprendere per fronteggiare le scarse piogge e i conseguenti problemi irrigui; flessibilità degli interventi, assunti con necessario anticipo, rispetto al momento della probabile crisi idrica che colpirà il comparto agricolo nei mesi estivi; individuazione di una strategia a breve e di una a lungo termine per affrontare in maniera strutturale il tema acqua, con l’attuazione della legge che consente l’utilizzo delle cave dismesse come bacini idrici di pianura in grado di raccogliere le acque piovane, oggi disperse all’80 per cento.

Tra le proposte emerse nel corso dei lavori anche l’estensione della partecipazione, in occasione della prossima riunione, ai responsabili della gestione delle acque dei laghi, e la volontà di riconsiderare gli accordi con la Svizzera per la situazione relativa al Lago Maggiore.

“Da parte nostra – ha detto Alessandro Bettoni, presidente del Consorzio Dunas – abbiamo chiesto nuovamente che siano introdotti degli automatismi che permettano deroghe immediate al deflusso minimo vitale in caso di emergenza e che, in situazioni particolarmente gravi come quella in cui ci potremmo trovare la prossima estate, garantiscano la priorità dell’afflusso dell’acqua in pianura per salvare i raccolti, anche in presenza di un contestuale rilascio di acqua da parte dei gestori idroelettrici. L’ambiente è cambiato e quindi anche le regole devono adeguarsi se vogliamo garantire le produzioni agricole del bacino padano”.

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