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Medici pensionati in corsia?
Non a Cremona, dove
l'età media è di 48 anni

Sempre meno medici in corsia negli ospedali pubblici, e sempre più anziani, come mostrano le esperienze di alcune regioni come il Veneto, che stanno richiamando professionisti già in pensione in quanto i concorsi vanno deserti (non ci sono sufficienti specializzati per coprire i livelli essenziali di assistenza); o come il Friuli Venezia Giulia (a Trieste ha fatto scalpore l’anestesista di 83 anni richiamato in sala operatoria). Presso l’Asst di Cremona, che pure soffre di carenze d’organico in diversi reparti, non si è arrivati a tanto, anzi i dati dell’ufficio personale mostrano che l’età media dei dirigenti medici è di appena 48,4 anni.

La prassi già adottata da alcune regioni in sofferenza e che prima o poi potrebbe arrivare anche qui, non piace al presidente dell’Ordine provinciale dei medici e odontoiatri di Cremona, Gianfranco Lima: “Bisogna vedere in quanti accetteranno – ci spiega. Intanto, per legge non si può svolgere una consulenza nella stessa struttura in cui si è stati dipendenti. Non è un caso che tanti medici, in pensione dall’ospedale, vadano poi a lavorare in cliniche private: c’è anche un vantaggio fiscale derivante da flat tax e aliquota Iva vantaggiosa. E poi c’è un aspetto puramente fisiologico che inevitabilmente limita l’operatività di un medico: in quanti, superati i 65 anni, se la sentono di fare i turni di notte?”. Eppure,  è proprio sui medici anziani che la sanità sembra fare affidamento visto che i giovani non li fa entrare nel sistema: “In Italia abbiamo i medici più vecchi d’Europa, c’è stato un vero e proprio salto generazionale nelle assunzioni negli ospedali, per cui abbiamo medici giovani (pochi rispetto alle esigenze), pochi quarantenni e in prevalenza medici ormai verso la pensione”. Le stime nazionali elaborate dal sindacato dei medici Anaao Assomed parlano di 6000 – 7000 uscite all’anno nel triennio 2019 – 2021 per effetto della legge Fornero, che interesserà i nati tra 1954 e 1956, mentre quota 100 potrebbe avere un impatto notevole, considerato che i 38 anni di contribuzione sono facilmente raggiungibili dai medici, categoria che in genere riscatta sempre gli anni degli studi universitari.

L’invecchiamento della categoria anche nella nostra provincia appare evidente guardando i numeri degli iscritti all’Ordine: 1933 in totale (1675 i medici chirurghi, gli altri odontoiatri) di cui 890 hanno dai 61 anni in su, 54 dei quali ultraottantenni, proprio quella fascia d’età in cui è inserito il caso – limite dell’anestesista friulano. 101 gli iscritti che hanno tra i 20 e i 30 anni, 509 tra i 31 e i 50, 433 tra i 50 e i 60 anni.

Il  problema nella formazione dei giovani sta nelle scuole di specializzazione, costose e con numero di posti insufficienti a coprire il fabbisogno ospedaliero, dove peraltro, per i tagli operati sul servizio sanitario nazionale, le porte sono sempre più chiuse. La carenza di medici specialisti è evidente soprattutto in medicina d’emergenza – urgenza, pediatria, anestesia rianimazione, medicina interna.

“Non è vero che ci sono pochi medici, ce ne sono pochi in certi ospedali che forse sono meno appetibili di altri”, commenta il sindacalista Roberto Dusi, segretario generale Cisl-Fp Asse del Po. “Ospedali che non hanno una grande attrattiva sull’utenza, vuoi perchè depotenziati, vuoi perchè collocati in territori dove esiste concorrenza con altre strutture, inevitabilmente sono poco attrattivi. E i medici ospedalieri, che legittimamente possono svolgere anche l’attività privata, spesso prediligono ospedali con grandi numeri in quanto in questo modo poi hanno la possibilità di seguire i pazienti privatamente. Chi lavora nel pubblico dovrebbe farlo in esclusiva, questa è la mia opinione”. g.biagi

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