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Il Po Grande pronto
a diventare riserva
dell'Unesco

Per il responso bisognerà attendere mercoledì, domani, ma il fatto che il referente dell’ente promotore sia stato invitato presso la sede centrale dell’UNESCO di Parigi è senz’altro un buon segno: l’area mediana del Po (ribattezzata PoGrande), della quale fanno parte 16 Comuni della Provincia di Cremona, è candidata a diventare sito Mab, ossia ad entrare nel network mondiale delle Riserve della Biosfera. Il Mab (acronimo per indicare “L’uomo e la biosfera”) è un programma scientifico intergovernativo avviato dall’UNESCO nel 1971 con lo scopo di promuovere un rapporto equilibrato fra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le pratiche dello Sviluppo Sostenibile.

L’Italia conta 17 siti iscritti nella lista delle Riserve della Biosfera, fra cui Po Delta dal 2015; ora, dopo un biennio di intenso lavoro, potrebbe aggiungersi PoGrande: se ne parlerà domani a Parigi nella sede centrale dell’UNESCO, dove è in corso la 31esima sessione del Consiglio Mab cui spetta la decisione finale su siti proposti per il 2019. Il Ministero dell’Ambiente italiano ha scelto di sostenere la candidatura, promossa dall’Autorità di Distretto del Fiume Po in collaborazione con Legambiente Emilia Romagna, Università di Parma e Fondazione Collegio Europeo, per un progetto che coinvolge 85 comuni lambiti dalle acque del Grande Fiume.

In elenco figurano Cremona insieme a Casalmaggiore e a Bonemerse, Cingia de’ Botti, Crotta d’Adda, Gerre de’ Caprioli, Gussola, Malagnino, Martignana di Po, Motta Baluffi, Pieve d’Olmi, San Daniele Po, Scandolara Ravara, Spinadesco, Stagno Lombardo, Torricella del Pizzo. Un lavoro sinergico che potrebbe portare ad un risultato chiave nell’ottica di valorizzazione del territorio fluviale. Ora non resta che attendere notizie da Parigi, dove è già arrivato in rappresentanza Meuccio Berselli, Segretario Generale dell’Autorità di Distretto del Fiume Po.

Federica Priori

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Commenti
  • ciclo-pe

    Speriamo nel riconoscimento Mab Unesco come punto di partenza per un’inversione di tendenza di pratiche economiche e territoriali non più sostenibili. Il Po mantiene un fascino unico, importante riconoscerne le prerogative, giustissimo puntare in alto ma giusto anche cominciare a porsi qualche questione fondamentale sullo stato effettivo della qualità ambientale, ecologica e paesaggistica del bacino padano. L’amara considerazione sarebbe che si riconosce un territorio nel pieno di un processo di depauperamento che ha portato alla scomparsa di boschi, lanche, zone umide, cascinali, strade storiche, per non dire delle modificazioni ecologiche.

    • Mirko

      Già dal fatto che hai commentato solo tu, si capisce quanti hanno a cuore il nostro fiume….bel commento