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Il 'Macellaio di Praga' e
il suo interesse per la città
del Premio Cremona

di Marco Bragazzi

“L’uomo che volle farsi Re”. Lo scrittore Rudyard Kipling e l’attore Sean Connery hanno rappresentato alla perfezione, tramite un libro e successivamente su celluloide, la storia della arroganza di chi, forte di un potere tale da renderlo completamente egocentrico, decide di elevarsi al di sopra del popolo a cui appartiene. La storia di cui si può parlare è quella di un potentissimo gerarca nazista che decise di farsi Re, Reinhard Heydrich, di un fascicolo segreto con riferimenti a Cremona e della maledizione della Corona di San Venceslao.

Siamo nel 1941, la Germania nazista ha completamente schiacciato gli eserciti dell’Est e, per consolidare il suo potere sulle zone occupate, Hitler decise di mettere uno dei gerarchi a lui preferito, il giovane Heydrich, a capo del Protettorato di Boemia e Moravia, zona identificabile con l’attuale area della Repubblica Ceca e della Slovacchia. Heydrich, forte del suo ascendente da parte del Fuhrer, è molto giovane, a soli 37 anni può vantare una curriculum impressionante tanto che già prima dei suoi trenta anni, quando i suoi coetanei si affacciavano alla carriera nelle SS, lui era già membro di spicco della temutissima Polizia di Sicurezza del Reich, la RSHA e in poco tempo destinato a diventare comandante della tristemente nota Gestapo. La sua brillante corsa professionale interessava molto Hitler ma, nel contempo, lo rendeva ben poco amato nei confronti di molti altri militari tedeschi o gerarchi nazisti. Tra questi ultimi spicca il terribile Heinrich Himmler in prima fila contro il giovane delfino di Hitler nonostante la loro forzata collaborazione, sentimento di odio reciproco che, alla fine, giocherà però a sfavore di “Re” Heydrich. Forse pochi lo sapranno ma l’atroce “soluzione finale” attuata dalla Germania nazista nelle aree occupate avvenne in una nevosa giornata di inizio 1942 in una villa alle porte di Berlino, nella zona della Wannsee, luogo deputato per far incontrare molti gerarchi e decidere come organizzare lo sterminio di milioni di persone. Hitler in persona decise di formalizzare con la conferenza di Wannsee quelle procedure e gli strumenti destinati al massacro di milioni di innocenti, quindi, a capo della conferenza il Fuhrer decise di mettere il “Macellaio di Praga”, ovvero quel Heydrich che era considerato il peggiore e il più violento tra i gerarchi del Reich.

Al suo fianco, alla tavola che raccoglie i vertici del partito, spunta il profilo di Adolf Eichmann, altra figura di spicco nel progetto “soluzione finale”, ufficiale destinato a scampare con la fuga al famoso processo di Norimberga ma catturato dal Mossad in Sudamerica nei primi anni ’60 e giustiziato in Israele. Cosa raccoglie il fascicolo di Heydrich tradotto grazie alla collaborazione del professor Giovanni Borsella? Come tutte le SS il Governatore della Boemia e della Moravia era prima di tutto un perfetto burocrate, il suo interesse verso l’area su cui aveva potere di vita e di morte è totale, dall’organizzazione del lavoro, alla macchina bellica, alla cultura; ogni cosa doveva essere valutata dalla sua persona. Le sue “mani” dovevano poter gestire tutto e tutti, ad ogni costo e senza nessuna interferenza, esterna o interna. La città di Cremona finisce nei suoi scritti personali sia per motivi organizzativi che culturali, nel 1942, all’interno della rassegna stampa del Protettorato spunta la città di Cremona, salutata con enfasi grazie alla descrizione della ormai prossima costruzione del canale navigabile Cremona – Milano, quello stesso canale su cui erano “scivolati” a livello propagandistico prima di Heydrich svariati governi italiani e almeno un presidente degli Stati Uniti. Ma come ogni burocrate che deve gestire il potere Heydrich voleva essere informato anche e soprattutto sulla cultura e sul valore della stessa, per cui nei suoi scritti compaiono annotazioni sulla storica competizione di pittura “Premio Cremona”, su almeno un libro che riguardava il valore dei violini Stradivari e sulle prime esecuzioni di opere di Claudio Monteverdi messe in atto sia nel 1941 che nel 1942. L’interesse per l’arte verosimilmente non ha radici profonde nel panorama culturale di Heydrich, come spesso accade al Governatore interessava di più l’aspetto economico e la gestione della macchina burocratica più dei dipinti o della musica. Nei territori occupati ma non solo le SS operavano sistematiche spoliazioni dei beni di migliaia di persone; gioielli, manoscritti, quadri, libri antichi e anche strumenti musicali come i violini. Tutto aveva un valore, bastava saperlo stimare nel miglior modo possibile, secondo la fredda logica del “Re” di Boemia e Moravia.

A conferma di questa ipotesi nel febbraio 1943 il temutissimo Ministro della Propaganda del Reich, Joseph Goebbels, regalò alla solista giapponese Nejiko Suwa un violino che, stante alle ricerche, poteva essere uno Stradivari arrivato a Berlino, parrebbe, dalle spoliazioni attuate dai nazisti nei paesi occupati, spoliazioni perfezionate con freddo metodo e perfetto calcolo da Heydrich e dagli altri gerarchi a Wannsee. L’egocentrismo dittatoriale di Heydrich non durò fino a fino guerra, negli ultimi giorni di maggio del 1942 tre paracadutisti cecoslovacchi, addestrati dai servizi segreti in Inghilterra, misero in atto l’operazione Anthropoid, volta a mettere fine al regime del “Macellaio di Praga”. L’assalto alla vettura del Governatore, avvenuto nella area di Lidice nei pressi di Praga, andò a segno solo parzialmente, Heydrich venne ferito in maniera grave e trasportato all’ospedale cittadino dove, parrebbe su pressioni di Himmler, non fu fatto “tutto il possibile” per evitare o ridurre le infezioni setticemiche causate dall’esplosione di una granata. La vendetta ordinata da Hitler per l’attentato fu spietata e spaventosa, l’intero abitato di Lidice dove si rifugiarono subito dopo l’assalto i paracadutisti fu raso al suolo, tutti i maschi sopra i 14 anni vennero fucilati sul posto, un centinaio di bambini vennero destinati al processo di “germanizzazione” di cui solo una ventina scarsa videro la fine della guerra, mentre gli altri finirono subito nelle camere a gas. Le donne dell’abitato sopravvissute ai campi di concentramento racconteranno la barbarie dei nazisti a Lidice nei vari processi a carico di coloro che si erano macchiati di atrocità verso i civili rendendo conto di atrocità compiute su incolpevoli cittadini. La morte di “Re” sembra seguire i dogmi di una “maledizione”, ovvero quella della Corona di San Venceslao, diadema regalato al Regno di Boemia da Carlo IV di Lussemburgo in onore San Venceslao. Il preziosissimo manufatto è indossabile solo da coloro che avevano diritto, pena la morte entro un anno, di diventare Re di Boemia. La Corona, che non viene esposta al pubblico da quasi due secoli, è custodita e protetta da 7 chiavi affidate a 7 personalità diverse, personalità che, una volta persa la carica pubblica, devono affidarla al loro successore. Sembra che nel 1941 Heydrich volle indossare la Corona senza averne titolo ma, come spiegato nel fascicolo segreto, il “Re” di Boemia e Moravia volle andare oltre, requisendo le 7 chiavi e affidandole a se stesso e ai suoi famigliari. La leggenda vuole che colui che rompe la tradizione della vestizione e protezione del diadema senza averne il titolo venga punito nel modo peggiore e, nel caso di Heydrich, la leggenda troverà conferma. Gli intrighi, gli odi, i complotti, gli screzi tra gerarchi e la perfida natura della conferenza di Wannsee sono magistralmente raccontati nel film “Conspiracy – Soluzione finale” con Kenneth Branagh nel ruolo di Heydrich e Stanley Tucci in quello di Eichmann.

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