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In città resti di abeti rossi
e mostra fotografica per
ricordare i danni di Vaia

Ceppi di abeti della foresta dei violini provenienti dalla Val di Fiemme semidistrutta dalla tempesta vaia del 2018. Con questi legni i maestri liutai, a partire dagli Amati, Stradivari e Guarneri del Gesù, costruiscono da secoli gli strumenti ad arco della scuola liutaria cremonese. Nei giorni in cui la città lombarda festeggia la sua tradizione liutaria e musicale attraverso il Cremona Musica International Exhibitions and Festival 2019, da oggi, sabato 21 settembre, parti di abeti rossi distrutti dalla tempesta Vaia sono esposti ai giardini pubblici di Piazza Roma per sensibilizzare sui temi dell’ambiente. Altri abeti sono stati invece collocati vicino ai padiglioni fieristici.

Sulla Bertazzola del Torrazzo, inoltre, è stata aperta la mostra fotografica ‘Rinascita con la musica’ allestimento che permette ai visitatori di ripercorrere e vedere le immagini e video del disastroso evento che nell’ottobre 2018 in poche ore ha abbattuto centinaia di migliaia di abeti rossi. La solidarietà ambientale, la musica, la liuteria trovano così spazio all’interno del monumento più rappresentativo della città cremonese. Una mostra che è un vero racconto, con la narrazione del percorso della musica dal bosco alle sale da concerto.

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Commenti
  • Angelo Dellamorte

    Bravi. Bella iniziativa.

  • Franco

    sono in val di fassa da giugno ed ho avuto modo di vedere i disastri provocati dalla tempesta Vaia spaziando dal trentino al veneto.
    Ancora oggi vi sono migliaia e migliaia di alberi ancora a terra nonostante l’impegno di questa gente per recuperare il proprio territorio. Un vero disastro. Intere pinete spazzate via . Da non crederci.

  • antonio1956

    Durante il giro d’Italia di ciclismo, chi l’ha visto, ha avuto modo di vedere il disastro provocato dal maltempo. Ma non si è trattato di un terremoto. Non ci sono state vittime. Gli abeti rossi come altre piante possono essere di nuovo piantumati e nell’arco di qualche anno possono ricrescere. Ora, mostrare i “resti” nel modo apparso in fotografia, lascia il tempo che trova e inneggia al più becero provincialismo, nel senso che anche la città di Cremona è stata colpita dell’evento perché i liutai del ‘700, ‘800 e forse anche gli attuali usavano o usano la materia prima di quelle zone.

    • Orto

      Caro Antonio, c’è una cosa peggiore rispetto al becero provincialismo. È l’indifferenza e il non ricordare. Secondo me, la formazione della nostra coscienza passa anche da queste piccole cose. È vero, non si è trattato di un terremoto. Però siamo tutti rimasti impressionati perché in una notte si sono persi boschi che si davano per scontati. Diamo tutto per scontato e non è così. Chi si ricorda di questo fatto, probabilmente, vedrà le piante in maniera diversa. Piante da curare, da rispettare, da mettere a dimora. Pensiamo ad esempio all’idea del Sindaco di San Daniele Po. Senza contare l’aspetto economico di queste perdite. Il Comune di Enego (non siamo in Trentino ma vicino) percepiva il 30% per la spesa corrente dal taglio CONTROLLATO in quei boschi. Eppure, qualcuno si accorge delle piante solo quando ci parcheggia sotto e gli si sporcano i vetri.

      • antonio1956

        Guardi, l’affermazione è fatta in relazione alla fotografia in alto, ai resti posizionati ai giardini con tanto di targa commemorativa. Forse ho esagerato con ‘ becero ‘ ma sempre di provincialismo si tratta. Va bene ricordare con una mostra fotografica il disastro della scorsa primavera ma posizionare quei resti con tanto di lapide ai giardini, mi consenta, fa specie e un po’ anche sorridere.

        • Angelo Dellamorte

          Ha ragione orto nel commento sopra. Comunque non è una lapide. Solo parti di alberi distrutti dalla tempesta e un cartello con la spiegazione di quel legname. L’importanza di quel legno non l’avete capita? Cremona è liuteria e quale posto migliore per mettere una installazione del genere?

          Non facciamo commenti bigotti.. provinciali e polemici da buon cremonese

        • Franco

          ho avuto anche io la stessa impressione. Forse perchè avendo sotto lo sguardo ogni giorno la misura del disastro, vedere quei pochi resti su un bancale, mi ha fatto un pò pena. Rapportando il tutto alle centinaia di migliaia di radici sparse qua e la sui monti circostanti

  • Mirko

    Ripiantumare il prima possibile

    • Franco

      prima di ripiantumare bisogna togliere gli alberi ancora sui monti e bonificare il terren0. Stanno facendo un lavoro pazzesco e vi sono già migliaia e migliaia di alberi già accatastati ovunque. Evidentemente non hai idea di cosa sia davvero successo in trentino e veneto.

      • Angelo Dellamorte

        Molti commentano senza informarsi.

        • Mirko

          Tu per primo

      • Mirko

        Ho visto, e se leggi il commento non ho scritto domani ma il prima possibile(ovviamente prima bisogna rimuovere)