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Il paziente non morì per
intossicazione da morfina
Oncologi e anestesista assolti

Non hanno responsabilità i tre medici dell’ospedale di Cremona finiti davanti al gup con l’accusa di omicidio colposo per aver causato la morte di un paziente di 72 anni malato terminale di tumore. Lo ha stabilito oggi il giudice per l’udienza preliminare che ha emesso sentenza di non doversi procedere nei confronti degli oncologi Maria Federica Negri e Mario Brighenti e dell’anestesista rianimatore Antonio Coluccello. Per tutti gli imputati, il pm Vitina Pinto aveva chiesto il rinvio a giudizio. Secondo l’accusa, i tre medici avrebbero provocato la morte dell’anziano durante le operazioni di assistenza medica: la Negri, in particolare, per aver prescritto “con imperizia” il primo marzo del 2016 “dosaggi incongrui di oppiacei”, e tutti gli imputati per aver omesso, tra in ricovero in reparto di Oncologia, avvenuto alle 16 del 5 marzo 2016, e il decesso, sopraggiunto alle 8,15 del giorno successivo, “il necessario monitoraggio sul paziente e la somministrazione di farmaci antagonisti degli effetti degli oppiacei”. Al paziente erano stati somministrati nei giorni precedenti la morte 200 milligrammi di morfina al giorno, una dose, secondo i periti del pm, “notevolmente superiore ai 90 milligrammi, se non addirittura ai 60 che andavano prescritti”. L’indagine era nata in seguito all’esposto presentato ai carabinieri dal figlio del 72enne. Nel procedimento, la Negri era difesa dall’avvocato Diego Munafò, Coluccello dall’avvocato Isabella Cantalupo e Brighenti dall’avvocato Paolo Moretti. La moglie e i figli della vittima erano parti civili attraverso il legale Manuela Pedracini. La motivazione della sentenza sarà depositata entro trenta giorni.

L’avvocato Munafò

“Il 72enne”, come ha spiegato l’avvocato Munafò, “era un paziente plurimetastatico con dolori inimmaginabili, e i medici hanno cercato di alleviare il dolore enorme che la sua condizione di malato terminale grave gli aveva portato”. Al paziente erano state somministrate dosi di morfina, ma la presunta intossicazione che ne sarebbe derivata non è comunque stata la causa della morte. Al 72enne era stato somministrato il Naloxone, un farmaco antagonista dei recettori oppiodi, in sostanza un antidoto in caso di sovradosaggio. “Il paziente, in seguito alla somministrazione del Naloxone”, ha spiegato il legale della difesa, “è stato in una condizione di benessere, ciò vuol dire che il farmaco ha funzionato”. Dunque, la causa della morte potrebbe essere stata di natura cardiaca. “L’autopsia”, ha continuato l’avvocato Munafò, “ha accertato l’esistenza di un quadro tumorale plurimetastatico, una situazione difficilissima e di grandissimo dolore per il paziente. I medici hanno cercato di alleviare un dolore enorme di cui il paziente soffriva, cercando il bilanciamento tra la necessità di eliminare il dolore e la necessità di mantenersi in un dosaggio terapeutico”. Secondo i difensori, inoltre, i controlli dei medici erano stati continui, effettuati ogni venti minuti.

Sara Pizzorni

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