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Sportivi, pazzi e criminali,
un Buffa americano strappa
applausi al Ponchielli

Foto Sessa

Chi non ama il Sudamerica? Una terra dove acqua e sangue si mischiano, ma anche realtà e fantasia. Questo chiede e si chiede Federico Buffa in un Ponchielli che lo acclama a fine spettacolo. ‘Il rigore che non c’era’ parte con ‘Il rigore più lungo del mondo’, il racconto dello scrittore argentino Osvaldo Soriano, in cui el Gato deve decidere se tuffarsi a destra o sinistra nel rigore che deciderà il titolo per il suo Deportivo Belgrano. Ci penserà una settimana, in premio la mano della Rubia. E in mezzo alle sliding doors della storia (Hitler risparmiato in trincea, Churchill che non firma il patto di non belligeranza con il Terzo Reich e lo stesso Führer che risparmia chi porterà l’uomo sulla luna), anche la lunga storia del Perù e le vite di attivisti e sportivi (afroamericani in primis, da Muhammad Alì a LeBron James). Artisti, pazzi e criminali (altro testo di Soriano) in chiave Buffa: Elis Regina, Garrincha, Cristiano Ronaldo, Houseman e Mandela, ma anche l’omaggio a Mondonico che ha commosso il teatro. Un Buffa sempre più attore teatrale e meno storyteller, a dispetto del ruolo assegnatogli in uno spettacolo fatto di interrogativi sulla scelta, e molto americano: il mondo in cui da sempre l’avvocato milanese ama muoversi, che sia Nord o Sud. Rigori che non c’erano, come quello di Soriano, ma anche quello per il millesimo gol di Pelé e che non importa se lo si segna o meno. E alla fine si arriva sulla luna. Una luna di Avellaneda, non il film del regista premio Oscar (argentino) Campanella, ma quella di Armstrong che lascia il gagliardetto dell’Independiente di Avellaneda (squadra argentina), appunto, di fianco alla bandiera statunitense. Ennesimo aneddoto, il marchio di fabbrica che Buffa non abbandona del tutto nonostante l’evoluzione professionale intrapresa.

Mauro Taino

Fotografie di Francesco Sessa

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