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Ex Tamoil, Sergio Ravelli:
'Procedimento farà scuola'
Manfredini: 'Nessun alibi'

Dopo che la Corte di Cassazione ha depositato la motivazione della sentenza definitiva emessa il 26 settembre dell’anno scorso sul caso Tamoil (leggi qui l’articolo), Sergio Ravelli ha commentato: “Il parto deve essere stato sicuramente travagliato non solo per la complessità delle problematiche trattate ma anche per i riflessi ‘esterni’ che da questa motivazione possono scaturire. Solo dopo un’analisi attenta e ponderata dei molti aspetti approfonditi dalla suprema Corte saremo in grado di valutare se e come le motivazioni potranno essere utilizzate anche in altri importanti processi d’inquinamento ambientale tuttora in corso. Con ogni probabilità è proprio questo aspetto rilevante della sentenza Tamoil che ha causato la lunga attesa”.

Ravelli,  alla luce della conclusione di questo lungo procedimento penale che “già si può definire storico e che in ogni caso farà sicuramente scuola”, fa dunque due considerazioni: “La prima, attendiamo da subito una presa di posizione netta e chiara del ministro dell’ambiente Sergio Costa in merito all’avvio dell’azione civile di risarcimento da parte del ministero, unico ed esclusivo titolare del danno ambientale. Una presa di posizione che sia in coerenza con l’impegno pubblicamente assunto all’indomani della consegna del dossier tamoil (comprendente l’importante relazione tecnica dell’Ispra) da parte del sottoscritto, per il tramite dell’allora ministro Danilo Toninelli”. “La seconda – prosegue -, che più che una considerazione costituisce una grande preoccupazione per l’oggi e per il domani, riguarda la situazione aggiornata dell’inquinamento causato dalla Tamoil, con particolare riferimento alle aree esterne”.

L’esponente del partito Radicale aggiunge: “Ricordo che la motivazione della sentenza di primo grado emessa dal giudice Guido Salvini ha recepito due importanti elementi processuali: la perizia prodotta dai chimici Mauro Sanna e Roberto Monguzzi e dal geologo Bruno Greco, a seguito di una serie di verifiche dirette all’interno del sito Tamoil, e l’audizione del geologo Gianni Porto, consulente della parte civile Gino Ruggeri”. “Nella perizia – sottolinea – si afferma: ‘Da parte Tamoil sono state effettuate soltanto azioni di messa in sicurezza e di caratterizzazione. Nessuna bonifica è stata fatta. La comparazione tra gli inquinanti riscontrati in tempi recenti (2011) e quelli riscontrati in passato (2007) conferma la presenza continuativa e mai del tutto eliminata (anche a seguito della messa in sicurezza attraverso la barriera idraulica) di contaminanti nelle aree delle canottieri’. Nella consulenza del geologo Porto, con riferimento alla barriera idraulica, si legge: “è ovvio che la presenza di sistemi di raccolta del surnatante nei pozzi barriera contribuiscono alla progressiva riduzione della massa di prodotto circolante, tuttavia non è accettabile l’affermazione secondo la quale la barriera idraulica, efficiente sulla fase disciolta, sia di per sé efficiente anche sul prodotto in galleggiamento, il quale costituisce sorgente primaria della contaminazione per le acque di falda”. Ravelli conclude: “Su questa delicata ma cruciale problematica è necessario e urgente che siano fornite risposte concrete e documentate da parte di tutti i soggetti istituzionali coinvolti”.

Alessia Manfredini, invece, ha commentato così: “Si chiude la pagina importante. Sono state pubblicate le motivazione della condanna in Cassazione a carico di Tamoil. 61 pagine lette con attenzione con gli avvocati che in questi anni ci hanno creduto e lavorato. La sentenza è chiara e non ci sono più alibi. Ora il Ministero dell’ambiente non attenda un secondo in più, e si costituisca a fianco del Comune di Cremona nell’azione civile per i danni ambientali”.

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