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DLF, i soci non ferrovieri alzano
la voce. Incognita terreni: in
parte sono del Comune

Rappresentano ormai almeno il 70% dei soci, ma non hanno voce in capitolo nelle decisioni in quanto per Statuto non possono entrare nel consiglio direttivo. Per i soci ‘frequentatori’ (cioè non dipendenti delle Ferrovie) del Dopolavoro Ferroviario, la notizia del disavanzo di 500mila euro non è stata del tutto una sorpresa in quanto da tempo avevano avvertito il sentore di una gestione inadeguata ad un sodalizio che negli anni è diventato qualcosa di molto diverso da un semplice dopolavoro, essendosi trasformato in una vera e propria società ricreativa del tutto paragonabile alle altre canottieri rivierasche.

“Siamo disponibili a studiare un piano di rilancio, purchè si cambi modello gestionale e si arrivi a una diversa forma di governance”, spiega Simona Galasi a nome di tanti soci entrati nell’associazione pur senza essere dipendenti delle Fs, ora Trenitalia – Rfi.”In realtà nelle scelte noi non abbiamo mai avuto voce in capitolo, pur essendo notevolmente cambiata, negli anni, la base associativa. In particolare i soci frequentatori, non ferrovieri, ad oggi sono esclusi dagli organismi dirigenti e quindi dalle scelte vere. E’ vero che esiste un Comitato soci, che negli anni ha svolto un ruolo prezioso e aveva messo in guardia rispetto ai conti. Ma purtroppo senza alcun peso decisionale. Per questo ora si chiede di avere una nuova rappresentanza e un ruolo attivo nella gestione e nelle scelte future relative alla Canottieri, ovviamente non a tutto il resto che riguarda il Dlf”.

L’occasione per una riflessione in questo senso potrebbe arrivare già venerdì, quando è previsto l’arrivo a Cremona della delegazione nazionale del Dlf per cercare una soluzione alla crisi finanziaria. Il Dopolavoro cremonese rappresenta a quanto pare un unicum a livello nazionale: una struttura molto più complessa di tutte le altre, non soltanto una valvola di sfogo dopo il turno lavorativo per i dipendenti delle ferrovie (ormai sempre meno numerosi) ma un luogo di ricreazione per tantissime famiglie cremonesi.  Dove  di recente sono stati ammodernati bar e ristorante ed è è sorto un centro benessere. 513 euro la quota annuale adulti, comprensiva anche di 18 euro per la tessera associativa al Dlf. Il Dopolavoro Ferroviario non ha avuto ripercussioni sui propri terreni dell’inquinamento provocato dalla ex raffineria, come è invece avvenuto in massimo grado alla Bissolati e in parte al Flora.

“Ci auguriamo – continua la socia – che nel periodo di riflessione e di valutazione in atto, il Dlf locale e Nazionale mettano mano velocemente alla modifica degli statuti, in modo che tutti possano essere davvero coinvolti per valutare le scelte di ripianamento del debito, e di rilancio della nostra società, che tutti si augurano possa avvenire quanto prima. Ci sono in gioco gli investimenti e le abitudini di centinaia di famiglie e tante persone che possono non avere le possibilità economiche di cambiare società pagando nuovi ingressi e aumento di quote. I soci frequentatori sono disposti a prendersi delle responsabilità (non si sono mai tirati indietro!), ma se di sacrifici si tratta che siano sacrifici ed impegni per tutti”.

Parte dei terreni su cui sono state realizzate infrastrutture sportive del Dlf sono di proprietà comunale: si tratta dell’area a ridosso della statale 10, appena prima del ponte sul Po. Il Comune ha da poco inserito questi terreni nel Piano delle alienazioni / valorizzazioni: il Dlf  potrebbe essere un possibile acquirente, ma prima, se mai ci fosse la volontà di acquistare, andrebbe risolto il rebus finanziario. g.b.

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Commenti
  • roberto borsella

    Chi è socio della ferro, e per i motivi politicamente legati da sempre a qsa società sa bene che la ferrovieri non può chiudere. Sarebbe uno scandalo. Ciò detto qsa va sicuramente pensato. Serenamente e senza accusare nessuno. Guardiamo avanti e costruttivamente.

  • zenigweb

    Guardando al di là di questo caso specifico, non bisogna essere un indovino per vedere all’orizzonte grosse difficoltà per le numerose (troppe?) società/canottieri: soci sempre più anziani senza un equivalente ricambio da parte delle nuove generazioni sempre meno legate al territorio (e ai suoi status symbol) proprio perché con provenienze più variegate, maggiori prospettive di dover andare via e quindi meno disposte a bloccare (talvolta a fondo perduto) capitali in quote d’ingresso/iscrizione. E aggiungiamo poi che in tempi di ristrettezze qualcuno potrebbe anche decidere di tassarle sul serio.