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Manifattura in calo, ma cresce
il comparto estero. Prospettive
preoccupanti per artigianato

Nel terzo trimestre 2019, la produzione manifatturiera cremonese mostra, in controtendenza rispetto all’andamento lombardo, un dato congiunturale in minima contrazione che accomuna industria e artigianato. Il dato tendenziale, invece, è ancora positivo per entrambi, anche se decelera nell’artigianato. La ripresa del comparto estero è netta e limita la flessione degli ordini totali determinata dall’arretramento del mercato nazionale. Il quadro delle aspettative è in miglioramento per l’industria, ma di segno contrario per il comparto dell’artigianato. Questo quassio emerge dall’indagine congiunturale condotta trimestralmente da Unioncamere Lombardia in collaborazione con l’Associazione Industriali, Confartigianato e Cna.

In ambito provinciale, l’indagine ha interessato complessivamente 120 imprese cremonesi appartenenti a tutte le principali attività del comparto manifatturiero, suddivise in 55 imprese industriali e 65 artigiane. “Guardando all’immediato futuro non si possono ignorare i rischi legati all’andamento dell’economia internazionale”  sostiene Gian Domenico Auricchio, presidente della Camera di Commercio. “In particolare, il riferimento è all’andamento dell’economia tedesca, con cui il nostro territorio è sempre più interconnesso e alle preoccupazioni legate all’applicazione dei dazi doganali da parte degli Stati Uniti ed alla Brexit. L’impatto sulle aspettative degli imprenditori è evidente, alimentando un’ulteriore incertezza che frena la crescita. E’ quindi indispensabile che le istituzioni, a cominciare dal Governo fino ad arrivare alle Amministrazioni locali, siano vicine alle imprese. E’ vitale per gli imprenditori che vengano definite regole certe. Inoltre, l’introduzione di tecnologie innovative e a basso impatto ambientale deve essere sostenuta da misure efficaci, mentre il disegno di legge di bilancio prevede la c.d “tassa sulla plastica”: una misura che non incentiva gli investimenti o la spinta al riciclo e all’economia circolare, ma che ha la sola finalità di reperire risorse per fare cassa penalizzando in particolar modo i settori che più di altri utilizzano imballaggi, come, ad esempio, il comparto alimentare e la cosmetica”. 

I dati congiunturali sull’industria manifatturiera cremonese del terzo trimestre 2019 denotano un quadro complessivo caratterizzato da variazioni ancora in maggioranza di segno positivo, ma con le importanti eccezioni della produzione e della domanda interna. L’industria provinciale – evidenzia il rapporto – anche in questo trimestre, per quanto riguarda la produzione, è in controtendenza rispetto all’andamento regionale. La crescita produttiva destagionalizzata praticamente si azzera (-0,1%), probabilmente per un effetto “rimbalzo” rispetto al trimestre precedente, mentre il fatturato a prezzi correnti segna un ulteriore recupero e sale dell’1%, senza beneficiare in modo particolare delle dinamiche dei prezzi dei prodotti finiti che vengono rilevati solo in leggera salita (+0,4%). L’occupazione, dopo un anno di stagnazione, sale dell’1%, mentre riguardo alla domanda si rileva, rispetto al secondo trimestre dell’anno, un’inversione della dinamica tra le due componenti. Infatti, dopo la precedente moderata crescita, gli ordini nazionali depurati dagli effetti stagionali scendono dell’1,6%, mentre la componente estera, con il +2,5%, recupera parzialmente la flessione registrata tre mesi prima.

Il quadro provinciale tendenziale, quello cioè che risulta dal confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, presenta variazioni esclusivamente positive e, ordini interni a parte, complessivamente in accelerazione rispetto a quelle rilevate nel trimestre precedente. La produzione, dopo il sensibile rallentamento rilevato il trimestre scorso, su base annua, riprende a crescere con un buon tasso (+1,8%) che doppia quello rilevato nell’intera Lombardia. Lo stesso positivo andamento lo si riscontra anche nel numero degli addetti che cresce annualmente dell’1,7%. Il fatturato a prezzi correnti conferma di essere in forte aumento (+5,1%), mentre riguardo agli ordini, conformemente al dato congiunturale, riprendono a correre quelli provenienti dall’estero (+4,9%), mentre, pur restando appena al di sopra del livello di dodici mesi prima, rallenta fortemente la domanda nazionale (dal +4,6 al +0,7%). L’andamento sull’anno dei prezzi conferma le dinamiche recenti e vede quelli delle materie prime in crescita del 5,6% e quelli dei prodotti finiti del 2,2%.

Per l’artigianato produttivo, il quadro rilevato nel periodo luglio-settembre 2019 è ancora ampiamente positivo, sia su base trimestrale che su base annua, non presentando variazioni negative in nessun indicatore e per nessun riferimento temporale, ad eccezione del dato congiunturale sulla produzione.

Sul trimestre precedente, i dati destagionalizzati segnalano infatti un arresto della crescita produttiva (-0,2%). A compensare il dato negativo della produzione, la domanda è rilevata in crescita congiunturale dell’1,3%, il dato migliore degli ultimi due anni, lasciando quindi prevedere una ripresa nei prossimi mesi. Il numero degli addetti occupati, dopo la buona dinamica dei trimestri precedenti, adeguandosi al momento di stasi produttiva, è stimato sugli stessi livelli di tre mesi prima (+0,1%).

Il panorama delle variazioni intervenute rispetto allo stesso periodo dell’anno 2018 è ancora particolarmente positivo anche se la produzione rallenta sensibilmente dal +5,2 al +0,4%. Gli altri indicatori sono invece tutti in ulteriore accelerazione: ordinativi totali e numero degli addetti segnano entrambi un +3,4% ed il fatturato sale di oltre quattro punti percentuali.

L’indice destagionalizzato (base anno 2015=100) della produzione industriale si conferma ai massimi livelli sia nell’industria che nell’artigianato: è a quota 108,3 per la prima e 110,3 per il secondo. Dal punto di vista strutturale, i dati che provengono dalla distribuzione delle imprese industriali in base alla variazione della produzione conseguita nell’ultimo anno rilevano che, nonostante il quadro complessivamente positivo, ancora più di quattro imprese su dieci producono meno di un anno fa. Relativamente alla classe dimensionale, il miglioramento produttivo su base annua più sensibile, che si avvicina ai sette punti percentuali, riguarda le imprese di grandi dimensioni, cioè con un numero di addetti superiore ai 200, mentre si rilevano ancora in maggiore difficoltà le imprese di medie dimensioni (-3,7%).

Il confronto con la Lombardia e l’Italia evidenzia un trend della produzione cremonese sostanzialmente stabile che si colloca in una via di mezzo tra la crescita regionale (+1,1%) e la contrazione nazionale (-0,8%).

In Lombardia, la variazione congiunturale media delle quattro rilevazioni più recenti relativa alla provincia di Cremona (+0,5%) si colloca al di sopra del dato medio regionale (+0,3%). Tra i territori più dinamici si trovano Mantova e Lodi, mentre Brescia e Monza si collocano nell’area negativa. La distribuzione delle imprese artigiane in base ai risultati produttivi ottenuti negli ultimi dodici mesi, mostra un quadro strutturale tutto sommato stabile, con il 42% delle imprese che produce più di un anno prima, anche se quasi un’impresa su tre è ancora in decrescita tendenziale. 

Il fatturato a prezzi correnti per l’industria cresce ancora trimestralmente dell’1%, trainato soprattutto dal mercato estero (+2,6%), mentre il fronte nazionale si conferma al +0,5%. Anche su base annua, il notevole +5,1% rilevato è dovuto in massima parte al settore estero che cresce di undici punti, mentre il fatturato generato dal mercato italiano si ferma ad un comunque buono +2,6%. Per le imprese artigiane, data l’importanza minima rivestita dal mercato estero, il dato si riferisce al solo fatturato totale e si rileva un +0,8% congiunturale ed un +4,1% tendenziale.

Il dato congiunturale relativo agli ordinativi totali, il cui segno negativo della rilevazione del secondo trimestre è stato confermato dall’arresto produttivo rilevato attualmente, è in ulteriore calo e fa ipotizzare una prossima dinamica ancora non particolarmente positiva sul versante produttivo. Se però tre mesi fa a determinare la contrazione della domanda complessiva era stato il settore estero, in questo trimestre la performance negativa è da attribuire esclusivamente al mercato nazionale: a fronte infatti del +2,5% degli ordinativi esteri, quelli interni scendono dell’1,6%. Per le imprese artigiane, invece, il quadro della domanda, nonostante la netta prevalenza del mercato nazionale, rimane positivo: su base trimestrale gli ordini totali destagionalizzati accelerano la loro crescita al +1,3% e su base annua salgono +3,4%

L’occupazione, per l’industria, presenta un saldo congiunturale, al netto degli effetti stagionali, che si stacca decisamente dalle variazioni di minima entità rilevate nei trimestri precedenti e sale dell’1%. La crescita sullo stesso periodo 2018 si colloca al +1,7% esattamente nella media delle ultime rilevazioni. L’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni, nel campione rilevato, si azzera completamente, in linea con i dati sulle ore autorizzate di fonte Inps che vengono rilevate su livelli minimi. L’andamento occupazionale nell’artigianato si assesta sullo stesso livello di tre mesi prima, che significa però un aumento, su base annua, che sale al +3,4%.

“Le aspettative per il prossimo trimestre degli imprenditori industriali, in massima parte improntate alla stabilità, sono in complessivo miglioramento” conclude il report. “Riguardo alla produzione, il saldo tra ottimisti e pessimisti sale dal 9 al 13%. In flessione sono invece le aspettative sull’occupazione, dove il saldo positivo è comunque minimo (6%) e sono sette su dieci gli imprenditori che non prevedono variazioni nel prossimo trimestre. Le prospettive riferite all’andamento degli ordini risalgono nell’area positiva sia per quelli interni che per quelli esteri, ma per questi ultimi il saldo è largamente superiore, il 14% contro il 2%. Nell’artigianato si riscontrano invece aspettative improntate al peggioramento”.

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