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In aula la deposizione shock
di due coniugi: 'Per colpa di
quel vicino, 5 anni di inferno'

L’avvocato Brozzoni

Rumori molesti, minacce di morte, insulti, offese, sputi, lancio di oggetti, danneggiamenti, un’aggressione e il cane avvelenato. Questo quanto sopportato per cinque anni da due coniugi cremonesi, vittime del loro vicino di casa, finito a processo per molestie e getto pericoloso di cose. Una vicenda iniziata nel 2014 e andata avanti fino all’ottobre di quest’anno e che ha costretto Giuseppe e Claudia a trasferirsi a casa della figlia e a mettere in vendita la loro abitazione. Oggi in aula è stato sentito il racconto delle due vittime che a processo si sono costituite parte civile attraverso l’avvocato Gianpietro Brozzoni. Il buon rapporto che si era instaurato all’inizio tra i vicini si era spaccato nel momento in cui Marco, l’imputato, avrebbe gettato nel giardino della coppia dei rifiuti e tappi di bottiglia. “Mio marito gli aveva chiesto di smetterla, perchè quei tappi si incastravano nel tosaerba”, ha spiegato Claudia. “Da quel momento ha iniziato a non salutarci più e a farci continui dispetti”.

Al giudice, la donna ha raccontato tutta una serie di episodi che si sarebbero succeduti nell’arco degli anni: sputi a lei e al marito, pesanti insulti ad entrambi, minacce di morte e tutta una serie di comportamenti molesti: “Alle 4 di notte picchiava i pugni contro il muro del bagno”, ha spiegato Claudia, “in garage faceva rumore con un coperchio di ferro, sempre di notte alzava la tavoletta del bagno per poi abbassarla con forza, svegliando anche altri vicini, sbatteva il cancello di casa, suonava il clacson della macchina, metteva la musica ad alto volume, faceva suonare la campana che aveva fuori con i rintocchi da morto, mi diceva ‘Brutta nutria di m…, befana, vi voglio vedere al cimitero’, a mio marito aveva dato addirittura del pedofilo. Diceva cose terribili con troppa cattiveria, e tutto questo anche davanti alle sue due bambine”. “Io ho paura”, ha detto Claudia al giudice, “sono disperata, ho perso ogni voglia”.

Marito e moglie avevano attribuito al vicino di casa anche l’avvelenamento del loro cane. “L’ha avvelenato con del lumachicida”, ha detto Claudia il aula. “Il nostro vicino ne è in possesso e l’ha buttato nel nostro giardino”. All’imputato, Claudia aveva fatto delle riprese e delle registrazioni e nel 2016 aveva fatto installare due telecamere. “Lo abbiamo ripreso mentre ci ha sfregiato la macchina”, ha raccontato la donna: “tornava con la bici della sua bambina e con il manubrio ci ha sfregiato l’auto”. E poi l’episodio dell’agosto dell’anno precedente, quando Giuseppe e Marco erano venuti alle mani. Per questo ultimo fatto Marco è stato condannato davanti al giudice di pace ad una multa di 400 euro e ad un risarcimento di altri 400 euro.

L’avvocato Bozuffi

Nel 2016 la coppia si è trasferita a casa della figlia che vive in Liguria. “All’epoca andavamo avanti e indietro”, ha spiegato Claudia, che di lavoro fa la promoter, mentre il marito è in pensione. “Da due anni viviamo stabilmente in Liguria, e la settimana scorsa abbiamo messo in vendita la nostra casa. Ogni tanto torniamo per prendere dei cambi di abiti, ma quando siamo qui andiamo a stare in albergo. L’albergo è pagato dal mio datore di lavoro che ha deciso così pur di tenermi a lavorare da lui”.

“Sono anni che ci dice di crepare e di morire”, ha riferito a sua volta Giuseppe, chiamato a testimoniare dopo la moglie. “Quando usciamo di casa provoca dei rumori per farci spaventare, ci chiama ‘vecchi bastardi’”. “Sono due anni che viviamo da nostra figlia, e le poche volte che torniamo a casa lui ci dice: ‘siete tornati, non siete ancora morti?'”.

Della difesa di Marco si occupano gli avvocati Simona Bozuffi e Paolo Mirri. “Questo è un processo kafkiano”, ha detto l’avvocato Bozuffi. “Manca il dolo: il mio cliente, che tra l’altro viene registrato in tutto ciò che fa, non ha fatto nulla di intenzionale contro i suoi vicini. Il clacson, ad esempio, l’aveva suonato per salutare le sue figlie, e la campana l’aveva usata per chiamare le sue figlie a casa o per pranzo. Nei lavoretti in garage faceva rumore, certo, ma non era per spaventare loro”. “L’unico episodio”, ha ammesso il legale, è quello avvenuto nell’agosto del 2015, ma non si è trattato di un’aggressione, come sostiene la parte civile, ma di un litigio in cui ci era scappato uno schiaffo. Il mio cliente è stato assolto dalle minacce e condannato dal giudice di pace a 400 euro di multa”. “Ma ribadisco”, ha concluso l’avvocato Bozuffi, “in tutto questo manca il dolo”.

L’imputato sarà sentito il prossimo 21 febbraio insieme ai testimoni della difesa.

Sara Pizzorni

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