Un commento

Declassamento Utin,
‘La vita umana considerata
solo un numero’

I neonati cremonesi sono testardi e irresponsabili. Per ben due anni di fila “solo” 15 di loro hanno avuto bisogno della Terapia intensiva, mentre secondo i calcoli e le equazioni della Regionedovrebbero essere almeno di almeno 50 per aver diritto all’assistenza! Quindi la colpa è loro, perchè si ostinano a nascere in larga parte sani.

Sui media è apparsa una dichiarazione che raggela il sangue, “a Cremona i numeri sono piccoli”. I numeri sarebbero ciò che una volta si definiva paziente o, nella fattispecie, bambino. Anche lui piccolo, come i numeri. Anzi, neonato.

Ma anche i genitori cremonesi non sono esenti da colpe: il bacino di utenza (in questo caso vorrebbe dire il numero di residenti in un territorio) per poter mantenere attivo un reparto di Terapia intensiva neonatale deve essere tra i 600mila e 1,2 milioni, invece nel nostro territorio ci si ostina ad essere solo in 360mila. Quindi, di che ci lamentiamo? Colpevoli i padri e colpevoli i figli.

Dovremmo prendere esempio da Brescia, lì si che i bambini sono avveduti e grazie a loro tutti gli indici siano rispettati. Il fatto che nella città Leonessa vivano in 200mila e con la provincia si arrivi a 1,2 milioni è irrilevante.

Pongo una domanda ai tecnici regionali: come fa ad escludere che l’anno prossimo o quello dopo ancora i casi di neonati bisognosi della terapia intensiva per sopravvivere non aumenteranno e di quanto aumenteranno? E se ciò accadrà?

Nella sua lettera aperta, l’ex primario, Carlo Poggiani, affermava che “ci saranno un paio di centinaia di trasporti l’anno da Cremona a Brescia: chi se ne farà carico? Che prezzo ha il rischio nel trasportare un bambino di un kilo? O nel costringere un padre ed una madre a lunghe trasferte giornaliere?”. La risposta data “saranno trattati altrove. Cambierà solo il nome” (se ci arrivano vivi, vorrei aggiungere) è inaccettabile.

Il ragionamento svolto dai tecnocrati, colpevolmente avallati dalla politica, conferma il mio pensiero: la vita umana è considerata un numero, la sopravvivenza dipende dal risultato di un’equazione. A questo siamo arrivati.

Nella ricca, prosperosa, civile (?) Lombardia, non si ritiene utile sostenere un servizio vitale, sia pur in perdita, considerandolo alla stregua di qualsiasi altro servizio, ottenendo così di perdere, alla nascita, il proprio futuro.

La Costituzione italiana, all’art. 32 riconosce il diritto alla salute definendolo un diritto fondamentale dell’individuo. Nel testo non vi è traccia né di equazioni, né di parametri, né di bacini. E’ un diritto da assicurare. Costi quel che costi. Non è a discapito della vita nascente che si deve far quadrare il bilancio sanitario regionale.

La credibilità di un sistema sanitario non si misura solo per l’efficienza, ma soprattutto per l’attenzione e l’amore verso le persone, la cui vita sempre è sacra e inviolabile”. (Papa Francesco)

Sebastiano Baroni, sindaco di Crotta d’Adda

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