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'Falso quel corso di contabile'
Renato Fiamma denuncia
amministrazione penitenziaria

Renato Fiamma

Colpo di scena nella vicenda che vede Renato Fiamma, 51 anni, dipendente dell’Amministrazione penitenziaria dal 2001, già educatore presso il carcere di Cremona, a processo per peculato. Per l’accusa, in qualità di cassiere dell’amministrazione carceraria, si sarebbe intascato 14mila 487,37 euro, somma che avrebbe dovuto depositare presso le Poste Italiane ‘nel fondo detenuti’.

Il 5 dicembre scorso lo stesso Fiamma ha sporto denuncia contro l’amministrazione penitenziaria di Cremona per via di quanto emerso durante l’udienza del 29 ottobre scorso durante la quale l’imputato si era difeso: “Io nasco come educatore”, aveva precisato. “Sono contabile senza aver mai fatto un corso”. E in aula era spuntato un attestato della scuola professionale di Sulmona che Fiamma aveva disconosciuto: “Non sono neanche mai stato a Sulmona”. Nel 2008, invece, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria lo aveva inquadrato come contabile.

Nella denuncia depositata in Questura da Fiamma, difeso dall’avvocato Paolo Carletti, è depositato il decreto di inquadramento che contiene la dichiarazione sul corso di formazione per contabile che l’ex consigliere comunale avrebbe frequentato presso la scuola di formazione dell’amministrazione penitenziaria di Sulmona con tanto di attestato conseguito. “Una dichiarazione del tutto falsa”, sostiene la difesa. Tesi che sarebbe dimostrata dal carteggio intercorso con la stessa scuola di formazione di Sulmona nel quale il direttore dichiara che Fiamma non ha mai frequentato quel corso. In quel periodo, invece, Fiamma aveva frequentato un corso di formazione, ma a Parma e per il profilo di educatore. Per la difesa, dunque, l’imputato non avrebbe mai avuto la “dovuta e prevista formazione da contabile: una mancata formazione e conoscenza che ha pesato nel corso del procedimento a suo carico per peculato”. Formazione che tra l’altro Fiamma avrebbe chiesto di fare già in precedenza per poter colmare quelle lacune maturate e non imputabili alla sua persona. “Richieste”, per la difesa, “tutte rimaste lettera morta”.

Sara Pizzorni

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