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Reddito Cittadinanza: su 6.000
percettori, solo 1.746 andranno
a colloquio per un lavoro

Sono 1.746 le persone che percepiscono il reddito di cittadinanza che saranno convocati (i colloqui sono in realtà già partiti) dai Centri per l’Impiego della Provincia di Cremona per avviarli nella ricerca attiva del lavoro. Un percorso che vede impegnato il personale del settore Lavoro e Formazione della Provincia con la collaborazione dei ‘navigator’, assunti dall’Anpal e operativi da circa un mese dopo aver seguito un corso di formazione specifico sia sulle peculiarità del mondo del lavoro cremonese, sia sulle modalità operative dei CPI.

I dati forniti dal dirigente del Settore Formazione e Lavoro della Provincia Dario Rech e dalla collaboratrice Simonetta Donsante in una conferenza stampa questa mattina, confermano quelli nazionali che da tempo indicano come il reddito di cittadinanza (e la pensione di cittadinanza, di cui si devono occupare i Comuni) incida assai poco sulla popolazione, poco più dell’1,67% dei residenti: in cifra assoluta sono 6.001 le persone che percepiscono il RdC (per 2360 nuclei famigliari) e 414 quelli che hanno avuto diritto alla Pensione di Cittadinanza (386 nuclei famigliari). E’ evidente che solo una minima parte dei percettori del RdC ha i requisiti per essere inserito nella seconda fase della legge istitutiva: 1746, appunto, su poco più di 6mila: tutti gli altri sono esentati dalla ricerca di un lavoro per motivi compresi nella lunga casistica decisa dalla legge (ad esempio minori di 18 anni o maggiori di 65, percettori di una pensione diretta, padri o madri di figli di età inferiore ai 3 anni, persone che lavorano già entro determinati limiti e comunque con reddito sotto soglia, e molti altri casi ancora).

“Chiariamo subito che chi percepisce il RdC sono persone in stato di povertà assoluta – chiarisce Rech -.  In Italia si sa che ogni volta che c’è trasferimento di denaro c’è anche chi se ne approfitta, è un fenomeno che attiene a tutti i livelli, dai lavoratori alle aziende. Ma questo non è un motivo per considerare che questa misura per quanto incida poco sulla popolazione residente, vada in soccorso alla povertà assoluta”, ossia  chi non percepisce il minimo vitale per sopravvivere. “Va di moda dire che questa seconda fase (i colloqui per la ricerca di un lavoro) parte in ritardo, e che la struttura non è efficiente e in effetti è vero che distribuire soldi è più semplice che organizzare i servizi”, continua Rech. “”Ma è proprio questa la fase più laboriosa e a cui invece dall’esterno viene attribuita scarsa importanza. Occorre mettere insieme la legislazione sul lavoro, quella del RdC e quella sulla povertà. E i centri per l’impiego da 20 anni non hanno avuto alcun potenziamento, qualcosa ci sarà con le nuove assunzioni previste tra 2020 e 2021 (74 per la provincia, da concorso regionale), ma si tratterà soprattutto di un recupero del turn over storico e il potenziamento reale sarà stimabile nell’ordine delle 15 – 2o unità”.

I navigator collaborano con  il personale dei Cpi, ma non lo possono sostituire, in sostanza.

Guardando più da vicino i dati cremonesi, si vede che l’importo medio mensile di RdC è pari a 443,88 euro; il 54% (dato di stima) risiede nell’Ambito territoriale del capoluogo, con una concentrazione di oltre il 66% nella città di Cremona; il 36% nell’ambito cremasco; il 10% in quello casalasco, anche qui con una maggiore concentrazione a Casalmaggiore rispetto ai comuni limitrofi. Tra il 26 novembre e il 9 dicembre sono già stati convocati nei CpI 184 persone, il 10% circa del totale: convocazioni che avvengono prevalentemente via mail previo contatto telefonico oppure ritirate di persona. Al primo incontro vengono verificate le eventuali condizioni di esonero dall’attività lavorativa; quindi viene sostenuto un colloquio di orientamento di base a cui fa seguito la sottoscrizione del ‘Patto per il lavoro’, un progetto personalizzato, e le persone verranno messe in contatto con le aziende adatte. Da notare che al momento il bacino delle offerte di lavoro è quello già normalmente utilizzato dai Centri per l’Impiego (comunicazioni obbligatorie delle aziende, ed altre banche dati)  in quanto l’agenzia nazionale Anpal non ha ancora attivato il portale telematico finalizzato alla raccolta delle offerte di lavoro congrue. La maggior parte dei percettori di RdC sono italiani (oltre 65%); degli stranieri, il 15% sono rumeni o comunitari, il 18% extraUe. Il 31% sono giovani tra i 18 e i 29 anni, il 27% tra i 50 e i 65 anni. Sono leggermente più numerose le donne degli uomini: il 54%.

Dunque, solo il 30% dei 6000 percettori di RdC sono stati inseriti (dall’Inps) negli elenchi affidati ai Centri per l’Impiego; il restante 70% non è ritenuto idoneo allo svolgimento di un lavoro e sarà quindi convocato dai Servizi sociali dei Comuni: un compito enorme, se si pensa a quanto già ora siano in sofferenza questi servizi. g.biagi

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