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Ospedale, l'accusa del medico
Merli: 'Malessere dei sanitari
e perdita di attrattività'

Unanimità del consiglio comunale per difendere l’ospedale di Cremona, mai così tanto sotto attacco come negli ultimi mesi, prima con le dimissioni di diversi medici che hanno scelto percorsi e strutture diverse, e da ultimo con la questione del ridimensionamento della Terapia Intensiva Neonatale, piovuto dall’alto di una delibera regionale la cui portata era stata sottovalutata da tutte le componenti politiche.

E’  stato il consigliere di Cremona Attiva Riccardo Merli, attraverso una mozione, a sollecitare l’impegno del consiglio comunale e del sindaco a portare ai massimi livelli regionali la preoccupazione per un progressivo smantellamento dell’ospedale. La mozione è stata in effetti approvata all’unanimità anche se emendata dall’opposizione attraverso Carlo Malvezzi (Viva Cremona). L’emendamento ha di fatto eliminato la parte più critica dell’intervento del consigliere di maggioranza, che evidenziava le gravi e progressive carenze dell’Asst di Cremona: dall’allungarsi dei tempi di attesa per visite ed esami; alle difficoltà del Pronto Soccorso, che nonostante i miglioramenti organizzativi degli ultimi anni, non è mai stato oggetto di un vero e proprio rilancio, sia come potenziamento del personale, sia strumentale; e poi ancora la fuga di tanti primari che scelgono di anticipare la pensione o di confluire in strutture private. Con l’emendamento Malvezzi si chiede all’assessorato regionale alla Sanità di costituire un tavolo tecnico tra le aziende ospedaliere di Cremona, Crema, Brescia e Pavia, per siglare accordi di collaborazione garantendo così un sufficiente bacino d’utenza per mantenere a Cremona un reparto importante come la Tin.

Molto incisivo il preambolo fatto da Merli nell’introdurre la mozione. Il consigliere che al Pronto soccorso dell’ospedale ha lavorato per oltre 20 anni prima di diventare medico di base, ha detto di “auspicare una unanimità nella difesa del nostro ospedale – in riferimento alla precedente interrogazione di Maria Vittoria Ceraso –  I cittadini ci chiedono questo e non di perderci in un astio personale che non porta da nessuna parte.

“E’ sotto gli occhi di tutti – ha detto –  lo stato di malessere con cui il personale sanitario vive la propria professione; giornate di riposo soppresse, reperibilità notturne, ecc. Ne sono prova i medici che si dimettono prima del tempo, perché dicono che non ce la fanno più. L’assessoee Gallera ha sottolineato le nostre eccellenze. Ma che senso ha dire che abbiamo una struttura di emergenza di I livello, se non ci sono gli ortopedici e  non ci sono gli anestesisti? Il reparto di Otorino è da mesi tenuto in piedi da tre medici, solo due con reperibilità festive e notturne. Leggo di nuovi primari assunti in ospedale, ma credo che  bisognerebbe prima chiedersi perché altri primari se ne sono andati”.

Merli ha poi illustrato alcuni dati preoccupanti sull’allungarsi delle liste d’attesa, desunti dai portali aziendali di Asst e Ats. “ll nostro ospedale era un’isola felice. Oggi basta leggere i dati pubblicati sul sito per rendersi conto che non è più così: per una colonscopia nel 2018 ci volevano 13 giorni, oggi, ad ottobre 2019, sono 58; gastroscopia da 12 giorni a  40; test da sforzo al cicloergometro da 7 giorni a 49; per una visita di gastroenterologia si è passati da 7 a 27 giorni. L’ospedale ha avuto una perdita di attrattività del 5.8% nel 2018 (-15,2% se si guarda all’attrattività extra regionale)”.

“Ogni giorno – aggiunge Merli – mi trovo a dover difendere l’ospedale perché nessuno vuole più andare a Cremona, l’ospedale di riferimento è diventato per molti la Poliambulanza.” E in merito alla “goccia che ha fatto traboccare il vaso”, ossia la riorganizzazione della Tin: “Prima di  fare questo bisognava riorganizzare la rete territoriale: perché i bambini di Crema devono andare a Milano? Tutto il dipartimento materno infantile ne risentirà, perché molte mamme andranno a partorire altrove, sapendo di poter usufruire di una unità di terapia intensiva a tutti gli effetti”.

“L’unico dato positivo di questa vicenda e delle scelte politiche che vi sono alla base è che – ha concluso Merli – per la prima volta da anni, i cremonesi si sono mobilitati per il loro ospedale uscendo dalla sonnolenza”. g.biagi

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