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'La procura, un ufficio che
funziona'. Bene arretrato e
giacenza media. Il bilancio

Al centro, il procuratore Pellicano con i suoi magistrati

Un “ufficio che funziona”, “affidabile”, e che svolge il proprio lavoro “in tempi ragionevoli”. Di “risultati eccezionali” ha parlato oggi il procuratore della Repubblica di Cremona Roberto Pellicano che durante il tradizionale momento di incontro e di auguri con il personale ha tracciato un bilancio in occasione delle imminenti festività natalizie. Durante il suo discorso, il procuratore, arrivato a Cremona il 4 luglio del 2017, ha snocciolato i numeri di quanto è stato fatto finora, “numeri che”, ha detto, “mi danno una soddisfazione estrema”.

Due i punti sui quali il capo della procura di Cremona ha puntato in modo particolare: l’arretrato e il numero di giacenza media dei procedimenti. “L’arretrato è la malattia dell’ufficio giudiziario: il ritardo è sempre oggetto di una fila interminabile di disfunzioni che hanno la capacità di moltiplicarsi e di generare altro lavoro”. “L’arretrato ci demotiva, ci scoraggia e ci intristisce”, ha detto ancora il procuratore, che per fare un esempio calzante ha citato ‘Sisifo’, personaggio della mitologia: colpevole di numerosi misfatti,  soprattutto di aver ingannato ripetutamente Zeus, viene rinchiuso nell’Ade e condannato ad un’eterna fatica: trasportare sopra una montagna un masso che inesorabilmente ricade giù appena toccata la cima. La punizione di Sisifo finirà così per diventare il simbolo di qualsiasi impresa inutile, destinata a vanificarsi non appena compiuta. “Questo è l’arretrato”, secondo il procuratore: “un macigno che continua a cadere e che dà l’idea dell’inutilità del lavoro: non c’è niente di più mortificante che fare uno sforzo che non serve a nulla. E’ come svuotare il mare con un cucchiaio”.

Lo sforzo della procura, però, sta dando ottimi risultati: “Se nel 2017 le pendenze erano di 9.500 fascicoli nei confronti di persone note, all’inizio di quest’anno sono 7.675: 2.000 in meno. Nel corso del 2019 sono sopravvenuti 4.588 nuovi fascicoli, e nel complesso ne sono stati esauriti 5.707”. “In totale”, ha riassunto il procuratore, che ha rimarcato la tendenza all’aumento delle notizie di reato, “abbiamo smaltito una media di 1.200 procedimenti ogni anno. Uno straordinario risultato che ci permetterà di essere a regime nel 2021 con circa 4.000 fascicoli pendenti, un numero fisiologico”. “Certo”, ha puntualizzato il procuratore, “si può migliorare, ma dipende dal numero delle persone”.

Un altro tasto dolente è proprio quello della mancanza del personale amministrativo, un problema di lunga data e di difficile risoluzione che non fa altro che rallentare i lavori. “Con il numero dei magistrati siamo in organico”, ha detto il procuratore. “Con la polizia giudiziaria, che dà una grande e generosa mano sui fascicoli, quasi lo siamo, abbiamo anche tante collaborazioni esterne, ma per quanto riguarda il personale amministrativo, su un organico che dovrebbe essere di 33 persone, ce ne sono 17, quasi la metà, di cui bisogna considerare malattie, permessi e quant’altro. In pratica, un lavoro che dovrebbe essere fatto da 10 persone è invece svolto da 4”.

Il secondo punto su cui il procuratore si è soffermato è quello che riguarda il numero di giacenza media dei procedimenti, che mette insieme i sopravvenuti con le pendenze. Si tratta del valore di quanto sta fermo un procedimento dal momento in cui è iscritto. “Ci sono casi”, ha spiegato il procuratore, “nei quali ci sono indagini complesse e per le quali occorre per forza una proroga, ma in generale il numero delle giacenze denota lo stato di salute di un ufficio giudiziario”. Nel 2017 la media nazionale era di 388 giorni. “Un dato molto buono”, ha commentato il procuratore. Non così la media distrettuale, che, sempre nel 2017, era di 657 giorni, un numero vicino ai due anni. A Cremona nel 2017 la giacenza media era di 867 giorni, ben oltre i due anni. Quest’anno il numero è di 501 giorni. “Lo trovo un successo straordinario”, ha detto il procuratore, che ha specificato che ancora una volta ciò che pesa su questo ultimo dato è l’arretrato, fascicoli passati che si sono sedimentati nei vari uffici.

I dati della procura di Cremona, dunque, sono lo specchio di un “ufficio che funziona” e che denotano “la qualità del lavoro giudiziario”. “Un ufficio è funzionale”, ha ribadito il procuratore, “se non fa arretrato e dà delle risposte celeri. Un ufficio che funziona è un ufficio affidabile, che dà sicurezza e la certezza, sia per quanto riguarda le persone sotto accusa che le parti offese, che i loro casi saranno esaminati con attenzione e in tempi ragionevoli. E per essere affidabili bisogna essere indipendenti: chiunque deve avere da noi lo stesso credito e lo stesso trattamento. Qualsiasi sia il livello del potere, per questo ufficio sarà indifferente. Di questa indipendenza, noi, che gestiamo un ufficio che è un servizio nei confronti della collettività e non delle singole persone, dobbiamo essere custodi gelosi”.

Alzando il calice per il brindisi con tutto il personale, il procuratore, che ha citato la novella di Thomas Mann ‘Disordine e dolore precoce’, ha augurato ai suoi di essere, sul lavoro, “prevedibili, rassicuranti e certi nelle risposte”. Tutto il contrario nella vita privata: “imprevedibili e sorprendenti”.

Sara Pizzorni

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