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Altra defezione dall'ospedale,
il primario del Pronto soccorso
Cuzzoli in pensione anticipata

Un’altra defezione dall’Asst di Cremona. Questa volta a decidere di andarsene prima del tempo, con una domanda di prepensionamento, è il primario del Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza Antonio Cuzzoli, 60 anni, arrivato all’ospedale di Cremona nel 2011. Una scelta sofferta, protocollata all’azienda giovedì scorso e comunicata ai colleghi del reparto il giorno dopo, con un’accorata lettera in cui  fa accenno al disagio sopraggiunto da qualche mese e in particolare da quando la direzione generale ha prefigurato un ridimensionamento del reparto in ‘osservazione breve’. Nella lettera, Cuzzoli ha parole d’elogio per la sua équipe di cui si dice orgoglioso e a cui dà il merito di avere fatto crescere un servizio del tutto nuovo per Cremona, sorto accanto al Pronto Soccorso, dove affluiscono i pazienti che necessitano di accertamenti diagnostici e di terapie prima di essere dimessi o di essere trasferiti in altri reparti. Al suo interno è attiva un’area sub-intensiva per il monitoraggio e la ventilazione non invasiva, con monitor a disposizione dei clinici per il rilevamento continuo dei parametri vitali dei pazienti. Non è chiaro cosa diventerà in futuro questo reparto – una ventina di letti, sempre al completo –  con un’alta percentuale di anziani.

Da quando è stata istituita, nel 2014, la Medicina d’Urgenza ha effettuato 4500 dimissioni, cifra che non tiene conto di quanti vi hanno transitato per poi essere trasferiti (e quindi dimessi) da altri reparti specialistici (cardiologia, pneumologia, ad esempio). E al Pronto Soccorso accede una mole impressionante di pazienti, oltre 50mila all’anno, anche in questo caso soprattutto anziani: un reparto insomma che rappresenta il biglietto da visita dell’ospedale.

Cuzzoli conferma di aver scelto il prepensionamento, seppure a malincuore, considerato il contesto che si è creato attorno al reparto da lui avviato. Il suo ultimo giorno di lavoro sarà il 30 giugno 2020, mentre avrebbe potuto continuare, per maturare altri anni di anzianità, fino al 31 agosto del 2024. Non  andrà a svolgere incarichi in strutture pubbliche o private, a quanto pare, a differenza di altri colleghi.

Recentemente, insieme agli altri sanitari, aveva partecipato alla riunione tecnica indetta dalla direzione generale sull’onda delle polemiche sulla Tin, in aula magna alla presenza dei dirigenti regionali dell’assessorato alla sanità Salmoiraghi e Caiazzo. In quell’occasione aveva fatto domande sul futuro dell’ospedale, chiedendo l’istituzione di un tavolo tecnico per creare le basi di un miglioramento dei servizi di base della struttura, nell’ottica di un servizio pubblico che fosse punto di riferimento per i cittadini. Richiesta a cui era stata data una risposta tendenzialmente positiva, anche se proprio in quell’occasione i due dirigenti confermavano i contenuti della delibera regionale in merito alla Tin. Il suo declassamento (anche se l’ultima parola non è ancora stata detta) andrà ad indebolire un dipartimento di Emergenza e accettazione (Dea) che proprio con la Medicina d’Urgenza e con altri reparti specialistici poteva raggiungere la qualifica di II livello, al momento inesistente il tutta l’Ats Valpadana nonostante il bacino d’utenza (poco meno di 800mila residenti, tra le province di Cremona e Mantova) ne giustifichi l’avvio ormai da diversi anni. La normativa nazionale determina, tra le altre cose, anche la presenza di una struttura che sia in grado di garantire interventi multidisciplinari nell’area di emergenza – urgenza. A Cremona il II livello non è mai stato raggiunto (e neppure  a Mantova) ma, secondo Cuzzoli, sarebbe stato un obiettivo alla portata se ci fosse stata la volontà. Tra i servizi da attivare accanto al pronto soccorso, ad esempio, ci vorrebbe ad esempio la radiologia d’urgenza (oggi i pazienti anche in situazioni critiche devono essere trasportati in barella al primo piano per effettuare  tac e radiografie).  g.b.

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