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Dopo la piena, golena di Po
infestata da plastica. Appello
del sindaco di San Daniele

Il ritiro delle acque dopo l’ultima piena del Po rivela impietosamente la noncuranza dell’uomo verso l’ambiente, con un’infinità di materiali di plastica rimasti impigliati tra i rami della golena. Materiali difficilissimi da raccogliere perchè perlopiù  di piccole o piccolissime dimensioni: corde, reti, teloni ridotti a brandelli, assorbenti e pannolini, tra le altre cose. A documentare ancora una volta questa situazione è il sindaco di San Daniele Po, Davide Persico, che in questo freddo pomeriggio di inizio inizio anno ha ‘perlustrato’ il territorio nella golena aperta tra Isola Pescaroli e Solarolo Monasterolo:  “E’ una situazione triste e desolante e purtroppo è molto difficile rimediarvi – ci spiega -. I pezzi di maggiore dimensione si possono anche raccogliere, ma per i numerosissimi frammenti plastici impigliati tra il fogliame, nel fango e tra gli arbusti è praticamente impossibile”.

 Un territorio ampio e bellissimo, quello che separa le rive del Po dall’argine maestro, che in questa zona si estende per una larghezza anche di 2 – 3 Km. Terreno ancora fangoso, dove il grande fiume ha creato una fitta rete di rigagnoli  che lo fanno assomigliare a una palude.  “Qui c’è una biodiversità incredibile – spiega Persico, che fa parte della commissione per la valorizzazione della Media Valle del Po come patrimonio Mab Unesco, riconoscimento assegnato la scorsa estate – con la presenza di animali selvatici quali volpi, tassi, selvaggina, uccelli migratori, caprioli e persino esemplari di daino”. “Proprio nell’ambito dei progetti Mab Unesco, abbiamo visto alcuni possibili metodi per arginare la dispersione di rifiuti plastici che poi impiegano decenni per essere smaltiti. Ad esempio, possono essere posate reti nei punti in cui i corsi d’acqua minori si immettono nel fiume principale. Ma alcuni frammenti di plastica passano anche attraverso queste reti e allora l’unico vero strumento che abbiamo a disposizione per fermare questo scempio è prestare attenzione, ciascuno nella propria casa, a non buttare nulla nei water e nei lavandini. Occorre educare la gente, a tutte le età”.

Tra i rifiuti che addobbano tristemente i rami secchi degli arbusti in golena ci sono anche tubi neri utilizzati per l’irrigazione a goccia nei campi: “Sarebbe opportuno – auspica il sindaco – che prima delle piene stagionali questi tubi, che formano vere e proprie matasse, venissero rimossi. In paese, tra l’altro, abbiamo un’azienda che opera proprio nel riutilizzo della plastica, basterebbe raccogliere questi tubi, anzichè abbandonarli sul terreno, per dare loro nuova vita invece di lasciare che si disperdano nell’ambiente”.

Se dunque la pulizia degli ambienti naturali rivieraschi è doverosa, questo non basta per arginare l’arrivo di materiali di ogni genere da chissà dove, portati dalle acque del fiume. “Occorre prendere consapevolezza che solo dai nostri comportamenti quotidiani, dal corretto smaltimento dei materiali, le cose possono cambiare. Meglio ricordarsene adesso – conclude Persico – prima che la rifioritura della vegetazione nella prossima primavera, nasconda alla vista tutta questa plastica”. g.b.

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Commenti
  • Mirko

    Uno schifo, un classico dopo le piene a causa della imbeCillita dell’uomo, prima o poi pagheremo il conto e sarà salato

    • A. G.

      Concordo in pieno.

  • Sbirulino19

    Io manderei le foto a Parigi, così lo danno di sicuro il riconoscimento UNESCO…

  • ciclo-pe

    Il fenomeno è tristemente noto lungo tutto il corso del Po. C’è sicuramente una componente di inciviltà per le tante bottiglie di plastica che si accumulano, ma credo che le plastiche più evidenti, come grandi contenitori e i teli molto spessi e di grandi dimensioni che restano impigliati tra i rami, siano matetiali usati in agricoltura.